domenica, Ottobre 17

Malaysia, vivere nelle mire della Jihad Arrestati jihaidisti, chiusi campi d’addestramento, l’eco delle gesta in Iraq fomentano adepti

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Isis Malaysia

Bangkok – L’eco che giunge sempre più vicina dalle terre del Medio Oriente, soprattutto in vicinanza di Tigri ed Eufrate e che giungono in Malaysia sempre più forti stanno mettendo in forte allarme le Forze di Polizia locali. La paura più grande è che tutto questo si possa tradurre in un suono di sirene cui è difficile resistere soprattutto nelle frange del malcontento islamico, del fondamentalismo serpeggiante, della rete terroristica globale che non vede l’ora di fagocitare quanto più spazio e quante più persone possibili nella sua guerra santa contro il Secolarismo.

Le fonti dei servizi segreti e di Polizia della Malaysia da tempo seguivano i movimenti sul proprio terreno di alcuni soggetti ritenuti affiliati ai movimenti terroristici globali. Ora, però, dopo una caccia all’uomo –in special modo ai confini e nei territori periferici dove sono stati rinvenuti campi di vero e proprio addestramento terroristico- ci sono le prove. E quel che più si teme è che improvvisamente la Malaysia non sia più così distante da quel che sta accadendo sulla strada che conduce a Baghdad. Secondo la Polizia locale, sono cittadini della Malaysia ma hanno una mentalità da jihaidisti salafiti e stanno seguendo una fase di training di tipo paramilitare messo a disposizione dallo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante ISIL che sta ora cercando di dispiegare il massimo dei propri sforzi per conquistare la maggior parte del Medio Oriente. In ogni caso, questi miliziani non hanno in mente solo di limitarsi al Medio Oriente. Il loro obbiettivo ultimo potrebbe essere proprio circostanziato alla Malaysia. Potrebbero avere in mente di scalzare dal potere il Governo così com’è inteso nella sua forma attuale e di eradicare qualsiasi forma di governo di tipo secolare. Coloro i quali, in quest’area di riferimento, hanno deciso di affiliarsi all’ISIL sono civili e studenti, compresi coloro che provengono da scuole di villagi periferici. Tra di loro è stata riscontrata persino la presenza di un ufficiale navale che è stato arrestato proprio la scorsa settimana. Non a caso le Forze di Polizia locali, soprattutto ai confini via terra e via mare, stanno attuando il massimo del controllo del territorio monitorando tutti i movimenti di individui sospetti e che –in alcuni casi- sono stati individuati da tempo, in quanto si teneva conto della esistenza di campi di addestramento paramilitare settati proprio per i bisogni e le necessità dei potenziali miliziani da impiegare volta per volta in zone interne così come anche in Iran, Iraq, Afghanistan, Medio Oriente in generale.

Per le Forze di Polizia questi miliziani possono porre un serio pericolo alla sicurezza nazionale e per questo stanno particolarmente concentrando la propria attenzione in special modo su di essi, in questi ultimi frangenti storici diventati drammaticamente attuali, man mano che –in Iraq- si svolge l’avanzata dei miliziani sunniti in direzione della Capitale irachena Baghdad.

I salafiti jihaidisti stanno combattendo per quelli che essi credono essere i veri insegnamenti dell’Islam così come vennero praticati dai loro padri fondatori ed antenati nel passato. Salaf significa proprio antenati in arabo. I salafiti jihaidisti in Malaysia aspirano a liberare la Nazione da ciò che essi vedono come le “catene del secolarismo”.

La Polizia finora ha scovato la partecipazione attiva di jihaidisti salafiti all’interno dell’ISIL e delle sue strutture di addestramento a seguito di un improvviso infiammarsi del reclutamento del network del terrore internazionale effettuato anche in territorio malaysiano. E l’ISIL attraverso la sua rete del terrore globale ha già abbondantemente inviato i suoi messaggi di morte in tutto il Mondo coi suoi atti di una sua tipica e spietata efferatezza che hanno per obbiettivo principale i musulmani sciiti in Siria e Iraq.

Un uomo nativo di Pahang ha raggiunto la notorietà come primo cittadino della Malaysia suicida in un attacco-bomba in Iraq. Ahmad Tarmimi Maliki era alla guida di un suv pieno zeppo di tonnellate d’esplosivo e s’è fatto saltare in aria nel quartiere generale delle Forze d’assalto SWAT ad al-Anbar lo scorso mese, facendo esplodere se stesso ed uccidendo 25 soldati scelti.

L’attentato ha preceduto un attacco sul quartiere generale condotto da commando dell’ISIL. Sebbene l’ISIL abbia detto in sede ufficiale di non avere come proprio obbiettivo la Malaysia, l’attività locale di addestramento sta via via acquisendo capacità di assalto e combattimento che in poco tempo possono metterli in grado di continuare a riempire la propria agenda finalizzata all’eradicare gli elementi secolari nel sistema amministrativo attuale della Malaysia.

Il principale assistente direttore senior della sezione speciale lotta al terrorismo, il Comandante Ayob Khan, ha confermato ai media locali che il giro di vite sui sospetti miliziani locali che seguono gli addestramenti ISIL ha mostrato come essi seguano chiaramente e siano direttamente coinvolti nella ideologia dei jihaidisti salafiti. «I membri miliziani che sono stati sottoposti a interrogatorio sono jihaidisti salafiti. Essi avvertono fortemente l’attuale Governo della Malaysia –che essi definiscono totalmente secolare- come una entità da osteggiare fortement ed apertamente con una guerra condotta nel nome della Jihad. Per poter agire dovremmo poterlo fare prima che il danno sia fatto. Ma con le leggi attuali che richiedono prove solide, possiamo agire solo in chiave reattiva il che vuol dire solo quando il danno è già stato fatto», ha affermato un ex ufficiale di Polizia esperto in operazioni di anti-terrorismo. Alcune fonti di settore segnalano il fatto che l’emergenza dettata dall’aumento dei miliziani potrebbe essere contrastata meglio e con maggiore efficace se le leggi di detenzione preventiva come l’International Security Act ISA fossero in operatività.

Con l’Atto 2012 Sicurezza contro gli Atti d’Offesa (Misure Speciali) che ha sostituito l’ Internal Security Act, la Polizia ha bisogno di avere prove concrete per giusitificare la necessità della detenzione preventiva.

Si teme anche che l’ISIL, anche noto come ISIS (Stato Islamico dell’Iraq e al-Sham) possa aver posto le proprie mire sulla Malaysia vedendola come un possibile obiettivo, ha affermato nella giornata di ieri l’altro il Ministro per la Gioventù e gli Sport, Khairy Jamaluddin. In un tweet ha scritto laconicamente: “Malaysia jadi sasaran” (La Malaysia è diventata un obbiettivo). La sua risposta è giunta dopo un retweet dove si scriveva: “L’ISIS pianifica di conquistare terre fin qui per stabilire una maggioranza musulmana e costruire il Califfato”.

 

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