martedì, Settembre 21

Mali: origini di una guerra non conclusa

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L’ONU, di cui il Paese maliano è membro, non vuole permettere che il Mali si disintegri, perciò ha appoggiato con diverse risoluzioni l’intervento e la presenza delle truppe europee e americane sul territorio. Bisogna notare, tuttavia, che non tutti gli Stati europei sono intervenuti attivamente nel conflitto, come anche quelli americani: non si può non far caso alla tardiva partecipazione statunitense, che ha rinunciato per una volta a fronteggiare Al-Qa‘ida in prima linea.

La motivazione della rinuncia americana è semplice: dopo gli eventi accaduti nei teatri mediorientali con l’Afghanistan e con l’Iraq, gli Stati Uniti (seppur aiutando comunque la Francia) non hanno voluto assumersi la responsabilità di aprire un altro teatro di operazioni di difficilissima natura come il Mali, lasciando questo compito ai francesi, i quali nutrono un grandissimo interesse strategico, economico, politico e securitario sulla regione.

Il Mali, infatti, è ricco di risorse energetiche, come l’uranio, il gas e il petrolio, nonché minerarie, come il ferro, il rame e l’oro: la posizione e l’estensione del Paese ne fanno un gigantesco forziere pieno di risorse preziose. Non si tratta, tuttavia, soltanto di materia economica: infatti, il Mali rischierebbe di diventare una enorme base del terrorismo internazionale, oltre che una porta che garantisce ai jihadisti il libero accesso alle ricchezze del territorio e alla famigerata rotta del narcotraffico che dalla Guinea si dirama in Marocco, Algeria e Libia proprio passando dal Mali.

Gli Stati Uniti, pur mantenendo la loro prudenza, considerano necessario l’intervento anche nella lontana Africa, al fine di estirpare il terrorismo islamico che proprio nel Continente sta prendendo piede. Le formazioni legate a Daesh nel Nord della Libia, infatti, sono strettamente legate a Aqim del Mali: gli stessi combattenti, sconfitto Gheddafi in Libia, ma battuti dai francesi in Mali, stanno ripiegando ancora verso la Libia, il fronte più acceso nello scenario africano. La Nazione nord americana, dunque, preferisce dirigere le operazioni indirettamente, fornendo supporto alle forze francesi realmente impegnate negli scontri.

Nonostante il successo dell’offensiva francese e il tentativo di stabilizzazione del Paese ancora in corso, la guerra in Mali non è conclusa: le milizie di Aqim, seppur deboli e duramente colpite, considerano l’Azawad un vero e proprio santuario di Al-Qa‘ida, un bastione da riconquistare e difendere. Il rischio che il Mali si trasformi in un Afghanistan africano non è ancora scongiurato.

Il Mali, del resto, è uno Stato in forte crisi, con un Esercito spossato da anni di guerra e instabilità politica, che necessita di riorganizzarsi totalmente dal punto di vista logistico e in buona parte dal punto di vista tecnico-tattico. Per questo l’addestramento e il rifornimento delle Forze locali sarà vitale nella buona riuscita delle operazioni.

Per il Paese francofono la preparazione per essere in grado di respingere le milizie jihadiste è fondamentale; seppur male in arnese, i soldati maliani si mostrano molto efficienti nelle operazioni di contro-guerriglia, potendo contare su una discreta conoscenza del territorio, sulla possibilità di muoversi liberamente e su un equipaggiamento particolarmente leggero in confronto a quello dei militari occidentali. Per tali motivi, le truppe del Mali potranno rivestire un ruolo molto importante nella lotta al terrorismo in Africa; ad ogni modo le operazioni di controguerriglia andranno condotte con la massima solerzia, in quanto, se si dovesse verificare una tregua d’armi sul fronte libico, tutte le forze jihadiste impiegate in Nord Africa si potrebbero riversare nuovamente in Mali, gettando ancora una volta il Paese nel caos.

 

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