martedì, Settembre 21

Malesia tra le ceneri del TPP e la progressione della RCEP

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Il Ministro per il Commercio della Malesia, Mustapa Mohamed è stato franco: «Sono pragmatico, restiamo aperti ad ogni soluzione, confermiamo di voler perseguire gli scopi del Trattato Trans-Pacifico. Ma siamo realistici, senza gli Stati Uniti il gioco cambia completamente. Vi deve quindi essere necessariamente qualche rinegoziazione».

A margine di incontri svoltisi con il suo omologo a Vientiane, Vietnam, la Malesia ha dovuto mestamente riconsiderare le strategie del TPP, dopo la decisione del neo Presidente USA Donald Trump di volersene tirare fuori.

Il panorama precedente, nel quale gli Stati Uniti (con l’ex Presidente Barack Obama) erano parte attiva e persino trainante nella costituzione del Trattato Trans-Pacifico, soprattutto in termini di contraltare alla strutturazione delle alleanze commerciali ed economico-finanziarie innescate dalla Cina, oggi appare profondamente ridisegnato, proprio alla luce delle decisioni di Trump volte a rivedere o annullare del tutto quanto intrapreso dalla precedente Amministrazione USA.

Questo spiegherebbe il particolare attivismo che oggi caratterizza gli USA nel quadrante asiatico, anche Sud Est asiatico, nello specifico. E’ nota la volontà di farsi interprete del contrasto netto e duro avverso la Corea del Nord, questo concilia il ricompattamento delle alleanze USA nel Pacifico, rafforzando precedenti e storiche alleanze come quella col Giappone e la Corea del Nord o la Thailandia (dove c’era stata qualche incertezza di recente a causa della questione dei Diritti umani violati) ma anche con la chiara volontà di voler giocare da protagonista negli assetti asiatici in generale e Sud Est asiatici nello specifico. Con l’Indonesia s’è tutto chiarito (si tratta pur sempre di una potenza economica non solo asiatica ma mondiale), le Filippine hanno avviato una specie di ‘swing power’ (termine coniato in Geopolitica per l’India che una volta oscilla a favore degli USA ed in un’altra oscilla a favore della Cina) tra USA (diventati invisi nella coda dell’Amministrazione Obama) e Cina (con la quale pure ha in vita numerosi contrasti soprattutto in termini di contese territoriali nel cosiddetto Mar Cinese Meridionale).

Proprio il particolare attivismo nel commercio e nell’economia da parte della Cina ha fatto da catalizzatore nei cambiamenti in atto nelle strategie globali. Un esempio su tutti: l’India. Non a caso il Primo Ministro Narendra Modi ha invocato un Corridoio per la Crescita Asia-Africa (in partnership col Giappone) per irrobustire la presenza indiana nel Continente Africano al fine di contrapporsi all’ambizioso progetto cinese Una Cintura-Una Strada OBOR che unisce Asia, Africa ed Europa. E non a caso, il Primo Ministro indiano lo si è visto, la scorsa settimana, nel Gujarat (la sua Regione di origine) al tavolo col Presidente della Banca per lo Sviluppo Africano, Akinwumi Adesina.

Ora è la Malesia a cercare di definire cosa resta e cosa va cambiato nel TPP e lo fa – non a caso – riflettendo a voce alta col Vietnam, una Nazione che negli anni si è via via cristallizzata in Geopolitica dalla parte opposta del marciapiede occupato dal vicino e ingombrante colosso cinese. Ed anche in questo caso, proprio per le vetuste questioni di tipo territoriale nel Mar Cinese Meridionale.

Ma come lo stesso Ministro per il Commercio della Malesia ha fatto notare con semplice ‘candore’, quando si parla di Cina non si può non essere pragmatici. Ci si va coi piedi di piombo. Ecco, perché in una intervista ad una nota Agenzia Stampa internazionale ha ribadito che ora la più grande priorità per la Malesia è completare la negoziazione sul trattato pianificato e disegnato dalla Cina che comporta azione principalmente sul quadrante asiatico, la Partnership Regionale Comprensiva Economica RCEP. Nonostante abbia continuato a mostrarsi ottimista sulle sorti del TPP immaginando che gli USA possano rivedere le proprie posizioni e magari decidere di tornare a farne parte (Donald Trump in effetti ha rivisto parecchie sue decisioni fino ad oggi), oggi la Malesia (e così anche il Vietnam) si ritrova a dover giocare su due tavoli, il TPP e la RCEP. Malesia e Vietnam hanno colto l’occasione creatasi con un incontro pianificato nell’ambito dei dialoghi facenti parte degli appuntamenti calendarizzati tra i Ministri per il Commercio delle Nazioni comprese nella Cooperazione Economica Asia-Pacifico.

In Malesia, di recente, si è vissuta una situazione che ha lasciato il segno nell’immaginario collettivo nazionale, in quanto il 49,9 per cento della Proton, la più nota casa automobilistica nazionale facente parte della conglomerata DRB-Hicom, è stato acquisito dalla casa automobilistica cinese Zheijiang Geely Automotive e questo ha fatto piangere non solo l’ex Premier malese Mahathir Mohamad che ne attestò la nascita nel 1983 cioé nel periodo in cui guidò la Nazione ma anche tanti malesi alimentati da grande spirito patriottico, i quali tutti hanno dovuto amaramente constatare quale sia lo spirito (amaro) dei tempi, dove il potere cash money cinese sta mietendo vittime più o meno illustri in tutto il Mondo e non solo in Asia, spesso ‘giardino di casa’ della Cina e delle sue insaziabili necessità di espansione economica e finanziaria.

Si tratta solo di un fatto ma non ha la sua carica di aneddoto quanto piuttosto quella di allegoria dello stato delle cose sia in Malesia sia in tutto il quadrante asiatico nella sua interezza.

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