sabato, Novembre 27

Magistratura democratica rilancia il patto con i cittadini Pressante appello a ricostruire il rapporto di fiducia con i cittadini rivolto dal XXIII Congresso fiorentino. Il dibattito raccoglie le preoccupazioni dei sindacati dell’associazionismo e delle toghe su licenziamenti, morti sul lavoro, violenze nelle carceri, nuove e vecchie povertà, disastri ambientali . No alla campagna di delegittimazione per ridurre l’indipendenza della Magistratura

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Una tre giorni di dibattito, confronto, idee, proposte per affondare il bisturi sui mali del nostro Paese, sul clima generale che avvolge questa difficile fase e  sulle prospettive  per evitare quella che è stata definita  come una ‘deriva barbarica’ sotto il profilo democratico sociale e morale. Ecco che, dal XXIII Congresso, che ha aperto dal 9 all’11 luglio la stagione convegnistica fiorentina  dopo la chiusura per pandemia, Magistratura Democratica si presenta alle altre componenti della Magistratura, alle forze istituzionali e politiche, alle forze sociali, all’associazionismo, con rinnovata energia  e idee guida, per affrontare“come cittadini democratici e come operatori della giustizia  insieme alle forze sociali, la crisi  di una” società più diseguale” – così definita da Mariarosa Guglielmi, segretaria generale uscente di M.D. – lascito della pandemia.  

Il tema era ‘Magistrati e polis, questione democratica e questione morale’, un tema vasto  che ha consentito di guardare in faccia la difficile realtà sociale economica e morale del Paese, le minacce che incombono sull’Europa dei diritti e della ‘crisi a più facce’ della Magistratura italiana, per ‘ripartire da ciò che c’è’. Non dunque – è stato detto – una magistratura autoreferenziale e avvitata su sé stessa, ma aperta al dialogo con le forze più vive della società, nel segno dell’autonomia, del pluralismo delle idee e dell’unità operativa. A conclusione dei lavori e del dibattito è stata votata a larga maggioranza una mozione, che indica le linee d’azione e organizzative. Qualcuno ha parlato di un successo della linea di ‘sinistra’, cioè diquell’ala che intende riaffermare la propria autonomia e ‘sovranità’ rispetto ad Area, vi hanno ravvisato una prova di scissione, la risposta invece è quella di riaffermare la propria identità, che nel tempo si era annacquata, perseguendo l’unità della Magistratura progressista. Dunque, nessuna scissione fra le due anime  ma voglia di fare cartello. Insomma, distinti e uniti. Ci saranno due tessere con la possibilità per ogni iscritto di aderire sia ad Area che a M.D. Chi sarà il nuovo Segretario Generale sarà deciso probabilmente a settembre, anche se voci di corridoio indicano  Stefano Musolino, sostituto procuratore DDA di Reggio Calabria, il più votato fra gli uomini.

Il documento approvato sintetizza i punti che hanno animato la discussione e il confronto, sulla base della piattaforma presentata da Mariarosa Guglielmi, integralmente approvata. “La  pandemia” –  vi si afferma – “ci ha consegnato un’enorme crescita delle disuguaglianze unita all’accentuazione dirompente dei guasti di un paradigma di sviluppo, fondato sul primato del mercato senza regole e sull’arretramento dello stato sociale, a scapito della dignità e dei diritti delle persone”.

Le cronache restituiscono la costante messa in discussione dei diritti sociali e civili dei poveri, dei migranti, delle persone svantaggiate, dell’ambiente, questioni rimbalzate nel Salone del Palacongressi fiorentino, negli interventi dei sindacalisti, dei rappresentanti dell’Arci, di associazioni di  avvocati e  delle toghe  progressiste, che hanno portato dentro il   Congresso l’eco delle più recenti e  drammatiche  situazioni sociali: come il licenziamento in tronco dei 422 operai della multinazionale GKN a Campi Bisenzio, le morti sul lavoro, le violenze delle forze di polizia nelle carceri, le condizioni dei migranti e delle persone ridotte in povertà assoluta (oltre 5,6 milioni). lo stato di maggior disuguaglianza che colpisce le donne. Temi peraltro già contenuti nella relazione della Segretaria uscente, che indicava nell’accesso al lavoro e nella tutela dei diritti dei lavoratori, nella dignità e sicurezza del lavoro  uno dei punti cardine su cui intervenire.

