sabato, Settembre 18

Malati, non carcerati Sì del Senato al ddl di proroga per il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari, parla il prof. Gatta

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Approvazione con un anno e mezzo d’anticipo sulla relazione finale perché di quelle risultanze «è parso opportuno mettere a parte tempestivamente il Senato della Repubblica». E il resto del Paese. La Commissione d’inchiesta del Senato sul Sistema sanitario nazionale tornò dalle sue visite a sorpresa nei sei Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) italiani con una relazione approvata il 20 luglio 2011 e -prima volta nella storia della Repubblica- un documento video che raccontavano la difficile realtà di quelle strutture, nate per curare gli autori di reati incapaci d’intendere e di volere a causa di problemi mentali e ritenuti socialmente pericolosi perché in grado di delinquere ancora. Curati lo erano troppo poco per carenze organizzative e di organico, scoprì la Commissione, perciò l’internamento poteva durare moltissimo, fino a diventare un ‘ergastolo bianco’, e in condizioni di vita anche degradanti. Nel 2012 il Parlamento dispose la sostituzione degli Opg con strutture realmente terapeutiche, ma questa non è stata ancora completata. Il 24 aprile il Senato ha approvato il disegno di legge che proroga la scadenza dell’operazione per la terza volta, al 31 marzo 2015, ma prevede anche alcune importanti novità. Il testo passerà ora alla Camera. L’abolizione, anziché il superamento, degli Opg è invece sollecitata dalla campagna ‘StopOpg’, nata nel 2011.

Tutti gli Opg, riportava la Commissione nella sua relazione, avevano personale sanitario insufficiente e una struttura da carcere o manicomio del tutto diversa da quella dei servizi psichiatrici, e non potevano trattare i pazienti in modo diversificato. Quattro avevano carenze strutturali e igienico-sanitarie «gravi e inaccettabili». Erano anche stati rilevati sovraffollamento e pratiche di contenzione «inadeguate e in alcuni casi lesive della dignità della persona». La Commissione raccomandava alcuni interventi «indifferibili», come l’adeguamento di locali e attrezzature, la riorganizzazione interna conforme alle normative, comunque in parallelo a eventuali progetti in corso «volti al ‘superamento’», l’uso più frequente di misure alternative all’internamento e l’elaborazione di un progetto riabilitativo individuale di recupero per ciascun paziente.

Dopo la presentazione dell’inchiesta il Parlamento produsse atti d’indirizzo e una norma per il superamento definitivo degli Opg, inserita in un decreto legge del 2011 sull’emergenza carceraria convertito nella legge 9 del 2012. Quelle strutture dovranno essere sostituite da altre, nuove strutture sanitarie per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) su base regionale, ad esclusiva gestione sanitaria interna e con vigilanza solo esterna e dove necessaria. ‘Dovranno’ perché stiamo ancora aspettando. La scadenza posta dalla norma, primo febbraio 2013, è stata mancata e rinviata per tre volte. La terza proroga, al 31 marzo 2015, è stata disposta da un decreto legge emanato alla fine di marzo, in conversione (affinché non decada) con un disegno di legge che è stato approvato il 24 aprile dal Senato. Ora passerà alla Camera.

Oltre a sostituire gli Opg, il ddl potenzia il monitoraggio e introduce sanzioni per le inadempienze regionali, per evitare nuovi rinvii; al governo dà poteri sostitutivi qualora le regioni comunichino ritardi tali da far mancare ancora la scadenza. Il testo diretto alla Camera, inoltre, prevede che il giudice possa disporre il ricovero in Opg solo se nessuna altra misura è idonea ad assicurare cure adeguate e a contenere la pericolosità sociale della persona. Per parte loro, le Commissioni Giustizia e Sanità del Senato hanno proposto modifiche mirate a impedire ‘ergastoli bianchi’ e a favorire l’uscita degli internati tramite valutazioni individuali della pericolosità sociale. Fra quelle approvate c’è il limite alle misure di sicurezza provvisorie (il tempo della pena detentiva per il reato commesso dal paziente), compreso il ricovero nelle Rems, e la predisposizione da parte delle regioni di programmi individuali di dimissione di ciascun ricoverato. Entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge, inoltre, è prevista l’attivazione presso il ministero della Salute di un tavolo per il superamento degli Opg con funzioni di monitoraggio e coordinamento.

