giovedì, Ottobre 21

Malì e i profughi dal mare Intervista alla cantante Malì sul singolo ‘In mezzo al mare’ e sulle donne giunte coi barconi

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Mali profughi

Malì, nome d’arte di Lorena Manciniha pubblicato il 16 aprile un nuovo singolo disponibile su iTunes e You Tube intitolato ‘In mezzo al mare’ ispirato ai viaggi della speranza verso la SiciliaLa cantante non è nuova a temi della situazione politico sociale legati all’Italia, infatti a giugno scorso aveva posto l’attenzione sui privilegi dei politici italiani con un altro singolo ‘Petto, dito, mano’ in cui la ben nota filastrocca per bambini fungeva da ritornello della canzone e introduceva questo tema.

In mezzo al mare’ racconta il dramma dei profughi, con un punto di vista particolare e spesso trascurato: quello delle donne e delle madri. Nel brano una giovane madre è costretta a rischiare la vita partendo con un barcone per di salvare se stessa e il proprio bambino da una morte certa nel paese d’origine. La disperazione però è vinta dalla speranza di salvezza che traspare e diventa il motivo portante di tutto il testo della canzone. Il testo è formato da parole forti che stimolano emozioni e riflessioni sulla condizione dei profughi durante gli sbarchi sempre più frequenti in Sicilia. ‘In mezzo al mare’ è stata scritta per Malì da Claudio Luongo e Francesco Tomasso e prodotto dalla Tomasso Management.

Oltre alla versione audio della canzone, ne è stata realizzata anche una videoprodotta dal film-maker Gianluca Oliva visionabile su anche questa su You Tube. L’ispirazione del tema di ‘In mezzo al mare’ è stato dato dalla tragedia del mare, avvenuta nelle prime ore del mattino del 3 ottobre scorso a Lampedusa, nella quale furono coinvolti due barconi poi affondati; in uno di essi si era manifestato un incendio di grosse dimensioni, per una coperta data alle fiamme da uno dei profughi allo scopo di rendere l’imbarcazione visibile da lontano; il tentativo di salvarsi da parte dei profughi aveva fatto ribaltare e affondare il barcone.

Il tema è di grandissima attualità nel nostro Paese, soprattutto in questi giorni di arrivi che superano le 1250 unità di profughi nel solo ragusano. Malì spera che, parlandone sempre di più, si possa fare qualcosa per risolvere sempre meglio la situazione in cui un numero sempre maggiore di profughi si trova arrivando nel nostro Paese. Questa è l’intervista alla giovane cantante.

 

Malì è un nome d’arte. Perché l’ha scelto e ci sono connessioni con questa canzone?

Il mio nome d’arte è stato scelto assieme al mio manager e ci è sembrato carino giocare con le iniziali del mio nome vero. È stato ideato lo scorso anno, quando incisi il primo singolo e mi piace: è fresco, giovane e si memorizza facilmente.

Perché un tema così delicato e sociale per la sua canzone?

La canzone è stata ideata e registrata ad ottobre scorso, quando sono stata enormemente colpita dal naufragio nelle acque di Sicilia che ha provocato tante vittime, tra le quali è stata ritrovata anche una madre con in braccio il proprio neonato ancora legato a lei dal cordone ombelicale. È stato tutto istintivo. C’è un punto di vista diverso dal solito in ‘In mezzo al mare’: quello di una madre che avverte il dovere di salvare il proprio bambino dalla morte certa provocata dalle bombe della guerra in corso nel proprio Paese.

Come mai la canzone privilegia il punto di vista di una donna rifugiata?

Privilegia questo punto di vista perché spesso non si fa caso alle condizioni delle donne in questi viaggi. Inizialmente sono stata colpita dalla presenza di tutte queste madri, perché non è stata una soltanto ad essere ritrovata con il proprio figlio in braccio (non solo quella che lo aveva ancora attaccato col cordone ombelicale, ma tutte queste madri sono legate ai propri bambini mediante un abbraccio), poi abbiamo voluto riprodurre l’immagine di una donna che non era stata considerata dai media.

