sabato, Luglio 24

Malawi e l'illusione di Joyce Banda field_506ffb1d3dbe2

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Joyce Banda Malawi

Kigali – Il 5 aprile 2012  morì il Presidente Bingu wa Mutharika al potere per 8 anni. Il 7 aprile dello stesso anno il governo scelse la Vice Presidente Joyce Banda come suo successore per non rischiare  una crisi costituzionale. Dopo morte prematura del leader malawiano, indire elezioni presidenziali anticipate rappresentava un rischio troppo elevato quindi si trovò una soluzione costituzionale che permise una continuità nella gestione del Paese senza dover affrontare nuove elezioni. Joyce Banda assunse la carica di Presidente all’interno del mandato di Mutharika che sarebbe scaduto nel 2015.

Banda, per rafforzare la sua posizione, indebolita dal non essere stata eletta dal popolo e dalla sua difficile situazione di donna a capo di un Paese strettamente legato alla cultura patriarcale, cercò di controbilanciare proponendosi alla opinione pubblica interna come una rinnovatrice e alla Comunità Internazionale come una figura politica affidabile per ricostruire le relazioni economiche e diplomatiche incrinate dalla politica nazionalista del suo predecessore. Il nuovo Presidente assunse l’etichetta di un Capo di Stato responsabile costruendo la sua immagine sulla lotta alla corruzione e la cooperazione con le potenze occidentali per rafforzare lo sviluppo del Paese.

All’inizio del suo mandato Banda si assicurò l’alleanza con il Presidente Liberiano Ellen Johnson Sirleaf. La sua prima visita ufficiale fu proprio in Liberia. Sirleaf, nonostante la sua politica di svendita delle risorse naturali agli Stati Uniti e in minor parte all’Europa, offriva il vantaggio di essere ben vista dalle potenze occidentali. Le sue conoscenze e contatti permettevano a Joyce Banda di essere introdotta negli “ambienti che contano”. L’Occidente, per mantenere interessi ed influenza sulla Liberia, aveva sorvolato sulle attività criminali del Presidente Sirleaf, principale istigatore delle due guerre civili che durarono 14 anni e del mancato sviluppo del Paese a causa della privatizzazione non ufficiale delle scarse ricchezze nazionali cadute sotto il controllo della Famiglia Presidenziale.

Questo atteggiamento rappresentò una ulteriore garanzia a Banda. Associarsi con Sirleaf presentandosi come la seconda donna Presidente dell’Africa rafforzava la sua posizione di Presidente non eletto democraticamente. Joyce Banda divenne una speranza per la sua popolazione e la Comunità Internazionale. Il defunto Presidente Mutharika aveva intrapreso una politica nazionalistica molto simile al suo omologo Robert Mugabe, che stava fortemente danneggiando gli interessi occidentali a favore delle potenze emergenti quali Cina e India. 

La crisi economica avvenuta durante l’ultimo mandato di Mutharika, abilmente provocata dal boicottaggio degli Stati Uniti e Unione Europea, aveva creato un serio malcontento popolare, costringendo il Presidente ad imboccare la via senza ritorno della repressione. Joyce Banda, come Vice Presidente, non poteva essere estranea alle scelte attuate dal Governo Mutharika: quando divenne a sua volta Presidente, si concentrò su una complessa operazione di marketing per fare apparire il suo ruolo all’interno della precedente Amministrazione come marginale e il suo incarico di Vice Presidente come una pura formalità. In realtà la passività di Banda durante la sua carica di Vice Presidente non era dovuta dalla mancanza di potere. Rispondeva ad una tattica politica di non opporsi agli orientamenti decisi dal Presidente Mutharika nella speranza che la situazione politica economica e sociale del Paese deteriorasse irrimediabilmente, per poter presentarsi come un valida alternativa per salvare il Malawi.

Dal primo giorno che assunse l’incarico di Presidente Banda cercò di differenziarsi il più possibile dal suo predecessore. Furono ristabilite le libertà democratiche e il rispetto dei diritti civili. Le relazioni con la Comunità Internazionale riconsolidate anche grazie a qualche specchietto per le allodole come la difesa dei diritti gay. Sotto consiglio del Presidente Sirleaf, Banda assunse esperti occidentali di marketing per creare una immagine quasi simile a quella della sua omologa Liberiana. Con un raffinato lavoro di lobby giunsero vari riconoscimenti e premi internazionali, fu invitata ai più importanti e prestigiosi convegni mondiali, creandosi una stima e una fiducia basata dal mito della Donna Presidente in Africa non assetata di potere ma intenzionata a salvare il Paese.

