lunedì, Settembre 20

Mali, l'assalto all'hotel Radisson riaccende il conflitto L'Agentina si prepara al voto: sfida tesa tra Scioli e Macri

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Per oltre due anni quella in Mali è stata una guerra silenziosa, talmente di bassa intensità che nessun giornale ha parlato delle violenze, delle migrazioni interne, delle lotte intestine che hanno trasformato il Sahel in un enorme campo di battaglia. Era solo questione di tempo prima che anche questa situazione esplodesse. E così è stato, proprio nel cuore della capitale maliana. A Bamako, questa mattina un commando armato ha assaltato il Radisson Hotel prendendo in ostaggio 170 persone tra cui 13 impiegati.  Uomini armati hanno fatto irruzione sparando all’impazzata e hanno ammazzato subito tre persone, un francese e due maliani, poi hanno trattenuto tutti all’interno della hall salendo piano per piano per individuare eventuali altri ospiti. L’allarme è stato lanciato immediatamente e la conferma dell’attentato è arrivata pochi minuti dopo dal ministro dell’interno del Mali, Salif Traore, che ha poi annunciato il blitz delle forze speciali francesi e americane. I primi ostaggi sono stati liberati solo perché alla richiesta di recitare il Corano, hanno saputo rispondere. Tra loro 12 membri dell’equipaggio di Air France, mentre tre dipendenti della Turkish Airlines sarebbero riusciti a fuggire. Il Pentagono ha fatto sapere che anche 6 americani sono stati tratti in salvo mentre all’interno dell’hotel sono rimaste intrappolate molte altre persone. Al momento dell’attacco la struttura era piena al 90% e frequentata soprattutto  da stranieri che lavorano nel Paese, tra cui anche alcuni militari della missione Onu Minusma. Nessun italiano, invece, era presente in quel momento, come ha confermato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Il presidente del Mali, Ibrahim Boubakar Keïta, ha evocato la matrice islamista dell’attacco. «Condanno nella maniera più ferma possibile questo atto barbaro che non ha niente a che vedere con la religione», ha detto il capo di Stato. L’attacco sarebbe stato rivendicato dal gruppo jihadista Mourabitounha, una cellula di al-Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi) che avrebbe inviato un audio alla tv araba al-Jazeera. I terroristi avrebbe spiegato che l’assalto è stato compiuto per prendere ostaggi e chiedere in cambio della liberazione, di fermare l’aggressione contro la popolazione del nord del Mali.

La paternità dell’aggressione non è stata ancora confermata, anche perché il Sahel è diventato negli anni terreno vergine per jihadisti appartenenti a gruppi diversi. L’attacco al Radisson Hotel, comunque, è stato un altro colpo per il presidente Francois Hollande. Dopo i tragici fatti di Pairigi, si trova ora a dover affrontare un’altra emergenza in un territorio che è rimasto sotto il suo controllo. Dal 2013, infatti, la Francia è intervenuta nella guerra in Mali per l’espressa richiesta del presidente e per giorni ha bombardato le principali città del nord del Paese fin quando, settimane dopo, ha ritirato il suo contingente dal Sahel lasciando sul posto circa mille uomini delle forze speciali. Da allora la situazione è rimasta latente né lo stato transalpino ha mai dato notizie al riguardo. Ci sono stati dei tentativi di pacificazione al tavolo delle trattative di Algeri, ma il dialogo è stato interrotto ogni volta. L’attacco di questa mattina potrebbe essere il segnale che un certo equilibrio si è rotto, ma intanto sul campo sono rimaste almeno 27 vittime.

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