In ogni caso nel testo traspare la speranza di giungere alla salvezza. Non è così?

Sì, esatto. È una canzone della speranza: c’è l’aspirazione a potersi salvare. Dal video si può immaginare che la donna della canzone riesce a sopravvivere.

Il testo è pieno di espressioni forti e stimola emozioni e riflessioni sul tema dello sbarco dei profughi in Sicilia. Come è venuta a contatto con questa realtà?

Il dramma degli sbarchi è quotidiano ormai da anni e attraverso giornali, telegiornali e web ci avviciniamo emotivamente a questo fenomeno. Alcune notizie, poi, ti colpiscono particolarmente e magari nasce una canzone. Anche con ‘Petto, dito, mano’ ho preso spunto dalla rabbia espressa dagli italiani su internet ed ho parlato dei troppi privilegi dei parlamentari.

Il video di ‘In mezzo al mare’ è stato girato da un film-maker esordiente, Gianluca Oliva. Ce ne parla?

Ho partecipato solo parzialmente al video. Le scene che mi riguardano sono state girate in un vecchio cinema, mentre quelle della spiaggia in giorni e luoghi diversi. Per gli interni Gianluca Oliva e Francesco Tomasso (il produttore) si sono ispirati ad alcune scene del film ‘Nuovo Cinema Paradiso’ di Tornatore. Gianluca Oliva è giovanissimo, ma già ha realizzato molti video per Tomasso Management. Ha buone prospettive.

All’inizio si vede il mare, ma quando abbiamo registrato la mia parte io sono in un interno, non all’aperto. Gianluca è un ottimo film-maker, molto ambizioso e bravissimo.

Nel video ci sono riprese degli sbarchi di profughi in Sicilia. Questo espediente è per rafforzare il concetto?

Le scene degli sbarchi si sovrappongono al mio viso nella seconda parte del brano e certamente rendono più emozionante il tutto.

Nel brano vi sono le motivazioni e lo stato d’animo di una giovane madre costretta a rischiare la vita su un barcone per salvare il proprio bambino e se stessa da una morte certa. La presenza nel video di una madre che abbraccia sua figlia rafforza questo punto di vista?

Certamente sì: la donna appare chiaramente non italiana per far capire subito di cosa tratta la canzone. Il video rafforza il concetto di speranza contenuto nel brano e la donna di colore che appare nelle immagini raffigura una migrante che a distanza di tempo dal suo sbarco torna su una spiaggia a rivivere le emozioni della sua drammatica avventura. La bambina è stata inserita per rappresentare il futuro, la famiglia.

Pensa che una canzone del genere possa essere d’aiuto per comprendere meglio la situazione attuale dei profughi in Italia?

Credo di sì. Il testo del brano è forte ma al tempo stesso molto efficace: ‘scappo dalle bombe e non dalla povertà’. Bisogna pensare, dunque, che migliaia e migliaia di persone arrivano in Italia per salvare la propria vita e non per rubarci il lavoro. Questa gente si dà una possibilità, nella speranza di potersi salvare.

Quanto l’arte e la musica in generale può essere funzionale a puntare l’attenzione sui profughi e sulle politiche migratorie?

Ai miei allievi dico che la canzone è una poesia in musica e serve ad emozionare, a lanciare un messaggio a chi ascolta. Noi cantanti cerchiamo di comunicare al meglio delle sensazioni e forse  ‘In mezzo al mare’ potrà dare agli italiani una prospettiva in più quando si penserà ai profughi.

L’arte, e la musica in particolare, sono sensibili a queste tematiche, o in generale non se ne occupano più o troppo poco?

Ritengo che se ne occupino troppo poco.  Con i miei due singoli, ad esempio, tratto i privilegi dei parlamentari e i migranti ma non si sente tanto altro in giro. Mi auguro che in futuro più artisti vogliano trattare tematiche forti senza averne timore e, soprattutto, che si dia loro più spazio.

È prevista un’edizione in altra lingua oltre l’italiano di questa canzone?

Per ora non ci abbiamo ancora pensato. Non credo, ma vedremo…chissà!

 

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