Questo creò un disequilibrio tra la sua popolarità internazionale e quella interna, come è per il caso del Presidente Sirleaf, Premio Nobel della Pace nel 2011, stimatissima a Washington e Bruxelles ma odiata dalla sua popolazione per la feroce repressione dei diritti democratici e il mancato sviluppo economico. In Liberia l’80% della popolazione rimane analfabeta, il 74% non ha accesso a sanità e acqua potabile, mancano le strade, dilaga la corruzione e l’abuso di potere, le manifestazioni della opposizione sono duramente represse nel sangue, come fu il caso del Venerdì Nero  dell’ottobre 2011, così come le manifestazioni giovanili come avvenne alla vigilia di Natale nel 2011.

Esercito e polizia sono istituzioni volutamente deboli e la difesa nazionale è stata trasformata in difesa della Famiglia Sirleaf grazie alla protezione della Missione di Pace ONU in Liberia. La maggioranza del Governo è composto da ex Signori della Guerra anche appartenenti alla Famiglia di Charles Taylor che detiene ancora il 30% delle ricchezze nazionali. Per assicurarsi queste alleanze, il Presidente Sirleaf ha impedito il processo di giustizia e riconciliazione condannando la società liberiana a convivere con profonde fratture etniche e sociali, il rancore e il desiderio di rivincita, tutti elementi esplosivi per la stabilita e la pace del Paese. La libertà di stampa è stata annullata. Vari quotidiani sono stati chiusi e i loro Direttori portati in tribunale con l’accusa di calunnia per aver pubblicato articoli critici o contrari al Governo. Presidente e Ministri liberiani sono la prima causa della fuga dei capitali nel Paese e il loro concetto di amministrazione è fondato sulla rapina sistematica delle risorse naturali. La Liberia, assieme alla Repubblica Democratica del Congo, ha una propria valuta solo a titolo formale in quanto tutti gli scambi commerciali avvengono in dollari.

Nel maggio 2014 si terranno le elezioni presidenziali. Molti esperti politici nazionali e regionali concordano sulla difficoltà di Joyce Banda di essere eletta senza ricorrere a massicce frodi elettorali. Il problema fondamentale è che i giudizi positivi rivolti dalla Comunità Internazionale a Banda non sono condivisi dalla opinione pubblica malawiana.

Il Presidente Banda aveva impostato la sua immagine sulla lotta alla corruzione. Purtroppo sotto il suo governo gli scandali di corruzione sono aumentati come quello recente del Cashgate che ha coinvolto le più alte autorità del suo partito People’s Party (PP). Le misure giudiziarie volute dal Presidente Banda contro i responsabili dello scandalo non sono state sufficienti per allontanare il sospetto di un suo coinvolgimento nella sistematica rapina del Cashgate. Questo scandalo ha portato alla perdita di 250 milioni di dollari tramite una manipolazione delle transazioni bancarie orchestrata dall’ente di sorveglianza finanziaria, il Integrated Financial Management Information System (IFMIS). Oltre 70 tra politici, sottosegretari e ministri sono stati arrestati e la magistratura intende proseguire le indagini per scoprire il cervello della operazione criminale. Indagini estremamente pericolose che potrebbero far apparire il nome del Presidente.

Non potendo ostacolare apertamente le indagini a causa del forte peso e considerazione che la magistratura gode nel Paese, Il Presidente Banda ha assunto il ruolo di vittima. Secondo la versione ideata dai suoi consiglieri occidentali di marketing, il Presidente avrebbe ignorato la situazione e sarebbe stata tradita dai suoi più fedeli collaboratori.

La misteriosa morte del Direttore del Budget Paul Mphwiyo avvenuta nel ottobre 2013 e collegata al Cashgate, fu presa come ottima occasione per aumentare lo statuto di vittima del Presidente. Banda in persona dichiarò di aver ricevuto minacce anonime di morte a causa della sua volontà di condannare i responsabili di questo colossale scandalo. Al momento attuale la magistratura non è riuscita a verificare la veridicità di quanto affermato dal Presidente.

Banda sta ora facendo forti pressioni affinché il rapporto delle indagini, ormai completato, non sia reso pubblico. Fonti affidabili nutrono il sospetto che nel rapporto siano indicate responsabilità Presidenziali. Una sua diffusione alla opinione pubblica nazionale comprometterebbe le possibilità di vittoria elettorale. Le indagini sono state svolte in collaborazione con i servizi investigativi inglesi che, stranamente, ora detengono il testo preliminare del rapporto che è soggetto di Segreto di Stato impedendo così alla magistratura Malawiana di renderlo pubblico.

Affiancato al Cashgate vi è lo scandalo dell’aereo presidenziale che Banda non è riuscita ad insabbiare. Il costosissimo jet supersonico era stato acquistato dal Presidente Mutharika sollevando una indignazione popolare per questa inutile spesa. All’inizio del suo mandato Banda aveva promesso di non utilizzare questo privilegio ma di vendere l’aereo utilizzando il ricavato per lo sviluppo del Paese. Nel novembre 2013 prove inconfutabili costrinsero il Governo ad ammettere che il Presidente aveva utilizzato l’aereo in varie occasioni anche riguardanti viaggi privati.

