domenica, Ottobre 17

Malaysia: una transizione che sa tanto di restaurazione Aumentano le critiche verso le misure burocratiche ed amministrative a favore della maggioranza Malay del Paese

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La Malaysia è un po’ una terra di mezzo, geograficamente collocata tra una Nazione buddhista (la Thailandia) ed una musulmana (l’ Indonesia), in un quadrante geopolitico fattosi via via sempre più strategico, soprattutto dopo la trasformazione dell’ ASEAN da semplice Associazione di Stati in Unione di Stati del Sud Est Asia. In mezzo anche tra i modernismi alla fin fine imposti dalle logiche mercantilizie globali dalle più recenti innovazioni tecnologiche soprattutto nel mondo delle comunicazioni e certi aspetti autoctoni, culturalmente improntati alla difesa della propria identità culturale- e quel territorio che giunge persino a sfociare in forme di aperto sciovinismo.

Si tratta dei temi sui quali si discute oggi anche nella stessa Malaysia e non solo tra gli addetti ai lavori in materia di Geopolitica o Analisi dei flussi politici a livello mondiale: ci si chiede, infatti, se – anche alla luce della operatività dell’Assemblea Generale UMNO United Malays National Organisation –  le politiche dichiaratamente a favore dell’etnia malay non esplichino –a lungo termine- effetti negativi soprattutto a causa del malay-centrismo politico del partito di governo. Ciò che oggi è oggetto di analisi e riflessione in Malaysia è proprio il grande dubbio che aleggia tra gli esperti locali sul fatto che la fase politica post-Mahathir sia de facto un ritorno ad un periodo sociale e politico precedente al periodo Mahathir. Un vero e proprio paradosso.

Da questo punto di vista potrebbe persino accadere che l’ex Primo Ministro oggi 92enne Mahathir Mohamad  –almeno teoricamente – torni al potere e guidare la Nazione, ammesso che le forze di opposizione conquistino il Potere. E’ vero, da ciò che si profila nei sondaggi è una possibilità alquanto risicata ma –si sa- in politica e nelle urne never say never again, mai dire mai.

La Malaysia constata un periodo di relativo immobilismo che dura da almeno due decenni, inizialmente definito come periodo di transizione magari influenzato dal movimento Reformasi nel 1988 quando i due leader principali si scagliarono feroci anatemi l’un verso l’altro, oppure a causa della conflittualità socio-economica innescata dalla Grande Crisi Asiatica oppure altri potrebbero trovare un punto d’inizio in questa stasi nel momento in cui lo stesso Mahathir si è ritirato nell’Ottobre del 2003, oppure ancora si trova l’inizio di tutto questo nel sorprendente risultato elettorale del 2008 quando le opposizioni vinsero in una sola notte in cinque dei 13 Stati. Sia come sia, vi è da aggiungere che c’è una generazione politica giovanile –in parte ispirata dalle proteste del 1998 ma molto più probabilmente coltivata nell’ alveo del 2008- che ha atteso a lungo e con impazienza di svolgere qualcosa di più che un ruolo di mero sostegno politico ma che è ancora ferma al palo ad aspettare perché la vecchia generazione è ancora attiva e soprattutto perché ancor oggi vige ferreo il comando e la prevalenza del partito di governo il Barisan Nasional Revolusi una coalizione politica che trae la sua forza soprattutto attraverso l’appoggio delle classi rurali del Paese.

Poi c’è stata la rivoluzione internettiana, soprattutto sul versante social. Il primo tassello ad agire è stato quello del sito giornalistico Malaysiakini nel 1999. Un decennio dopo lo ha seguito The Malaysia Insider, posto a tacere con la repressione del 2016 e poi tornato a nuova vita con le differenti vesti di The Malaysian Insight, altri siti web giornalistici hanno fatto seguito. I social media, alla fine del Secolo scorso, hanno completato il percorso offrendo all’ attivismo politico un nuovo strumento di azione. Le maggiori coalizioni politiche nel campo delle opposizioni hanno visto la loro evoluzione a partire da Barisan Alternatif nel 1999 verso il Pakatan Rakyat nel 2008 e nel Pakatan Harapan nel 2015 fino a quando hanno compreso al proprio interno due formazioni politiche di recente istituzione e di base malese, ovvero Parti Amanah Negara (derivante dal partito islamista Parti Agama SeMalaysia (PAS) e il partito di Mahathir, il Parti Pribumi Bersatu Malaysia, basato su dissidenti dell’ UMNO.

Il partito dominante UMNO è passato anch’ esso attraverso varie fasi di evoluzione, diventando, però, una coalizione politica sempre più conservatrice non solo in senso politico stretto ma anche in ambito razziale e religioso. La vasta popolarità assunta inizialmente dal leader politico Abdullah Badawi s’è presto dissipata a favore del suo successore –ed attuale Premier- Najib Razak  , il quale s’è ritrovato ad essere più popolare del suo stesso partito di provenienza al tempo della sua ascesa al potere. Ma gli osservatori di cose di Politica in Malaysia oggi generalmente ritengono che se si parla di transizione, nei fatti, la si ravvede ben poco. Infatti, se teorie scioviniste e nazionaliste prevalgono ed il sistema della regolamentazione legale e burocratica è chiaramente a favore della sola componente etnica maggioritaria Malay, parlare di evoluzione o transizione risulta essere perlomeno stonato. Sia in Politica sia nella società.

Il ritorno alla politica del vetusto Mahathir, quindi, oggi è di grande interesse in Malaysia sia per l’elettorato, sia per la società malese tutta. Oltre che per gli osservatori e studiosi in materia di Politica. Si tratta di un uomo che è stato al centro della politica malese fin dagli Anni ’60. Ci si chiede oggi quali effetti potrebbe esplicare il suo ritorno nella scena politica nazionale, oltre che nel ri-orientare la propria visione Malay-centrica per quel che riguarda Najib Razak. Ma un altro dubbio che aleggia al giorno d’oggi è quello relativo al verificare cosa posa risultare comprensibile adesso in Malaysia in termini di transizione, visto che certo frasario sciovinista, nazionalista e legato alla prevalenza della etnia Malay è –di fatto- parte consustanziata della vita sociale, politica, legale e burocratica della Nazione. Il ritorno alla Politica attiva del 92enne Mahathir è il nuovo che avanza? O rappresenta il ritorno alla situazione precedente a Najib Razak? E in che termini? E’ un ritorno al futuro? Al momento, nessuno in Malaysia può offrire una risposta sicura a tutto questo.

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