sabato, Maggio 15

Mali, un referendum per l’Imperatore

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Il Presidente Ibrahim Bounacar Keita istallato al potere dalla Francia dopo il colpo di Stato del marzo 2012, si trova in una difficile posizione. I 4.500 soldati francesi presenti nel Paese sono ben lontani dallo sconfiggere la rivolta Tuareg al nord che ora si sta allargando anche alle regioni centrali. I vari gruppi Tuareg sono ormai sotto influenza salafita e coordinati da Al-Qaeda Magreb. L’economia stenta a riprendersi mentre frequenti sono le lotte interne ed intrighi in Parlamento e tra l’esercito, demotivato e mal armato. L’opposizione sta conquistando sempre più terreno mettendo in difficoltà il Presidente Keita, criticato per la fallimentare guerra contro il terrorismo al nord e per ridurre sempre più gli spazi di libero confronto politico e dei Media. L’opposizione, sostenuta dalla società civile è marcatamente anti francese. Parigi viene accusata di aver approfittato (se non creato) della rivolta al nord per mettere al potere un governo fantoccio che curi i suoi interessi in Mali.

Il contingente militare francese costa troppo all’erario pubblico per essere mantenuto a tempo illimitato in Mali. Attualmente si sta concentrando nell’addestrare e armare l’esercito maliano rendendolo in grado di combattere da solo i terroristi salafiti. Un pacchetto di misure politiche per rafforzare l’autorità del Presidente Keita e il suo controllo sul Paese, è stato presentato da esperti francesi al governo di Bamako. All’interno di questo pacchetto vi è il referendum per cambiare alcuni articoli della Costituzione. Il referendum mira ad offrire maggior potere alla Presidenza. Se vinceranno i ‘si’ il Presidente sarà autorizzato a nominare direttamente il presidente e 3 altri giudici all’interno della Corte Costituzionale che conta 9 giuristi. Attualmente la Costituzione prevede che il presidente della Corte sia eletto dalla magistratura. Il Presidente potrà nominare anche il Primo Ministro e revocargli la nomina se lo ritiene opportuno. Attualmente il Primo Ministro è eletto dal Parlamento e il Presidente non lo può revocare. Il referendum prevede anche la divisione del Parlamento in due camere con la creazione di un Senato di cui la metà dei membri sarà eletta direttamente dal Presidente.

La data del referendum è stata fissata per il 9 luglio e la campagna elettorale inizierà il 23 giugno. Il Presidente Keita giustifica la revisione costituzionale con la necessità di correggere le deficienze del potere amministrativo in modo di rafforzare il governo e sostenere l’applicazione degli accordi di pace con i ribelli Tuareg firmati nel 2015 ad Algeri. Accordi che stentano ad essere messi in pratica. La revisione costituzionale viene presentata dal governo come un’ottima misura per rafforzare la pace nel Paese.

Di parere contrario l’opposizione che accusa Keita di voler concentrare nelle sue mani il potere amministrativo annullando l’indipendenza della Corte Costituzionale, indebolendo il Parlamento con la creazione di un Senato sotto suo controllo. L’opposizione accusa il Presidente Keita di voler diventare Imperatore. Il fronte del NO si è dotato di una piattaforma politica: “An Te, A Banna! Non toccate alla mia Costituzione”. La piattaforma, sorretta dalla potente Confederazione Sindacale degli Operai del Mali (CSTM), è stata creata da note e rispettate figure politiche: Madame Sy Kadiatou Sow ex Ministro, Tiebile Drame, presidente del partito PARENA, Amadou Thiam leader del partito ADP-MALIBA e deputato parlamentare, Amadou Beidi Daou, Amara Sidibe e Malick Konate, leader del movimento popolare “Trop c’est trop”, Master Soumi artista impegnato, Ras Bath e  Djime Kante attivisti web, Etienne Fakaba Sissoko, professore universitario. La piattaforma Non Toccate la Mia Costituzione ha indetto una manifestazione nazionale in sostegno al NO che si è svolta sabato 17 giugno in un clima di alta tensione con le forze dell’ordine. Il comitato Trop c’est trop ha emesso per l’occasione un comunicato stampa di aperta sfida.

Nel tentativo di far fallirle la manifestazione diminuendo la partecipazione popolare il governo dal 14 giugno ha interrotto l’accesso ai socia media (Facebook, Twitter, WhatsApp, Viber)  dichiarando illegale la manifestazione. Gli attivisti della piattaforma hanno superato l’ostacolo utilizzando programmi di accesso internet criptato denominati VPN. Per impedire questa operazione il 15 giugno il governo ha bloccato l’accesso ad internet con gravi disfunzioni per le normali attività dei Ministeri, Università, e ditte private.

La piattaforma afferma di non essere sorpresa dalle misure repressive ne di temerle: “Le intimidazioni e le minacce non ci faranno desistere dai nostri intenti di difendere la Costituzione. Fin dal primo giorno di discussione sul referendum presso l’Assemblea Nazionale il progetto di revisione costituzionale si scontra contro una feroce resistenza popolare. Le manifestazioni indette dai giovani maliani raggruppati nel movimento “Trop c’est trop” hanno convinto la maggioranza della popolazione che il progetto di revisione costituzionale serve solo a conferire potere dittatoriali al Presidente Keita trasformandolo in un Imperatore. Questa riforma non passerà.” Spiegano i leader del movimento “Trop c’est trop”: Daou, Sidibe e Konate.

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