“Gli Opg hanno due problemi fondamentali”, ci dice il dottor Franco Scarpa, psichiatra e direttore dell’Unità operativa complessa ‘Salute in carcere’ dell’Azienda Usl 11 Toscana, che si occupa anche dei servizi sanitari in uno dei sei Opg, quello di Montelupo Fiorentino in provincia di Firenze. Il primo problema consiste nell’affollamento, con reparti che hanno un limite di 20 pazienti ma finiscono per accoglierne anche 50, e nel fatto che queste molte presenze non sono organizzate secondo i requisiti previsti per l’assistenza psichiatrica dal Sistema sanitario nazionale. In questo ambito il ddl al vaglio del Parlamento, osserva il dottor Scarpa, introduce interventi e meccanismi per ridurre sensibilmente le persone a cui applicate misure detentive, soprattutto l’invio in Opg, grazie all’affidamento ai servizi di cura sui territori. Comunque, “sarebbe meglio se ogni regione si facesse carico dei propri utenti, in modo da avere numeri ridotti. In Toscana, ad esempio, si parla di non più di 30 o 35 persone in questo caso”. Il secondo problema, per lo psichiatra, consiste nelle “strozzature” prodotte dai regolamenti penitenziari in vigore negli Opg, “che non aiutano gli interventi terapeutici”. Il regolamento penitenziario governa diversi settori, perché “nel 2008 l’assistenza sanitaria passò al Sistema sanitario nazionale ma i servizi logistici, dalla pulizia alla cucina, sono rimasti quelli del sistema penitenziario, e non bastano”. E le risorse? “Quelle sono già state previste dalla legge 9 del 2012 -risponde Scarpa- dovrebbero essere sufficienti se non saranno ridotte”.

Quelle risorse sono state stanziate dagli ultimi governi in un periodo di crisi economica e questo rende la riforma ancora più lodevole, ci dice il professor Gian Luigi Gatta, professore associato di Diritto penale all’Università di Milano. Con lui abbiamo parlato del ddl approvato dal Senato.

 

Professor Gatta, qual è la situazione attuale degli Opg?

È un’emergenza: gran parte di essi hanno condizioni tali da violare sistematicamente i diritti umani, perché di fatto sono carceri in cui persone che dovrebbero essere curate non lo sono. Ricordo che gli Opg accolgono autori di reati non imputabili perché affetti da vizi di mente e considerati socialmente pericolosi perché si ritiene possano delinquere di nuovo; si tratta di persone da curare e per le quali è necessario bilanciare questo bisogno di cura con la necessità di garantire la sicurezza degli altri. La commissione d’inchiesta del Senato sul Sistema sanitario nazionale testimoniò in modo impietoso la situazione in quelle strutture con la sua relazione e il suo video documentario frutto d’ispezioni a sorpresa, documenti che dicono molto più di quanto potrei io. C’era il degrado totale, con qualche eccezione, ad esempio a Castiglione dello Stiviere in provincia di Mantova.

Come giudica il testo approvato dal Senato?

Lo giudico senz’altro in modo positivo. Prosegue nel solco dei precedenti governi con il superamento degli Opg, in linea con le indicazioni degli studiosi di Diritto penale, dei magistrati, degli avvocati e anche delle massime cariche dello Stato, perché il problema di quelle strutture è stasto sollevato anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La riforma prevede innanzitutto la proroga della scadenza al 31 marzo 2015 per la sostituzione degli Opg con strutture su base regionale dove accogliere quelle persone, strutture che abbiano come aspetto principale la cura e non il controllo di polizia, vigilanza solo esterna -dentro solo camici bianchi, solo cura- e un numero limitato di posti letto. L’attività sarà regionalizzata, perché le funzioni del Sistema sanitario nazionale sono su base regionale. Il punto critico è costituire quelle strutture.

