lunedì, Settembre 27

Maggy Barankitse invoca libertà e diritti per il Burundi Maggy Barankitse (Premio Onu Rifugiati) porta a termine una missione in Europa (e anche a Roma) di verità sulla situazione di violenza di Stato che continua in Burundi

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Scrivo su questo giornale una nota al momento in cui Maggy BarankitsePremio ONU Rifugiati, Aurora Prize in Armenia (tra i maggiori riconoscimenti internazionali per chi lotta contro i genocidi) e tra le figure più importanti dell’impegno umanitario, riconciliativo, educativo e di sviluppo del martoriato sistema africano- lascia Roma, nel quadro di un tour di incontri in Europa per richiamare l’attenzione di governi, istituzioni,associazioni e media sulla situazione di un Paese piccolo (ma ricco di materie prime), il Burundi, in cui la dittatura militare ha progressivamente eliminato ogni libertà, riorganizzato genocidi e violenze, cancellato ogni stampa indipendente e ogni opposizione politica e fatto fuggire dal Paese 500 mila burundesi (su 11 milioni di abitanti).

Tra gli espatriati, la stessa Marguerite Barankitse da sei anni in Rwanda, dove ha creato le condizioni con il Centro Oasi di Pace a Kigali per ricevere e accudire migliaia di rifugiati dal Burundi e da altri Paesi dell’Africa dei ‘Grandi laghi’.

Il Lussemburgo le ha concesso lostatusdi rifugiata con ampie garanzie identitarie e di circolazione anche in Europa.

Malgrado il precedente Presidente Pierre Nkurunziza (militare, morto di Covid a metà del 2020, negazionista alla Bolsonaro) abbia cercato di sottomettere Maggy Barankitse con la lusinga della nomina a ‘Madre della Nazione’ e altri premi per farla tacere circa reiterate critiche a restrizioni e violenze, alla fine rotti gli argini le violenze si sono esercitate su di lei e sul suo storico centro a Ruygi, Maison Shalom, che fin dal 1993 aveva accolto bambini e famiglie di ogni etnia nel quadro della guerra civile, e poi sviluppato un centro di educazione e inserimento al lavoro e un grande ospedale (REMA) sostenuto anche dalla cooperazione europea e in particolare italiana.
Tutto sotto sequestro, se non distrutto, requisito,impedito a funzionare. Maggy non ha mai indietreggiato. E già nel 2017 -in un altro giro di conferenze e incontri- aveva accolto l’invito all’audizione della Commissione Diritti Umani del Senato italiano presieduta da Luigi Manconi, insieme a Pia Locatelli, Presidente del Comitato Diritti Umani della Commissione Esteri della Camera, per esporre le sue preoccupazioni e richiamare attenzione e solidarietà. Il Sen. Manconi aveva poi ha presentato una interrogazione parlamentare al Ministro degli Esteri il 17 maggio sulla situazione in Burundi.

Scrivo dunque su questo giornale, non solo per la mia collaborazione abituale su altri temi, ma anche perché è la testata italiana che più ha seguito in questi anni l’evoluzione interna del Burundi, Paese rimasto spesso mediaticamente in un cono d’ombra, che rende difficile lo svolgimento di appelli e chiarificazioni su cui (seconda ragione della mia scrittura) associazioni come quella italiana (ne sono parte insieme a Georgia Cadenazzi) e la Fondazione europea che ha preso di recente le mosse proprio nel nome di Maggy Barankitse (con la nostra presenza, con il traino della Fondazione belga Mairlot-Peterboek e una rete di persone tra cui l’ex Ministro degli Esteri francese Philippe Douste Blazy) mantiene la sua iniziativa di sostegno umanitario ma anche di vigilanza attorno ai temi di libertà che Maggy ora agita come pre-condizione indispensabile.

Nel passaggio di governo del Burundi da Pierre Nkurunziza a Evariste Ndaydhimiyr, un altro membro dell’apparato militare e di polizia del sistema (che ha raccontato ai cittadini che la sua nomina è stata voluta da Dio «pochi giorni fa una colomba si è posata sulla testa di mia moglie. Oggi quando la guida suprema ed eterna del nostro partito, Pierre Nkurunziza, ha annunciato la mia candidatura alle elezioni si è messo a piangere. Questi sono segni divini di una scelta giusta»), la situazione si è ulteriormente degradata con dati intollerabili.

Nell’appello internazionale che Maggy Barankitseha fatto circolare prima della sua attuale venuta in Europa si dice: «Da ormai più di sei anni, il Burundi è teatro di una tragedia che si svolge indisturbata sotto gli occhi del mondo. Un regime feroce è all’origine di un’autentica catastrofe umanitaria che deve farci riflettere sulla capacità della comunità internazionale di proteggere un popolo in pericolo». E ancora: «Dal 2015 a oggi sono stati assassinati più di 2.500 oppositori, le persone “scomparse” si contano a migliaia, e i rifugiati nei paesi confinanti superano il mezzo milione: Intanto, gli 11 mila prigionieri politici nelle carceri sopravvivono in condizioni subumane, mentre la contabilità delle donne violentate e dei giovani uomini torturati e castrati fa segnare cifre spaventose». «La tragedia umanitaria del Burundi è chiaramente sostenuta da quella che appare sempre più come una rinuncia della comunità internazionale a prodigarsi nel proteggere un popolo in evidente, tremendo pericolo. Eppure il mondo è ben consapevole dei discorsi spietati e degli appelli all’omicidio che i cantori del regime sopravvissuto alla morte di Pierre Nkurunziza (deceduto nel giugno 2020) lanciano quotidianamente contro gli oppositori».