Sui gravissimi fatti del carcere di Santa Maria Capua Vetere la mozione finale rileva: “la fragilità della democrazia e dello stato di diritto, e rendechiaro che tali conquiste non possono mai dirsi acquisite una volta per tutte.” In questo contesto, il Congresso rivendica “l’ indipendenza della magistratura” come condizione indispensabile per garantire un’effettiva tutela dei diritti e delle libertà.

Altro argomento assai dibattuto: la questione morale. Che per la magistratura – è stato sottolineato – deve essere un “impegno imprescindibile, così come la necessità di rispettare il codice deontologico che non è una  formalità burocratica, ma la  concreta espressione  di un rinnovato ‘patto con i cittadini’, che possa restituire credibilità al lavoro quotidiano dei magistrati nell’esercizio imparziale e indipendente della giurisdizione.”

L’idea di fondo è quella di un esercizio quotidiano della funzione giudiziaria quale espressione di un “potere orizzontale e diffuso, a servizio del cittadino e in special modo della parte più debole e marginalizzata della società”.

L’analisi impietosa dei fenomeni degenerativi che hanno investito settori della Magistratura, minandone l’indipendenza, che ne ha fatta la Guglielmi porta a rilevare come  nel corso degli ultimi anni abbia preso corpo “un modello di magistratura fatta di singoli, indipendenti perché estranei  alle esperienze collettive, che hanno perseguito   una sorta di individualismo difensivo e di protagonismo.”  

Gli scandali  di questi ultimi tempi ( Perugia, il caso Palomara e altri), mostrano  in buona sostanza che “la magistratura di questa stagione di crisi sembra aver smarrito la sua identità di soggetto collettivo e non riesca a ritrovarla nei luoghi ove in origine si è costruita: cioè a dire nell’esperienza associativa e nell’autogoverno, come luoghi  di confronto del pluralismo delle idee. Ed è là in quei luoghi  che l’identità perduta debba e possa essere ritrovata. Questo ha detto il Congresso. Al tema è stata dedicata una specifica tavola rotonda, coordinata da Silvia Albano, del Tribunale di Roma, secondo la quale “Non sarà solo con i procedimenti disciplinari che la crisi morale e democratica della magistratura potrà essere risolta.” Nel suo excursus  storico culturale,  Gaetano Azzariti, professore ordinario di diritto costituzionale ( Università di Roma “La Sapienza”), ha ricordato come negli anni delle lotte  sui grandi temi  sociali (  l’acqua come bene comune) si era creato un clima generale che favoriva  l’affermazione di nuovi ideali di giustizia  ( era il tempo della critica contro “gli ermellini  a guardia del sistema”), poi negli anni ’80 si entrò in un  clima di regressione politica e sociale, proseguito nel tempo. ” E oggi   siamo a un punto di svolta: tra il ritorno ai valori democratici e costituzionali, il cui processo appare lento e la caduta nella barbarie, che potrebbe avere un effetto slavina.” Sui quesiti del Referendum ( su cui Salvini batte ogni giorno la grancassa)  lo stesso Azzariti si è chiesto i   se non sia un Referendum sulla o contro la Magistratura. Dagli interventi è evidente  come ci si trovi di fronte al tentativo di “ridurre al silenzio” la magistratura, oggetto da mesi di pesanti attacchi (fino alle aggressioni nei confronti del Presidente dell’ANM Santalucia)  dopo le sue dichiarazioni sul referendum proposto da Lega e Radicali.

Il quale Santalucia, soffermandosi sul tema specifico intervenendo  al congresso, sul tema specifico  della separazione delle carriere, a partire da quella del pubblico ministero ha dichiarato:“ Non ci si può non chiedere di quale indipendenza dalla Politica e dal Governo potrebbe godere il pubblico ministero, una volta separato dalla giurisdizione, e quindi di quanta indipendenza potrebbe beneficiare la stessa giurisdizione penale, che opera per necessità su impulso del pubblico ministero. La contrarietà alla separazione non vuol dire che si neghino alcune criticità e quindi l’utilità di una riflessione sulla posizione del pubblico ministero all’interno del processo.