Siamo al terzo rinvio della scadenza per attuare il superamento degli Opg. Perché tempi così lunghi?

I tempi sono lunghi perché l’operazione è complessa: richiede l’intervento delle regioni, la chiusura delle sei vecchie strutture e l’attivazione di quelle nuove. Resta comunque un’operazione lodevole, perché questa riforma è una battaglia di civiltà e di tutela dei diritti umani e gli ultimi governi vi hanno stanziato risorse pur essendo in un periodo di crisi economica. Al di là della proroga, tuttavia, c’è anche un altro aspetto da sottolineare: l’introduzione di due disposizioni importanti, due novità.

Quali?

La prima è che nei confronti di una persona ritenuta socialmente pericolosa e non imputabile per vizi mentali il giudice può disporre l’internamento in Opg solo se non ci sono altre misure più idonee, come la libertà vigilata; l’Opg, così, diventa l’ultima ratio. È una riforma molto importante, che recepisce un’indicazione data in più pronunce dalla Corte costituzionale negli anni passati: l’internamento in quelle strutture non deve essere automatico. La seconda disposizione importante è il limite alla durata massima delle misure di sicurezza, dal ricovero in Opg all’invio in colonie agricole o in case di lavoro: il vincolo è il tempo della pena prevista per il reato commesso dalla persona. La durata dunque non è più indeterminata nel suo massimo; i giornalisti avevano parlato in alcuni casi di ‘ergastolo bianco’, con permanenze lunghissime anche per reati non pericolosi come i furti. Secondo le norme attuali si entra nell’Opg e ci si resta finché il magistrato di sorveglianza giudica la persona non più socialmente pericolosa; poiché nella struttura non ci sono cure, la persona è destinata a rimanere lì. Si può restare chiusi anche per decenni, un tempo molto più lungo della pena detentiva per il reato commesso. Ecco, direi che questa è forse la disposizione più rilevante e la novità da salutare con più favore, anche se non va taciuto che, in alcuni casi, potrà porre il problema del controllo della persistente pericolosità sociale delle persone rimesse in libertà. In quanto all’attuazione di tutto, il punto critico è il percorso svolto dalle regioni, anche se sono previsti meccanismi di controllo. Aver regionalizzato la questione ha anche creato un enorme problema di coordinamento.

Il decreto affida la valutazione dell’infermo di mente al giudice anziché al medico. Che cosa ne pensa?

Questo è già previsto nella disciplina delle misure di sicurezza del Codice penale: la pericolosità sociale è valutata dal giudice di cognizione o, durante l’esecuzione delle misure, dal magistrato di sorveglianza. Già oggi tutti i giudici se ne occupano, e si fanno evidentemente aiutare da personale degli Opg.

Raccomanderebbe modifiche al testo alla Camera?

Direi che il testo può andar bene, fondamentalmente. Il problema è inserire nell’agenda politica il tema del superamento degli Opg e tenere alta l’attenzione per evitare ulteriori proroghe. Forse, ed è un vizio non di questo disegno di legge ma della riforma originaria, si poteva rinunciare a qualcosa nella regionalizzazione, magari prevedendo una divisione nelle tre grandi aree geografiche Nord, Centro e Sud anziché la prevista parcellizzazione delle strutture, che comporta un aumento delle spese e più dificoltà nella gestione. Ormai la riforma ha preso questa via, comunque. L’esigenza principale che avverto è andare fino in fondo senza ulteriori rinvii, e ribadisco che per questo è necessaria tenere alta l’attenzione. Il sovraffollamento delle carceri è certo un problema di primo piano, ma lo è anche la situazione degli Opg, come ha ricordato il presidente della Repubblica.

 

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