Sempre le corrispondenze de ‘L’Indro‘ (soprattutto a cura di Fulvio Beltrami) hanno messo in rilievo che, nel sottobosco di interessi e relazioni che si muovono nel quadro della dittatura militare,hanno preso piede in Burundi le attività di Alfredo Frojo (un albergatore italiano di origini democristiane, amico di Nkurunziza, nel cui Hotel du Lac Tanganika a Boujumbura si è svolta la cerimonia di nomina del nuovo Presidente Ndayiasimiye), ben correlato a Totò Cuffaro, ex Presidente della Regione Sicilia dal 17 luglio 2001 al 18 gennaio 2008, condannato definitivamente a sette anni di reclusione per favoreggiamento personale verso persone appartenenti a Cosa nostra, praticamente trasferitosi in Burundi, considerato attivo interlocutore dei due presidenti che si sono avvicendati, sotto i panni della onlus umanitaria ‘Aiuti-Amo il Burundi’. Come scrive il quotidiano ‘La Sicilia‘, «Oggi Cuffaro indossa i panni del missionario».

Nel quadro qui sintetizzato, è così evoluta la procedura giudiziaria che il governo del Burundi ha messo in atto per zittire definitivamente Maggy Barankitse, intentandole un inverosimile processo per istigazione al colpo di Stato, che prende pretesto da una iniziativa di una parte dell’esercito di opporsi al regime di Nkurunziza nel 2015. Senza prove e senza nemmeno ammetterla al processo per ascoltare i suoi argomenti, Maggy Barankitse si è vista condannare all’ergastolo(più altri venti anni) come parte dirigente di quella rivolta, oltre a multe milionarie per giustificare il sequestro di tutti i beni e le strutture legate alla sua attività.

Un fatto attorno a cui si dovrà muovere ogni istanza possibile presso le corti internazionali per i diritti umani, ma che intanto costituisce un’altra leva di inibizione del regime che tuttavia non ferma né il diritto di parola di Maggy Barankitse, né il diritto di interpretazione e di giudizio della vasta rete internazionale che conosce e ammira lo straordinario impegno pacifico, non violento e sempre teso a riconciliare, che Maggy ha svolto in trenta anni, legittimato dai suoi riconoscimenti.

Di tutta questa vicenda Maggy Barankitse ha parlato con molti interlocutori nel suo viaggio europeo che volge al termine. Tra i quali a Roma con Benedetto Della Vedova, che è sia segretario generale del partito Più Europa (rappresentato in Parlamento da Emma Bonino, che con Maggy ha avuto interlocuzioni in molti comuni eventi internazionali), sia Sottosegretario del Ministero degli Esteri con delega anche ai Diritti umani.

Nel lasciare Roma questa la sua raccomandazione fatta a tutti coloro che operano nel quadro dei rapporti euro-africani: «Sono grata per tante manifestazioni di attenzione e affetto, ma la cosa più importante adesso è che i Paesi europei non cedano rispetto al tema della evidente necessità di mantenere il deterrente delle sanzioni già in atto verso un Paese che ha l’urgenza di ritrovare libertà e diritti per tutti e soprattutto per le nuove generazioni».

VEDI ANCHE:

28.1.2020 – https://lindro.it/burundi-evariste-ndaydhimiyr-il-vice-re-scelto-da-dio-e-con-poteri-limitati/ (F. Beltrami)

13.3.2020 – https://lindro.it/il-coronavirus-in-burundi-congela-pierre-e-l-opposizione-armata/(Fulvio Beltrami)

11.5.2020 – https://lindro.it/burundi-elezioni-2020-violenze-elettorali-e-rischio-guerra-civile/ (Fulvio Beltrami)

19.5.2020 – https://lindro.it/burundi-domani-al-voto-con-coronavirus-e-evariste-ndayishimiye-gia-presidente/ (J.G.)

21.5.2020 – https://lindro.it/burundi-voto-con-sorpresa-beffato-il-regime-agathon-rwasa-in-testa/(Fulvio Beltrami)

22.5.2020 – https://lindro.it/elezioni-in-burundi-la-contromossa-del-regime-valanga-di-dati-falsi/(Fulvio Beltrami)

25.5.2020 – https://lindro.it/burundi-cndd-e-la-strategia-del-fatto-compiuto-per-mantenere-il-potere/ (F. Beltrami)

28.5.2020 – https://lindro.it/burundi-chi-e-alfredo-frojo-amico-di-pierre-nkurunziza/ (Red.)

13.7.2020 – https://lindro.it/burundi-mistero-sullo-stato-di-salute-del-primo-ministro-bunyoni/ (F. Beltrami)

15.12.2020 – https://lindro.it/burundi-sdoganamento-della-giunta-militare-da-parte-di-onu-e-ue/ (Fulvio Beltrami)

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