mercoledì, Dicembre 1

Malaysia: il treno che viaggia come un proiettile 350 chilometri coperti in un'ora e mezza per collegare Kuala Lumpur con Singapore, molti investitori stranieri

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Oggi il progetto è stato così ben salutato universalmente da coinvolgere in prima battuta investitori stranieri soprattutto provenienti da Giappone, Cina e Corea del Sud. Ovviamente si tratta di imprenditoria straniera che si interessa -nello specifico- di progettualità in ambito ferroviario. I rumors danno per particolarmente accreditata la pista che condurrebbe all’operatore nazionale cinese China Railway Corp, il che lascerebbe intuire quale sia ormai il potere della Cina anche in termini di progettualità e piani di investimento di così ampio respiro e lunga gittata.

Le voci che accreditano in primis la Cina si sono rafforzate dopo che il suo più grande produttore di energia nucleare lo scorso anno giunse in soccorso (ovvero soluzione di ogni problema) di un fondo statale malese. Il fondo denominato Malaysia Development Berhad  fu lanciato da Najib e s’è ritrovato a dover affrontare accuse relative al fatto che ampie quote furono sottratte da oscure figure sia malesi sia del Medio Oriente. Molte indagini sono ancor oggi in corso soprattutto in ambito internazionale. Ma lo scorso anno 1MDB ha venduto in toto i suoi asset a favore della China General Nuclear Power Corporation per circa 2.3 bilioni di Dollari USA. Ciò ha dato a 1MDB praticamente un’ancora di salvezza nella sua lotta per restare nei limiti della solvibilità intorno ai 12 bilioni di Dollari USA raffreddando così i limiti imposti in precedenza circa il piano di rientro dei debiti accumulati. 1MDB ha anche venduto terreni a Kuala Lumpur lì dove il treno-proiettile dovrebbe avere la sua stazione di riferimento, la cui costruzione comprende un vasto consorzio che -guarda caso- include la presenza della china Railway Engineering Corp. Per l’Università Nazionale di Singapore che la Cina sia in posizione avvantaggiata è da ritenersi un fatto positivo, oltretutto la Cina ha competenze tecnologiche -si afferma- oltre che una inveterata tradizione nel settore ed è particolarmente competitiva nei costi finali. Le società cinesi di proprietà statale, negli ultimi anni, hanno vinto parecchie commesse e progetti un po’ in tutta l’area asiatica, mettendosi in aperta competizione con le dirette concorrenti giapponesi che offrono, però, standard di sicurezza più elevati. E così l’arco asiatico delle possibilità di investimento tecnologico nei settori dell’acquisizione delle fonti di energia primaria, nella costruzione di vie acquatiche o di gestione delle risorse idriche, dell’edilizia più in generale, oggi sono il terreno di aperto scontro (in termini economici) tra i maggiori competitor d’area, dove la Cina può mettere a disposizione manodopera a basso costo ed una certa esperienza sia in ambito progettuale ed ingegneristico sia in termini di mole delle opere finora realizzate. Diciamo che in termini di grandi opere la Cina ha acquisito, volenti o nolenti, un know how di tutto rispetto.

 

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