venerdì, Maggio 7

Mamma, ma chi sei? Chi abbiamo festeggiato domenica scorsa

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20140511

Domenica scorsa abbiamo celebrato la festa della mamma, una festa nata oltre un secolo fa per ricordare tutte le mamme che avevano perso un figlio in guerra. Nonostante la quantità spropositata di fiori e di profumi che vengono oggi venduti in questa occasione, la festa della mamma è nata quindi per ricordare eventi tutt’altro che allegri. Fin da subito una delle “fondatrici” della ricorrenza, Anna Jarvis, si oppose con forza allo sfruttamento commerciale della ricorrenza, con il solo risultato di morire sola e povera in un ospizio. Quantità spropositate di fiori e di profumi, dicevo in ogni caso, ma anche di borsette, accessori, collane e scarpe che ogni anno regaliamo alle nostre mamme per ringraziarle del tempo, della pazienza e dell’amore che hanno saputo donarci.

Ma chi sono veramente le nostre mamme? Noi figli della modernità le conosciamo veramente appieno? Le ultime statistiche disponibili sono del 2011, ma credo che la situazione non sia cambiata poi molto: le mamme “medie”, ovvero quelle che lavorano, trascorrono con i figli la bellezza di 85 minuti al giornoAll’interno di quest’ora e mezza di tempo vengono compresi anche i tempi dei pasti e quelli dei weekend. Se facciamo due conti, significa che le mamme vedono i figli solamente nei weekend ma che, mediamente, trascorrono con loro circa un’ora e mezza ogni giorno. Se le mamme vedono i figli solo nel weekend è vero anche il contrario, ovvero che anche i figli vedono la propria genitrice solamente per un’ora e mezza ogni giorno, compreso il tempo in cui mangiano.

Se vi sembra poco pensate che la situazione nel 2011 era decisamente migliore rispetto a quella del 2010, quando il tempo dello stare insieme veniva conteggiato nella spropositata cifra di 21 minuti. Statistiche che non stupiscono perché non considerano, ad esempio, il tempo che i figli trascorrono davanti alla tv, ovvero il tempo in cui sono da soli anche quando i genitori sono i casa.

Prima di farci prendere dai sensi di colpa per essere dei genitori degeneri che portano a casa la pagnotta, pensiamo però che le mamme part time, come dice “D”, il settimanale di La Repubblica, sono le migliori.
Le mamme casalinghe, quelle che preparano succulente torte di mele, organizzano le feste di compleanno senza bisogno di una party planner che annoti tutti i nomi degli amichetti, vanno regolarmente a colloquio con gli insegnanti, aiutano a fare i compiti, soffiano sulle ginocchia sbucciate, sono in realtà delle depresse mascherate da mamme perfette.

L’articolo si basa su un’intervista a Maria Malucelli, docente di psicologia clinica e specialista in psicoterapia cognitiva dell’età evolutiva. L’intervista evidenzia come le mamme che lavorano, che sentono quindi di non dover rinunciare a nulla, provano per i propri figli un amore più sincero: l’amore della donna realizzata. Le mamme che invece vivono a casa, sotto sotto vorrebbero essere delle lavoratrici stressate, avere a che fare con scadenze e con colleghi isterici, vorrebbero in segreto rientrare in quel mondo del lavoro affatto a misura di donna nel quale essere sottopagate e sminuite proprio in base al proprio sesso. Come a dire che una donna può sentire così tanto la mancanza del proprio ruolo professionale, quale che sia, ma non sentono la mancanza del tempo trascorso con i figli.

Che siano 21 o 85 o 120 i minuti che le mamme effettivamente trascorrono con i propri figli, chi sono a questo punto le madri che i figli conoscono? E le conoscono davvero? Quando acquistano dei fiori sanno per certo che sono i preferiti della madre? Ecco perché la festa della mamma diventa a questo punto la festa di un’idea più che quella di una persona in carne ed ossa. L’idea della madre che tutti abbiamo ma che spesso non corrisponde alla nostra effettiva genitrice. Senza entrare nel dibattito della quantità di tempo contro la qualità dello stesso trascorso con i figli, il lavoro e la crisi ci hanno tolto perfino la madre e l’hanno sostituita con altro.

 

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