L’operazione di vendita alla Bohnoz Enterprises ha causato un forte imbarazzo al Governo e al Presidente. Non vi è traccia del ricavato della vendita, 15 milioni di dollari. Il Presidente Banda, il Ministro delle Finanze e il Direttore della Banca Centrale del Malawi si stanno accusando a vicenda sulla sparizione di questa ingente somma. A oggi magistratura e opinione pubblica Malawiane rimangono all’oscuro di dove sono finiti questi 15 milioni di dollari.

Questi scandali hanno fortemente incrinato la fiducia popolare concessa al Presidente Banda. Una crescente percentuale della popolazione comincia a incolpare Banda di aver tradito le sue promesse politiche e di aver privilegiato i suoi interessi personali a detrimento del bene comune.

A livello Continentale il Presidente Joyce Banda non gode di gran stima. Vari Paesi africani la considerano troppo orientata verso un servilismo al Occidente contrario agli sforzi di autodeterminazione nazionale che l’Unione Africana sta intraprendendo con l’obiettivo di far emergere il Continente come una realtà politica ed economica autonoma recidendo il cordone ombelicale che lo lega al Occidente. L’Unione Africana deve ancora perdonare al Presidente Banda la legge varata nel agosto 2012 ai danni degli investitori Cinesi, considerati ormai il piú importante partner commerciale del Continente.

Il contenzioso sulle acque territoriali del Lago Malawi con la Tanzania, sorto nel 2012  ha rischiato un conflitto tra i due Paesi. L’Unione Africana ha dovuto fare enormi pressioni sul Malawi affinché optasse per una soluzione diplomatica a seguito delle bellicose dichiarazione del Presidente Banda contro il Governo del Presidente Kikwete. L’origine del contenzioso, non ancora risolto, risiede nella scoperta di ingenti giacimenti di gas nel Lago Malawi che hanno spinto il Presidente Joyce Banda a rivendicare la territorialità di tutta la superficie del più grande lago della regione.

L’invio dei soldati presso la Brigata Internazionale della MONUSCO per risolvere la crisi al est del Congo, si è rivelata una mera operazione di propaganda per compiacere l’Occidente. Il contingente malawiano ha raggiunto parzialmente e in ritardo quelli del Sud Africa e della Tanzania e non ha partecipato a nessuna operazione militare contro la ribellione Banyarwanda del M23, divenendo così un peso economico per l’intera missione di pace ONU in Congo.

Le possibilità di vittoria alle elezioni del maggio 2012 sembrano ridursi progressivamente: la popolazione è ormai orientata a infliggere una lezione al primo Presidente donna del Paese che nonostante i suoi premi internazionali e le sue promesse, non ha offerto nulla di concreto al suo popolo, continuando subdolamente le pratiche di arricchimento personale del suo predecessore. L’attuale situazione precaria di Joyce Banda difficilmente potrà essere alleviata dagli elogi continuamente ricevuti da parte della stampa internazionale anche in occasione della Festa della Donna, l’8 marzo scorso.

Per assicurare il primo mandato democratico potrebbe essere necessario far ricorso ad una massiccia frode elettorale seguendo l’esempio della Prima Donna Presidente in Africa:Ellen Johnson Sirleaf che ha ottenuto due vittorie elettorali grazie alla manipolazione dei risultati elettorali e alla complicità di Stati Uniti e Unione Europea. Se ciò avvenisse “Il nuovo volto del Continente”, come certa stampa occidentale definisce Banda, entrerebbe con pieno diritto nel club dei Presidenti Africani lestofanti: in ottima compagnia tra Sirleaf alla sua destra e il Presidente congolese Joseph Kabila alla sua sinistra.

Il fattore di disturbo in questa operazione proviene dalla dinamicità della società Malawiana non disposta, come è avvenuto in Liberia e in Congo, a sopportare l’abuso di potere senza colpo ferire. I tre miti presidenziali femminili, Ellen Johnson Sirleaf, Joyce Banda e Catherine Samba-Panza (Repubblica Centroafricana), sono ben lontani dal rappresentare un modello per l’Africa. Le uniche tre donne Presidenti dell’Africa sono state poste alla massima carica di Stato dal Occidente per garantire interessi stranieri a detrimento della prosperità nazionale.

La ricerca dei veri modelli femminili africani deve essere rivolta verso le donne che, lontano dai riflettori, rinunciano al potere e ai benefici personali rifiutando di essere coinvolte in casi di corruzione o malversazione del denaro pubblico, come ha dimostrato la Governatrice della Banca Centrale della Somalia: Yussur Abrar. Dopo solo sette settimane dalla nomina il 12 febbraio scorso ha presentato le sue dimissioni per non essere coinvolta nello scandalo finanziario internazionale riguardante le operazioni di recupero dei beni e conti correnti del ex dittatore Siad Barre.  Una scelta coraggiosa e coerente ai principi morali che Ellen, Joyce e Chaterine non faranno mai. 

 

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