Al di là delle criticità denunciate certo è che da  tempo è in corso una campagna di delegittimazione della magistratura,  sulla quale Mariarosa Guglielmi è stata netta: “Siamo tornati al clima e ai metodi della più recente stagione di imperante populismo: la volontà del popolo contro i giudici -nemici del popolo, l’interesse dei cittadini contro privilegi della corporazione; i giudici che se vogliono interpretare le leggi devono farsi eleggere. È un argine che sta cedendo sotto il peso di questi attacchi ripetuti. È l’argine che in democrazia protegge le istituzioni dalle pericolose delegittimazioni. E quando gli argini della democrazia cominciano a cedere, la falla si può allargare verso quella direzione molto pericolosa che si intraprende quando si decide di fare terra bruciata intorno ad un’istituzione della democrazia, accusandola di agire contro la democrazia.

La scena degli accusatori oggi si affolla di nuovi e vecchi protagonisti, molti tornati per l’occasione da dietro le quinte.

A tutti oggi vogliamo ricordare che la nostra Associazione è stata già sciolta: l’ha sciolta il fascismo, che perseguitò i suoi dirigenti.

A tutti vogliamo ricordare che esiste oggi l’esempio, in Europa, di ciò può succedere quando si nega il diritto di parola e quello di associarsi ai magistrati, ai giornalisti, agli avvocati, ai cittadini.

Questo esempio oggi si chiama Polonia. Si chiama Ungheria. E ai confini dell’Unione, si chiama Turchia. 

Siamo in uno Stato di diritto. E ci aspettiamo di trovare un fronte ampio a difesa del diritto di parola.  L’appello è rivolto a  mettere da parte iparticolarismi le divisioni e i ripiegamenti per ritrovare  nell’ANM  la ricostruzione di un rapporto di fiducia con i cittadini, nella difesa dell’ assetto costituzionale della giurisdizione, e  alla nostra presenza come interlocutori attenti e consapevoli nel confronto sulle riforme necessarie per la sua qualità ed efficienza» (relazione Guglielmi).

Di grande interesse, oltre alla lexio magistralis di  Luigi Ferraioli, gli interventi di Franco Ippolito, presidente Fondazione Lelio e Lisli Basso e per quarant’anni dirigente di Md – secondi cui «per recuperare la fiducia dei cittadini è indispensabile un forte rilancio etico, trasformando l’indignazione verso il malcostume, in una forte tensione morale capace di determinare una formidabile spinta culturale e politica per il rinnovamento, non solo del costume dei magistrati, ma anche della loro responsabilità professionale sui temi vitali per le persone e per le libertà dai bisogni e dai condizionamenti. Penso alla mia città, Taranto, dove lo stabilimento siderurgico ha ucciso lo sviluppo e continua a uccidere i suoi abitanti; penso ai conflitti di lavoro in alcune città italiane che sono stati ostacolati e repressi da interventi di alcune procure della Repubblica; penso al “delitto di solidarietà” verso i migranti, che non è una esclusiva francese, ma purtroppo è stato contestato ad alcuni cittadini italiani al confine nord-est del Paese».  

Dura la denuncia di Marco Tarquinio, direttore di Avvenire: «Stanno espropriando il popolo di un conflitto sano  per dividerlo dentro trincee lontane, con in mezzo un campo di battaglia dove muoiono i poveracci . C’è bisogno di ricostruire tutti i rapporti fondamentali di fiducia, a partire dai giornali. “ Dovesono finite le persone nella nostra società? Bisognaspezzare la logica del “noi contro loro”.
Non è una sfida facile. Occorre un nuovo patto di alleanza con la cittadinanza, con l’opinione pubblica da parte di politici, giornalisti, magistrati. E servono regole che contribuiscano a migliorare vita gente, senza le quali c’è il dominio dei signorotti di turno. “

Nel rivendicare ai “decisori politici” l’istituzione di canali di ascolto con la cultura giuridica,” Mariarosa Guglielmi aveva tracciato anche il “ modello”  di quello che deve essere un magistrato : “ sensibile all’attuazione della  Costituzione e del principio di uguaglianza, che i Magistrati di Magistratura democratica riconoscono come orientamento individuale e patrimonio collettivo.” Il  Congresso ha eletto il nuovo consiglio nazionale che risulta così composto:  Cinzia Assunta Barillà, Stefano Musolino, Ottavia Civitelli, Andrea Natale, Silvia Albano, Fabrizio Filice, Anna Mori, Simone Spina, Maria Antonietta Ricci, Simone Silvestri, Mariarosa Pipponzi, Emilio Sirianni.

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