giovedì, Dicembre 2

Maggiore autonomia per i Maori di Ngāpuhi? Le rivendicazioni dei Maori sono prese in considerazione, contrariamente a quelle degli Aborigeni

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Due pesi e due misure. È il caso di dirlo, quando si parla delle popolazioni indigene di Australia e Nuova Zelanda. In entrambi i casi, si tratta di popolazioni che vivevano stabilmente in quei territori da molto prima che si insediassero gli Europei, così come in entrambi i casi gli Indigeni hanno subito soprusi fisici e non per molti decenni.

Le somiglianze, tuttavia, si fermano qui, poiché i britannici hanno plasmato i rapporti con i due popoli in maniera estremamente differente sin dalla prima metà del diciannovesimo secolo. Nel caso dell’Australia, infatti, gli Aborigeni non furono riconosciuti come primi abitanti del sub-continente, un fatto che permise ai Britannici di reclamare quella sconfinata terra secondo il principio della Terra nullius, ovvero la ‘terra di nessuno’.

Nel caso della Nuova Zelanda – complice le tenace resistenza delle tribù indigene e la loro struttura sociale evidentemente più complessa ed organizzata – i Maori vennero invece riconosciuti di diritto, dopo decenni di combattimenti, come interlocutori di quei territori che abitavano da circa 600 anni. Fu questo il contesto storico che portò alla firma del Trattato di Waitangi del 1840 – il quale cedeva la sovranità alla Regina d’Inghilterra nella versione inglese e manteneva il dominio Maori, o Tino Rangatiratanga, sulla Nuova Zelanda – includendo anche gli Ngāpuhi, una tribù da sempre stanziata nell’estremo settentrione dell’Isola Nord, oggi sotto i riflettori per la richiesta di maggiore autonomia.

In un’intervista dell’aprile 2014 a un esperto del Gruppo Storico del Ministero della Cultura della Nuova Zelanda, il quale aveva chiesto di rimanere anonimo in rispetto del proprio regolamento interno, così venivano descritte le contrapposizioni tra inglesi e Maori: “Ovviamente ci sono stati violenti scontri fino al mutuo riconoscimento delle due parti, anche se questo non ha risolto del tutto il problema. In seguito a moltissimi scontri e incomprensioni, anche a causa dell’incapacità degli inglesi di parlare correttamente la lingua dei Maori, venne firmato un importante trattato nel 1840, il Trattato di Waitangi, il quale cedeva la sovranità alla Regina d’Inghilterra nella versione inglese e manteneva il dominio Maori, o Tino Rangatiratanga, sulla Nuova Zelanda. Il dibattito è aperto ancora oggi. Anche dopo il trattato, tuttavia, continuarono violenti scontri tra colonizzatori europei, i pakeha, e i Maori, i quali videro le proprie terre continuamente confiscate, riorganizzate e assegnate agli inglesi per permettere una crescita della loro popolazione in Nuova Zelanda”.

La condizione dei Maori è poi migliorata sensibilmente nel corso della seconda metà del secolo scorso, fino ad arrivare al cosiddetto ‘Rinascimento Maori’, un fondamentale momento storico e culturale, cominciato nel 1970, in cui il popolo Maori ha smesso di essere una popolazione in declino e destinata ad un tramonto demografico e sociale.

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