mercoledì, Giugno 16

Malaysia tra la via allo sviluppo e il baratro dell’inflazione

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Bangkok – La Malaysia avrebbe tutte le carte in regola per essere annoverata finalmente tra le più luminose ‘Nazioni in via di sviluppo’. Ma – al giorno d’oggi e non solo tra gli esperti di Economia – si constata una sorta di depressione generale, di atteggiamento diffuso di disillusione a fronte di indicatori economici duri come il tasso di inflazione altissimo ed i livelli di disoccupazione o sotto-occupazione che vengono visti sempre più come fenomeni correlati con una situazione generale più grande delle energie con le quali generalmente il popolo malese ha sempre reagito basandosi su se stesso. Ed è proprio questo il punto: a differenza di quanto finora constatato nella popolazione malese, in tutte le etnìe che la compongono, e in svariate epoche storiche più o meno recenti o più o meno lontane nel Tempo, oggi vi è una sorta di abbandono, come se non si possa fare altro che accettare il presente, con le sue asprezze e le sue durezze.

Nella comunità degli esperti di cose di Economia, generalmente si ritiene che la Malaysia possieda un ampio potenziale per raggiungere uno status economico improntato chiaramente allo sviluppo. Allo stesso tempo, essi ritengono che i problemi che la Malaysia sta affrontando non siamo simmetrici (temi che riguardano a vario titolo l’economia globale) e che possano essere effettivamente risolti solo dai malesi. Ciò di cui, però, c’è veramente bisogno non è connesso con un maggior apporto di investimenti e capitali esteri piuttosto che a forme di razionalizzazione della spesa interna. Per gli economisti, ciò di cui la Malaysia oggi ha bisogno è una buona governance.

In effetti, un po’ tutti gli osservatori sono concordi nell’affermare che i malesi siano una comunità alquanto straordinaria. Si è assistito nel Passato a condizioni economiche positive e negative ed entrambe sono state assimilate e cogestite con l’apporto di proprie forze. Generalmente i malesi sono descritti come un popolo resiliente, votato al lavoro duro e che comporta grande impegno, oltre che risoluto e fermo. In generale l’economia ‘dal basso’ mostra di non aver gran bisogno di apporti governativi o comunque è affidabile al punto tale che non vede gli interventi statali come assolutamente necessari. E non mancano certo dati ed indicatori statistici che confermano come i malesi abbiano dimostrato di eccellere un po’ ovunque sia in ambito professionale sia dal punto di vista commerciale: tanto per fare un esempio, il leader dell’opposizione politica in Australia è di origine malese.

La Nazione gode di un più che discreto quorum produttivo petrolifero dal quale si ricavano circa un milione di barili al giorno, il che vuol dire quattro volte la quantità di petrolio prodotto dal Brunei ed è dotata di grandi doni come la più grande produzione mondiale di pepe, oltre ad acciaio, olio di palma, gomma, stagno e minerali vari.  L’ammontare delle rendite derivanti dalla propria produzione complessiva per se stessa, calcolata su base giornaliera, è molto ampio soprattutto in relazione a tutti i Paesi vicini nell’area, il che spiega come mai la popolazione malese introiti uno più alti guadagni pro capite in tutta l’area del Sud Est Asia (più o meno il doppio delle rendite individuali in Thailandia e circa quattro volte quelle filippine e dell’Indonesia).

Sfortunatamente la Malaysia ha anche una pessima governance, una corruzione vasta e parecchio diffusa ed un management in materia economico/finanziaria ritenuto generalmente molto deficitario. Ne deriva che vi è una pianificazione economica claudicante e l’Economia nazionale ha anche in sé un Cavallo di Troia di una potenziale crisi legato all’indebitamento.

Per gli esperti di Economia, la soluzione potrebbe essere anche semplice, ovvero applicare una governance migliore caratterizzata da più chiara trasparenza, eradicare a fondo la corruzione e stabilizzare l’andamento dell’Economia. Più facile a dirsi che a farsi, ovviamente, poiché il tutto implicherebbe una volontà più diffusa in ogni ambiente sociale improntata al cambiamento dell’attuale status quo. E – a fronte di queste proposte degli Economisti fatte a ‘bocce ferme’ –  pare anche che vi siano ben poche (o nulle) alternative. Perché la vera alternativa a tutto questo sarebbe solo il fallimento della Malaysia intesa nella sua interezza.

E veniamo ora allo scoglio più duro – in ambito Economico ma anche sociale – che spiega l’attuale depressione e cupezza che si aggira nella Malaysia del 2017. L’Inflazione. Calcolata a maggio 2017 si attesta al 3,90%. L’inflazione calcolata nel settore Alimentare sale al 4,40%, l’Indice dei prezzi al consumo si attesta al 119,10%.

L’Inflazione calcolata nel mese di Marzo – conferma la sezione Economia dell’Agenzia Reuterssi è attestata al punto più alto in otto anni, solo lievemente al di sotto di quanto precedentemente questa Agenzia aveva stimato, allo stesso tempo pare non abbia spinto le Autorità monetarie né quelle bancarie a rivedere i loro piani di riallineamento e le politiche di politica monetaria. L’Inflazione su base annua viene stimata al 5,1 per cento a Marzo, il livello più alto dal 5,7% calcolato nel mese di novembre del 2008. A febbraio 2017 l’Inflazione annua era al 4,5%. I valori stimati da Reuters per il mese di marzo erano collegati all’andamento del prezzo della benzina (più alto) in comparazione al livello dello stesso periodo dell’anno precedente. I valori ufficiali sono stati emessi dal Dipartimento Statistiche che fissa le misurazioni dell’Inflazione su base mensile.

Il valore dell’Inflazione di marzo 2017 è notevolmente più alto che la media storica del 3% ma non incide particolarmente sulle decisioni di Bank Negara Malaysia così come i prezzi globali del petrolio si stima rimangano stabili nell’anno corrente secondo le stime degli economisti esperti del settore. Il costo del barile di petrolio si stima che resti in un range tra i 50 e i 55 Dollari USA per barile allineandosi al tasso medio di inflazione dell’area. Secondo Bank Negara Malaysia l’inflazione del mese scorso potrebbe essere collocata tra il 3% e il 4% su base annua. In generale, si stima che il tasso medio d’inflazione possa attestarsi su valori ‘mediamente alti’ nel corso del 2017 a causa di prezzi del petrolio più alti ma si spera in una flessione nella seconda metà del 2017.

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