mercoledì, Agosto 4

Mango e Baudo: quando Sanremo era ancora bel canto Ricordando Mango, in attesa di Pippo Baudo a Sanremo nel 2017

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I Sanremo di Baudo sono sempre stati di casa, a casa Mango. Laura Valente, in qualità di vocalist, autrice e musicista dei Matia Bazar dopo la fuoriuscita dal gruppo di Antonella Ruggiero, ne fece ben due consecutivi con lo storico gruppo ligure: nel 1992 e anche l’anno seguente, ottenendo ottimi piazzamenti e consensi di pubblico con i brani ‘Piccoli Giganti‘ e ‘Dedicato a te‘.

Salvo poi ritornarvi in coppia col marito Mango proprio in occasione della serata dei duetti, in cui i due sposi hanno sublimato la bellezza di ‘Chissà se nevica’ a due voci. «Lo stupore di Mango non finisce mai», fu il commento in diretta tv di Pippo Baudo poche settimane dopo, quando rivolle fortemente suoi ospiti i coniugi Mango nel salotto della ‘Domenica In‘, che conduceva in quell’anno: e il prodigio si ripetè ancora, con un pizzico di intensità in più, per la gioia del grande showman siciliano, e del pubblico presente, e il nutrito stuolo di fans accorsi per l’occasione con tanto di striscioni e applausi scroscianti al seguito.

Lo stesso stupore che traspare candido e fervido dalla lettura del volume postumo ‘Tutte le poesie‘ (Edizioni Pendragon, Bologna): l’ultimo atto di una carriera votata al senso più profondo dell’arte, della vita e della cultura, che Mango fece appena a tempo a editare in versione definitiva poco prima di dire ‘Arrivederci’ a chi lo ama da sempre.
Uscito a fine 2015, grazie alla preziosa curatela di Laura Valente, Filippo e Angelina Mango, è una sorta di compendio spirituale che, oltre alla ristampa dei due primi volumi di liriche andati esauriti   -‘Nel malamente mondo non ti trovo‘ (Edizioni Pendragon, 2004) e ‘Di quanto stupore‘ (Edizioni Pendragon, 2007)- contiene la raccolta inedita ‘I gelsi ignoranti‘.
Era desiderio del cantautore darla alle stampe, aveva profuso grandi energie in tal senso. E la famiglia ha dato atto alla realizzazione del suo ultimo volere.
Una lettura che consiglio a tutti: fan e non di Mango, e in special modo ai giornalisti italiani, rei di aver perso troppo tempo dietro a questo o a quel ‘fenomeno da palcoscenico’ figlio innaturale di talent show e affini  -tv spazzatura, insomma- dimenticandosi di chi, come Mango, ha incarnato perfettamente la definizione di ‘Artista’. E’ ora che i media diano dei contenuti -recuperando l’ormai perduta, propria funzione paideutica-,  e non i soliti pettegolezzi o notiziucole fini a se stessi! Bisogna ripartire dal Bello, per cambiare e vincere la crisi dei non valori, economici e non. E seguire l’esempio concreto di Pino.

Attraverso la porta privilegiata del disincanto della poesia, con passo felpato Mango invita il lettore, prendendolo per mano, a riscoprire  -pagina dopo pagina- la bellezza delle cose di ogni giorno, dall’immanente al Trascendente, in un viaggio di sola andata verso Dio e l’Infinito.

Perché vivere è far proprie tutte le tinte di ogni prezioso istante. In ogni luogo e momento.

Dischi inediti postumi? Ah, come vorrei inebriarmi ancora di sue nuove canzoni. Chissà quanto oro musicale altresì celato nei suoi cassetti. Nel suo studio di registrazione. Come in molti lo vorrebbero.

Dubito fortemente, però, che ne potremo ascoltare. «Solo l’artista può chiudere un mix», ripeteva incessantemente Pino Mango ai suoi collaboratori: anche questa sua volontà merita rispetto, e così sarà.

Vi lascio con una canzone, e una poesia. Nel caso della prima, il pensiero vola dritto a ‘Il Dio della Piccole Cose‘, firmata da Gaetano Capitano per Fabi-Silvestri-Gazzè: chissà quanta emozione nella voce di Mango, se avesse inciso lui quelle splendide parole…
La poesia? S’intitola ‘A Laura‘, e recita così: «Per parlare d’amore bisogna conoscerlo. Ed io conosco te». Genesi di una dichiarazione d’amore che più vera di così nella sua semplicità non si potrebbe. Grazie, Pino.

 

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