lunedì, Ottobre 25

Malaysia e Cina alleate fidate Una partnership economica che dura da più di quarant’anni

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Bangkok – Lo scenario economico nel quale si è sviluppato il rapporto tra Malaysia e Cina è fortemente cambiato nell’arco di 40 anni circa, ovvero l’arco di tempo nel quale sono intercorsi finora gli interscambi commerciali ed economici tra i due Paesi.

Per gran parte degli Anni ’70, l’economia della Malaysia si è basata principalmente sulle attività minerarie ed estrattive e ovviamente sull’agricoltura, con un periodo di transizione nell’ultima parte del decennio finale quando ha cominciato a far mostra di sé anche il contesto manifatturiero. Il cambiamento è dovuto principalmente alle politiche improntate alla ricerca di investimenti diretti stranieri nella forma di società che hanno impiantato fabbriche in zone selezionate appositamente per i vari e singoli scopi.

I principali prodotti esportati erano inizialmente la gomma allo stato naturale e l’alluminio ma -al giorno d’oggi- è il vasto settore dei servizi a primeggiare nell’economia della Malaysia, mentre i prodotti dell’elettronica e quelli affini al campo dell’elettricità così come l’olio di palma ed i prodotti derivati hanno rimpiazzato la gomma grezza e l’alluminio nel ruolo di principali prodotti trainanti, specialmente nell’export. Il settore ha contribuito fino al 55.2 per cento al Prodotto Interno Lordo nazionale nell’anno scorso mentre all’interno del Decimo Piano per la Malaysia (dal 2011 al 2015), il settore si ritiene possa arrecare una crescita pari al 7.2 per cento annuo fino al 2015 e contribuisce al 61 per cento del PIL nazionale.

Sull’altro versante, l’economia cinese si è evoluta dai tempi in cui era un’economia chiusa e centralmente pianificata verso un sistema che poi è diventato focalizzato su una logica di mercato a seguito delle riforme del 1978 nell’epoca del primo Vice-Premier Deng Xiaoping. Secondo uno studio del Fondo Monetario Internazionale, dal 1977, la crescita della Cina era collocabile intorno al 6 per cento fino a tutto il periodo che precede il 1978 e bisogna anche precisare che era pure un periodo caratterizzato tutt’altro che da assenza di volatilità. In ogni caso, a seguito delle riforme del 1978, la Nazione vide una crescita reale media di più del 9 per cento annuo e con periodi meno popolati da alti e bassi dolorosi per l’economia nazionale. In molti anni caratterizzati da positivi picchi alti, l’economia è cresciuta anche più del 13 per cento annuo.

Le due Nazioni vivono fasi e questioni differenti al proprio interno, mentre il processo di confronto e dialogo economico va avanti. La Cina ha una struttura più consolidata, frutto storico della grande rivoluzione liberista introdotta sulla scena economica cinese che storicamente partiva da radici comuniste che oggi sono contraddistinte da un ben noto mix per il quale ufficialmente continuano a chiamarsi comuniste in casa mentre sulla scena mondiale sono fortemente improntate al liberismo spunto con un alto tasso di competitività. La Malaysia ha anch’essa profondamente rivisitato i propri criteri economici e di sviluppo, ripresentandosi sulla scena mondiale con un volto più fresco rispetto allo status precedente per il quale era nel cono d’ombra delle economie asiatiche e conseguentemente a livello mondiale.

Il Governo cinese confida nel fatto che si possano creare 10 milioni di posti di lavoro nell’anno in corso nonostante la crisi economica globale, come ha affermato il Vice Ministro per le Risorse Umane e la Sicurezza Sociale Xin Changxing nel corso di una conferenza tenutasi a Pechino la scorsa settimana. Circa 4.7 milioni di persone hanno trovato lavoro nei primi quattro mesi dell’anno, 30.000 in più rispetto all’anno precedente, nonostante vi sia la crisi economica globale ben nota a tutti, questo almeno stando ai dati sciorinati dal Ministro Xin Changxing. Il quale ha poi continuato affermando che sono numerose le motivazioni alla base della crescita positiva nella creazione di posti di lavoro. Grazie alla scala molto estesa dell’economia del Paese, una crescita di un punto percentuale nel PIL può generare 1.5 milioni di posti di lavoro. La struttura implementata dell’economia nazionale è consentita dal settore dei servizi che assorbe un numero progressivamente maggiore di lavoratori. Gli sforzi del Governo stanno quasi tutti nella semplificazione  delle procedure di registrazione commerciale ed economica e le politiche favorevoli all’impiego.

La Malaysia ha scalato altre tre posizioni -dalla quindicesima alla dodicesima- nel ranking mondiale per competitività delle economie. A confermarlo è l’Istituto per il Management dello Sviluppo Mondiale per la Competitività Libro dell’Anno 2014 i cui contenuti confermano che la Malaysia è tra le prime quindici economie più competitive al Mondo prima di Inghilterra (16), Australia (17), Nuova Zelanda (20), Giappone (21) e Cina (23). La ricerca studia le Nazioni secondo la loro performance economica, l’efficienza del Governo, l’efficienza del business e le infrastrutture. Misura quanto le Nazioni siano state capaci di governare le singole economie e le risorse umane per incrementare le proprie specifiche prosperità. Nella ricerca sono state sottoposte a studio 60 Nazioni. Il ranking ufficializzato dall’Istituto per il Management dello Sviluppo Mondiale assume al proprio interno più di 300 criteri di valutazione. I due terzi dei quali si basano su indicatori statistici e un terzo su una specifica ricerca dell’Istituto condotta a livello internazionale da 4.300 operatori applicativi.

Tra le sfide che la Malaysia affronterà quest’anno vi sono il potenziamento dei fattori di crescita ai fini di un’economia sostenibile, l’affinamento delle specifiche qualità atte a raggiungere più alti livelli di produttività e intensificare gli sforzi per ridurre le limitazioni regolatrici e di legge non necessarie.

La Nazione potrebbe anche doversi sfidare nel tentativo di tenere sotto controllo più alti indici d’inflazione derivanti da politiche sussidiarie da razionalizzare e modalità di rafforzamento delle proprie capacità tecnologiche per potenziare la creazione di valore, come riporta il testo dello studio. «In Asia, entrambe Malaysia e Indonesia (alla posizione 37) stanno ottenendo risultati mentre la Thailandia (29) segna il passo a causa delle proprie incertezze politiche», ha affermato il Direttore del Centro per la Competitività Mondiale Istituto per il Management dello Sviluppo, il Professor Arturo Bris.

 

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