martedì, Luglio 27

Malaysia: polemiche sul PIL ma il vero tema è il ruolo economico della Cina Come gli investimenti cinesi influiscono persino sulla politica e sui poteri decisionali di un Paese amico

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«Fate attenzione, chi sputa in cielo, in faccia gli va», risponde sardonico ai suoi critici il Primo Ministro malese, Najib Razak, in occasione della presentazione dei dati relativi allo stato economico del Paese ed all’andamento del Bilancio, i cui contenuti sono presentati al pubblico in anticipo rispetto alle date canoniche sia per i contenuti positivi sia perché si è a poca distanza dallo scioglimento del Parlamento.

Insomma, quella che avrebbe dovuto essere una occasione per sottolineare il progresso dello sviluppo economico della Malaysia – in verità – s’è presto trasformata in un serrato dibattito tra il Primo Ministro ed i suoi oppositori politici. L’accusa nei confronti di Najib Razak è quella di voler attuare un piano di vendita o svendita della Nazione in mani cinesi e di essere semplicemente l’elemento che traghetta progressivamente il Paese sotto il controllo sempre più definitivo nelle mani di Pechino. Ovviamente, la Cina ha smentito esista nulla del genere e il Primo Ministro malese risponde con battute velenose ai propri oppositori. «Ho saputo che recentemente il Capo del Ministero di Selangor, Azmin Ali, è stato in terra cinese. Non è vero? Allora, vorremmo tutti sapere se stia vendendo Selangor», ha affermato il Primo Ministro malese. Najib Razak detiene anche il Dicastero del Ministero delle Finanze, il politico 64enne guarda in direzione di Lim Guan Eng, un suo altro oppositore e critico, Ministro in Capo di Senang e chiede, «E che dire di Lim Guang Eng e dei suoi viaggi in altre Nazioni, sta forse cercando di vendere il suo Stato?».

I critici, insomma, accusano Najib Razak di voler svendere il Paese con la scusa di voler intessere più strette e proficue relazioni di varia natura con la Cina, sia in termini di relazioni diplomatiche ma ancor di più in termini di accordi commerciali ed economici. Mentre Azmin Ali e Najib Razak si accusano acidamente in pubblico e via social, in specie via Twitter, e mentre la Cina continua a negare alcun tipo di accordo sottobanco, al di là di quelli stipulati pubblicamente ed approvati dai vertici politici nazionali di entrambi i Paesi, bisogna riconoscere che la Cina ha riposto non poche speranze nella crescita malese, soprattutto perché ha investito non pochi capitali, in tale direzione.

Lo stesso Najib ha disvelato una serie di progetti, forme di investimento ed i programmi sociali nel suo budget immaginato espansivo e positivo per il prossimo anno. Le elezioni si prevede si terranno nel mese di agosto, l’anno prossimo ma gli osservatori ritengono che potrebbero tenersi anche in Aprile o a Maggio. Il denaro allocato dal Governo per il nuovo anno si attesta intorno a 280.25 miliardi di Ringgit (circa 515 miliardi di Dollari di Hong Kong), cioé un più 7.5 per cento rispetto al precedente piano di 260.8 miliardi di Ringgit. Tra le categorie economiche e sociali contemplate per il Bilancio del prossimo anno, gli agricoltori, i pescatori, i lavoratori che operano nell’estrazione di gomma, unitamente ai lavoratori delle aziende legate al governo, alle donne ed agli anziani sono stati tra i gruppi sociali ed economici ai quali verranno assegnati i maggiori pacchetti di aiuti e sovvenzioni. L’imposta sul reddito è stata ridotta di due punti percentuali per coloro che guadagnano 20.000-70.000 Ringgit all’anno. La riscossione di pedaggi è stata abolita in varie autostrade chiave.

Il report annuale relativo al Bilancio nazionale – e reso pubblico prima della sua presentazione ai media ed al pubblico da parte del Primo Ministro Najib Razak – mostra una crescita del PIL malese collocabile tra il 5.2 ed il 5.7 su base annua, il che mostra una crescita vistosa rispetto al 4.2 per cento dell’anno precedente. Se si raggiungesse in via ufficiale il punto più alto del range, ovvero il 5.7, questo significherebbe che il tasso di crescita del PIL della Malaysia sarebbe il più alto dell’intero Sud Est Asia nell’anno corrente, si configurerebbe come la terza più grande economia dell’area ed avrebbe il tasso di crescita del PIL più alto dal 2014. L’economia malese, solitamente basata sulle rendite derivanti dall’economia dell’estrazione del petrolio e attività economiche dell’indotto, quest’anno segnala un positivo riassestamento, dopo un impatto negativo nell’immediata precedenza, causato dalla forte contrazione dei prezzi dei beni primari ed una moneta nazionale, il Ringgit, abbastanza indebolita.

Le prossime elezioni generali dovrebbero essere una delle competizioni politiche tra le più fortemente contese nell’arco di decenni, visto che l’opposizione che un tempo s’era alquanto fratturata al proprio interno, ora sembra essersi notevolmente rafforzata e ricompattata a seguito della decisione di Mahathir Mohamad  di fuoriuscire dal buen retiro pensionistico per ricostruire un più coeso arco politico di opposizione e rivale rispetto alla coalizione governativa del Barisan Nasional. Il partito Mahathir Bersatu, oggi parte della coalizione Pakatan Harapan che raccoglie un vasto arco politico, oggi sta sottraendo sempre più terreno al Barisan Nasional ma mano che riscuote sempre più l’appoggio delle classi rurali del Paese.

Il ruolo della Cina è comunque un fattore non secondario nella crescita economica del Paese. La stessa Malaysia vede una crescita economica e produttiva in vari settori, soprattutto per quanto riguarda l’Hi-Tech, la manifattura in genere ed il settore edile. In ognuno di questi campo, gli investimenti cinesi sono stati finora di notevole entità. Oggi la Malaysia è diventata – ad esempio – in questo modo e con questi sostegni finanziari, il terzo più grande produttore di pannelli solari al Mondo, dopo Cina e Taiwan. E’ diventata anche un notevole esportatore di vetri e cristalli, invece di essere Paese importatore, dopo che proprio la Cina ha investito lo scorso anno svariati miliardi (in controvalore Dollari USA) in questa specifica categoria merceologica e produttiva.

Si stima che nei primi sei mesi dell’anno corrente, gli investimenti diretti stranieri FDI messi a disposizione dalla Cina si attestino intorno a 480 milioni di Dollari USA, con una crescita del 6 per cento rispetto allo stesso periodo gennaio-giugno del 2016. L’insieme dei FDI in Malaysia alla fine di giugno 2017 è di 3.38 miliardi di Dollari USA, in termini di controvalore.

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