venerdì, Ottobre 22

Magnano e rubbano a rotta de collo! Una valanga di arresti per mazzette da un'indagine sulla GdF: il verminaio senza fine

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Vito Bardi

Come un’immensa ragnatela, ci avvolge il tessuto a maglie fitte delle mazzette. I giornali seguono il filone, operando distinguo utili solo a localizzare ciascuna inchiesta: c’è il verminaio Expo; la palude puteolente genovese; gli squali lagunari del Mose.

In realtà è tutto un immenso pappone, l’archetipo del mazzettaro, persino con elementi che collegano le inchieste, in una sorta di ‘massoneria della corruzione’, in un panorama che un vecchietto in bus ha sintetizzato con una frase in romanesco stretto: ‘Magnano e rubbano a rotta de collo’. Un termitaio che ha masticato, scarnificato l’Italia… a nostra insaputa. O meglio, non a nostra insaputa. Siamo sinceri fino allo spasimo: ne avevamo la percezione.

Certo, non avevamo i dossier d’indagine di cui dispongono i magistrati; non respiravamo l’aria degli uffici di Expo, Mose, Carige e neanche della Guardia di Finanza di Livorno, dov’è scoppiato l’ennesimo bubbone, riguardante un famelico Comandante provinciale della Guardia di Finanza di Livorno, Fabio Massimo Mendella, accusato di pilotare le verifiche e ‘addolcirle’ previo versamento di un generoso cadeau. Mentre a Roma, nientepopodimeno che il vicecomandante delle Fiamme Gialle, Vito Bardi, parrebbe coinvolto in vicende corruttive collaterali. I magistrati avrebbero calcolato che l’importo ‘raccolto’ da Mendella ammonterebbe a oltre un milione di euro, escusso a numerosi imprenditori. Insomma, l’albero degli zecchini esiste e l’hanno piantato a Livorno, altro che nella pistoiese Pescia, paese di Carlo Lorenzini, detto Collodi.

Essendo un’impicciona di professione – non potevo far altro che la giornalista, essendo ‘Perché?’ la seconda parola detta a 9 mesi, dopo il regolamentare ‘Papà’- l’altro ieri alle 20:00 orecchiavo alla salumeria ‘Persiani’, in via del Pinturicchio a Roma, un dialogo fra i due proprietari e un cliente che, come tanti di noi che ci procuriamo da vivere lavorando e non incassando tangenti, dibattevano sui mala tempora currunt.

Il loro ragionamento si dipanava sui lussi esibiti da persone che teoricamente non potrebbero permetterselo, persino nella scelta del vino in trattoria. Alcune bottiglie pregiate, da 100 euro e passa, pare che abbiano un grande smercio. Il cliente confidava di non aver mai bevuto vino costoso e i due proprietari della salumeria gli davano man forte, enumerando il grande carosello di ostentazioni che passava sotto i loro occhi, nel quartiere. E, poi, le news sui giornali sulle barche o le ville al mare sfoggiate da persone dell’organigramma burocratico che, teoricamente, erano fuori dalla loro portata.

Avevo appena incontrato alla fermata del bus di via Bertoloni due donnine senza età che si lamentavano sugli sprechi e mi ero trovata a difendere a spada tratta il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, reo, a loro dire di essere una specie di idrovora che guadagna 250mila euro al mese.

No, non erano le zie di Renato Brunetta, quelle due donnine che catoneggiavano senza sapere neanche di che stessero parlando. Ho spiegato loro che  il presidente guadagna 239mila euro l’anno lordi, il che, tolte tutte le tasse, gli procura un introito di 15 – 16mila euro netti al mese, senza aggiunte di vitalizi per i quali pure avrebbe maturato il diritto, visto il suo lungo corso parlamentare (10 legislature).

Vabbé, non pagherà colf e cibarie, ma conduce anche una vita sbattuta assai, specie per uno della sua veneranda età. Colpite da cotanta espressione di competenza in materia (non sapevano, le tapine, che io sono sempre collegata ad Internet, e mi son ricordata una polemica dell’aprile scorso, con Brunetta piromane, appunto,  riguardante gli emolumenti del Capo dello Stato), le tiziette si sono un attimo sedate, per poi riprendere a baccagliare sulla triste sorte della figlia di una delle due, che lavora al Comune, a 1.400 euro al mese per 8 ore.

Pare che la manifestazione di qualche giorno fa, in cui sono scesi in Piazza (del Campidoglio) i dipendenti comunali sia stata causata dall’intenzione di Marino Mani di Forbice di tagliare gli stipendi (nel caso della figlia della signora, di 200 euro).

Gli scioperanti, però, non si rendono conto del grande privilegio di avere un contratto a tempo indeterminato in un panorama che sta accelerando verso l’insicurezza e il precariato e, per quello che ho io esperienza di certi uffici, un buon numero, in quelle 8 ore spalma quelle incombenze che qualcun altro, animato da maggiore spirito d’iniziativa, sbrigherebbe in minor tempo.

Anche questa è una sfaccettatura di una generale propensione a emungere il soggetto Stato (il solito Pantalone) quasi in una specie di schizofrenia in cui il cittadino non si rende conto che le risorse necessarie per pagargli lo stipendio vengono dalle tasche di tutti, comprese le proprie.

E altrettanto avviene per il tourbillon di mazzette: un’opera pubblica, proprio perché pagata da un’entità pubblica, viene coperta col gettito impositivo: sinceramente è avvilente vedere che il denaro che lo Stato mi chiede, con un’imposizione fiscale fra le più alte al mondo, e che mi produce sacrifici e rinunce, venga allegramente dissipato e prenda la strada di auto sportive, figli bamboccioni, mogli e amanti vestite e ingioiellate come se fossero tutte consorti e geishe di qualche tycoon.

Sono sincera, proprio mi rode. E a voi? Chiudo con una frase che Martin Luther King sembra abbia pronunciato pensando a me (ma è morto che stavo alle medie… non avevo ancora sviluppato il mio spirito polemico… anche se mi stavo avviando: le suore del Sacro Cuore di Napoli docunt): ‘Per farsi dei nemici, non è necessario dichiarar guerra, basta solo dire quel che si pensa’. Ed io, se giocassi a Risiko, sarei Andorra contro il resto del mondo!

 

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