venerdì, dicembre 14

Malaysia: il tempio conteso, tra fedeli hindu e interessi commerciali Scene di violenza intorno ad un tempio che sorge su un terreno assegnato ad una società per decisione del Tribunale. Alcuni fedeli sono d’accordo nell’accettare la decisione, altri protestano in modo violento, il ruolo della comunità islamica locale

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Auto bruciate e rovesciate, feriti, arresti, nel mezzo una contesa che dura da lungo tempo, intorno ad un terreno che ospita un tempio. Sembra la trama di un romanzo tipo ‘Il nome della rosa e invece è quello che accade nella Malaysia del 2018. La comunità locale, in verità, è alquanto divisa sulle sorti da dare ad un tempio induista a fronte di una comunità islamica che rivendica la propria autonomia decisionale su una fetta di territorio che ritiene di propria pertinenza. Il tema del contendere è la ricollocazione di un tempio e la definizione degli assetti proprietari al terreno dove sorge. I legali della società proprietaria del terreno hanno dato circa 32mila euro a 50 musulmani affinché si introducessero senza troppe opposizioni nel tempio prima che la Polizia giungesse sul luogo -a fini di ordine pubblico- e prendesse in consegna il tempio ed il terreno su cui sorge. Dagli insulti tra le opposte fazioni, composte soprattutto da fedeli delle due parti, si è passati alle fiamme nelle quali sono state distrutte 18 auto e due moto. Ala fine si son contati anche 21 arresti, le violenze sono durate due giorni tra fedeli divisi sul trasferimento del tempio di Seafield, Sri Maha Mariamman che dovrebbe essere spostato in un’altra zona di Subang Java, Selangor. Ma la conflittualità non c’è solo tra le due opposte fazioni di fedeli divise sul destino del tempio: infatti nella bagarre sono intervenuti anche 50 musulmani malesi che erano sopraggiunti per lo sgombero del tempio. La ricostruzione degli avvenimenti è avvenuta per bocca della fonte più ufficiale in questo campo, ovvero il Ministro malese degli Interni, Muhyiddin Yassin , il quale ha fornito una versione circostanziata su tutti gli accadimenti connessi con la rissa e le violenze che ne sono scaturite.

Il tempio è stato edificato più di un secolo fa ed è al centro di una disputa serratissima nata sulla definizione della proprietà del terreno. Sono contrapposti il Comitato amministrativo del tempio e gli immobiliaristi della società One City Development . Una sentenza dell’Alta Corte di Shah Alam ha stabilito che la compagnia sia la legittima proprietaria del terreno. Però, l’ordine di sfratto emesso dai giudici finora non è ancora stato eseguito, dato che proprio una parte della Comunità hindu si oppone mentre la parte avversa si dice disponibile al trasloco.

Sono stati numerosi i negoziati tra le parti, uno dopo l’altro sono falliti. La Compagnia aveva già tentato di entrare in possesso già lo scorso 22 Novembre ma poi ha dovuto desistere visto che vi una folta manifestazione di protesta organizzata nei presso del tempio hindu. La società One City Development ha poi tentato nuovamente alle 7 del mattino del 26 Novembre. Allo stesso tempo, però, bisogna aggiungere che gli inquirenti che stanno seguendo l’intricato caso, hanno scoperto che gli avvocati della società proprietaria del terreno avevano consegnato circa 150mila Ringgit, cioè circa 32mila Euro a 50 musulmani affinché si introducessero nel tempio conteso e ne assumessero il controllo prima che giungesse l’auto pubblica. E’ stata proprio la loro presenza ha dare la miccia ad una vera e propria rissa che si accesa tra i devoti hindu. Da qui le auto rovesciate e incendiate (18 auto e due moto), i danneggiamenti e le violenze che ne sono scaturite, violenze le cui immagini hanno fatto il giro del mondo. Un’auto della Polizia è stata fatta oggetto di una fitta sassaiola, le vetrine di un centro commerciale sono andate in pezzi.

Per placare gli animi dei fedeli delle opposte fazioni in rivolta, c’è stato bisogno di almeno 700 poliziotti, tra cui gli agenti della Federal Reserve Unit, una forza specializzata antisommossa che è addestrata proprio nell’intervenire in frangenti simili. A seguito degli incidenti si sono poi verificati gli arresti e sono stati disposti arresti anche nei confronti dei legali della società One City Development i quali, però, respingono gli addebiti così come respingono la ricostruzione che è stata data dal Ministro al ramo. La società, in verità, aveva ottenuto un pronunciamento favorevole nel Marzo 2014 dove veniva chiesto ai rappresentanti del tempio di ricollocare la sede centenaria del centro di culto nell’area di Subang Java, circa 3.5 km di distanza dalla sede attuale. Inoltre, la One City Development aveva offerto anche 1.5 milioni di Ringgit (circa 490.000 $) proprio per la costruzione di un nuovo tempio. L’impuntatura di una quota parte dei fedeli hindu legati al tempio che si son sempre detti non disposti a cedere nel lasciare il tempio lì dov’è oggi, ha condotto ai contrasti che son sfociati in una vera e propria guerriglia urbana.

Il principale dei sacerdoti che custodiscono il tempio Sri Maha Mariamman Jeyakumar Subramaniam ha affermato che l’assalto al tempio «Sembrava proprio una scena tipica di un film Tamil». Ha anche testimoniato ai media che egli in prima persona così come altri vertici sacerdotali del tempio, sono stati intimati di inginocchiarsi da parte di uomini mascherati o incappucciati i quali avevano con sé coltelli e machete. Fonti attendibili avevano già messo in guardia la Federal Reserve Unit così come tutti i cittadini nella zona circostante. Gli accadimenti intorno all’area del tempio hindu Sri Maha Mariamman a Subang Java segnalano che -pur essendo una disputa di tipo territoriale e non frutto di opposti punti di vista religiosi o di etnia- la società della Malaysia ha ancora bisogno di tempo per modernizzare più ampiamente il proprio corpo sociale e che l’integrazione delle forme religiose di culto, così come le conflittualità inter etniche tra minoranze sul proprio territorio nazionale, mal si conciliano con le esigenze del commercio e del business, in Malaysia come altrove. E che la forma del dialogo o del compromesso -ben più pragmatico degli opposti steccati ideologici o religiosi- è l’unica soluzione fattibile per una reale modernizzazione in società dove le forme di religione verticistiche finiscono col prevalere (o provano in tale direzione) in una autocrazia autoreferenziale ed avulsa rispetto ai mutamenti sociali ed economici di una Nazione.

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