sabato, Ottobre 23

Mali, il terrorismo islamico aumenta nelle province nord e centrali

0
1 2


Lo scorso gennaio l’ex Presidente francese Francois Hollande, in visita alle truppe francesi della Operazione Barkhane in Mali, aveva dichiarato la ferma intenzione della Francia a combattere l’estremismo islamico e il terrorismo in Siria, Iraq e nell’Africa Sahariana. Impegno riconfermato dall’attuale presidente Emmanuel Macron durante la sua visita lo scorso 19 maggio in piena campagna elettorale francese.

Nel 2012 il Mali ha subìto una ribellione Tuareg nel nord e un colpo di Stato. I due avvenimenti hanno distrutto la sovranità nazionale e la stabilità politica garantita dall’ex presidente Amadou Toumani Touré detto ATT facendo sprofondare il Paese nella guerra civile e crisi economica. I guai del Mali sarebbero originati dalla stessa Francia avversa all’Amministrazione ATT considerata non più leale agli interessi economici che Parigi ha nella sua ‘colonia‘ africana. La ribellione Tuareg e il colpo di Stato sarebbero stati favoriti dalla FranceAfrique per imporre in Mali un regime filo francese. Se il nuovo governo (di fatto privo di poteri e mezzi) è ora sotto controllo francese, la ribellione Tuareg nel nord è rapidamente sfuggita di mano e passata sotto l’influenza di vari gruppi terroristici coordinati da Al Qaeda.

Lo scorso marzo la ribellione al nord ha fatto un preoccupante salto di qualità. Il leader di Ansar al Dine (principale gruppo terroristico operante nel nord del Mali) sotto la guida di Iyad Ag Ghaly  ha creato una nuova coalizione jiadista denominata Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin – JNIM (Gruppo di Supporto per l’Islam e i Mussulmani). Il JNIM unisce i combattenti di Ansar al Dine con altri tre principali gruppi: Greater Sahara Brigade, Al-Mourabitoun Brigate e Macina Brigate. L’accordo è stato reso possibile grazie alla coalizione creata da Ghaly con quattro leader salafiti di primo ordine: Yahya Abu al-Hamam, Abu Abderrahman al-Sinhaji (Greater Sahara Brigade), l’emiro Ahmadou Kouffa (Macina Brigate), e il vice emiro Al-Hassan al-Ansari (Al-Mourabitoun Brigate).

La nuova organizzazione rimarrà fedele alla leadership di Abdel Malek Droukdel, (Al Qaeda Islamic Magreb), di Ayman al-Zawahiri (Al Qaeda International)  e di Mullah Haibatullah (Talebani). La nascita del JNIM ha come obiettivo quello di porre termine alle lotte interne ai vari gruppi terroristici salafiti operanti nel nord Mali migliorando la loro coordinazione e rendendoli più preformanti sul piano militare. Al Qaeda Magreb è particolarmente interessata al Mali dopo aver speso decenni a combattere il governo di Algeri senza ottenere risultati di rilievo. La debolezza dell’attuale governo filo francese a Bamako, le divisione etniche e politiche riscontrabili a livello nazionale e il mancato sviluppo del Paese causa l’economia coloniale imposta dalla Francia hanno creato in Mali un terreno ideale per questi gruppi salafiti.

Il JNIM ha ora la capacità e i supporti necessari per lanciare attacchi convenzionali e terroristici su tutto il territorio maliano e Paesi confinanti. Secondo informazioni provenienti dalla Intelligence regionale Al Qaeda Magreb averebbe indicato come obiettivi militari prioritari i caschi blu dell’ONU e i soldati francesi presenti nell’Africa Occidentale. Al Qaeda Magreb avrebbe anche l’occasione di reclutare nuovi miliziani per altri fronti africani o medio orientali. L’obiettivo del JNIM non è relegato alla ‘liberazione‘ del Mali ma dell’intera popolazione Mussulmana della regione utilizzando la forza della propaganda di Al Qaeda che si è sempre dichiarata protettrice  dell’Islam e dei mussulmani oltre ad essere il ‘baluardo’ contro il potere temporale e l’imperialismo occidentale.

Le prime attività militari del JNIM sono state attuate non in Mali ma in Niger. La scorsa settimana unità salafite del JNIM si sono scontrate con l’esercito nigerino nei dipartimenti di Tillaberi e Tahoua, lungo il confine con il Mali. Le due regioni dal 2016 sono divenute instabili e santuari terroristici creati dai miliziani salafiti maliani e dai terroristi nigeriani di Boko Haram. Nel 2016 sono stati 34 gli attacchi di rilievo che hanno messo a dura prova l’esercito regolare. Il JNIM avrebbe aperto dei colloqui con Boko Haram per creare una alleanza e un fronte unito dalla Nigeria al Mali. Tentativo reso difficile dall’avvicinamento di Boko Haram al DAESH, concorrente e nemico giurato di Al-Qaeda.

Emulando le tattiche di Al Qaeda International, il JNIM si sta costruendo una solida base popolare nel nord del Mali che coinvolge il gruppo etnico Fulani presente anche in Nigeria. Grazie a questa nuova identità jihadista è stata rafforzata la credibilità del JNIM dinanzi al clero mussulmano estremista e gli altri capi mujaheddin non ancora unitisi nella nuova organizzazione salafita. Al momento le principali etnie coinvolte nel JNIM sono Tuareg e Peul. Il sostegno popolare sta crescendo nel nord e centro del Paese. Quasi ogni famiglia nordista ha uno o due suoi membri arruolati nella lotta contro gli infedeli, mentre le autorità religiose e tradizionali tendono a riconoscere l’autorità amministrativa dei jihadisti a scapito di quella del governo di Bamako.

Questo supporto popolare è dovuto dai macroscopici errori compiuti da Bamako e Parigi nella lotta contro i gruppi terroristici al nord che ha coinvolto fin troppi civili, arrestati o uccisi sulla base di semplici sospetti di simpatizzare per la causa salafita. L’incapacità di controllare il territorio sconfiggendo i gruppi salafiti e promuovendo pace e progresso sociale, i crimini di guerra commessi dalle milizie paramilitari di Bamako operanti al nord, e le violenze fatte subire ai civili dai soldati francesi (comprese le violenze sessuali) hanno spinto gran parte della popolazione musulmana del nord e centro Mali ad individuare nel JNIM e in Al Qaeda Magreb valide alternative di potere.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->