mercoledì, Maggio 12

Malesia in dura crisi field_506ffbaa4a8d4

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Tutto dovrebbe essere ricco di suoni, allegria e clima di festa, visto che tra poco tempo si festeggerà il 58mo compleanno della conquista dell’Indipendenza del Paese. Ma così non è. Anzi, regna una certa grigia incertezza tutt’intorno in Malesia, una specie di malinconia verso quello che avrebbe potuto essere e così non è stato. Qui ci si riferisce essenzialmente al dato economico, perché da esso dipende anche la mancata crescita, intesa nel suo aspetto più generale, fino alla sua dimensione sociale.

Un esempio tra altri è quello costituito principalmente dalla moneta locale, il ringgit, finito a 4,2 contro il dollaro USA, ovvero la performance peggiore della divisa nazionale nell’intera regione, dopo aver già perso il 16 per cento contro il biglietto verde da maggio scorso fino ad oggi. Le testate economiche dell’area già usano espressioni colorite per dare rappresentazione a quella che sembra essere diventata in rapido tempo una vera e propria caduta libera del ringgit.

Gli studiosi, i pianificatori economici e gli operatori del mercato stanno tutti analizzando le motivazioni alla base di questo tracollo e su alcuni punti (negativi) sembrano grosso modo concordare in tanti: uno di essi è legato all’andamento del prezzo del petrolio. O per meglio dire, al progressivo calare dei prezzi del petrolio, che oggi si attesta a 38,24 dollari, il livello più basso raggiunto negli ultimi sei anni, dovuto principalmente ad una eccessiva produzione ed offerta del prodotto petrolifero sul mercato globale. E già si teme che vi possa essere un’ulteriore riduzione della richiesta di energia, vista la contemporanea debacle dell’economia cinese, finita in uno stato di crisi sia sui mercati finanziari, sia su quelli produttivi internazionali. Essendo il maggior esportatore di petrolio nella regione, la Malesia ha finito con l’essere il Paese maggiormente colpito dalla contrazione di acquisti di petrolio. Lo scorso anno, quando il petrolio si attestava intorno ai 100 dollari al barile, gli introiti per la Nazione si aggiravano intorno ai 63 miliardi di ringgit, cioé circa il 30 per cento delle rendite e degli introiti complessivi del Governo.

In qualità di secondo esportatore mondiale di olio di palma e di gomma, la Malesia è stata duramente colpita anche in questi settori merceologici a causa del forte declino dei prezzi sul mercato dei prodotti e delle derrate alimentari mondiali. Il prezzo dell’olio di palma è sceso del 9 per cento nel solo mese in corso raggiungendo 1,924 ringgit per tonnellata, il livello più basso in un anno circa.

La fiducia internazionale nei confronti del ringgit è stata anch’essa duramente colpita dalle fuoriuscite corpose di capitali dalla Nazione ed anche dal rapido esaurirsi delle riserve della Banca Centrale. Non più di due settimane fa, le riserve della Banca Centrale relative agli scambi esteri erano intorno a 356,4 miliardi di ringgit (pari a circa 94,5 miliardi di dollari, circa 8,3 miliardi di decremento rispetto ai 364,7 miliardi di ringgit a luglio quando le riserve si contrassero al di sotto della soglia psicologicamente significativa di 100 miliardi di dollari per la prima volta in cinque anni).

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