sabato, Settembre 18

Mafia italo-americana: solo un brutto ricordo?

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La mafia italo americana è dai tempi del proibizionismo parte della cultura e dell’immaginario collettivo popolare negli Stati Uniti. Nonostante venga spesso considerata come un fenomeno dei tempi passati, una fase storica ormai conclusa, gli anni recenti hanno visto un crescendo straordinario delle attività delle famiglie mafiose italo-americane negli States.

Nel 2011 l’FBI – con l’aiuto della Polizia italiana – ha condotto e concluso una delle più grandi indagini contro il crimine organizzato di tutti i tempi: ben 127 persone arrestate, e diverse famiglie coinvolte. Nell’Agosto del 2016 la Polizia ha arrestato 46 membri di 4 famiglie mafiose newyorkesi: Genovese, Lucchese, Gambino e Bonanno.

Christian Cipollini, storico e autore del libro ‘Murder Inc.’, intervistato per ‘RT’, afferma che «molti fattori hanno contribuito al declino della mafia americana» che, come ogni altra organizzazione, «non può stare al top per sempre, ha sempre un successore […] nel caso della mafia c’è la sparizione di alcuni settori chiave, come il gioco d’azzardo che era generalmente illegale», e per quanto riguarda il narcotraffico, gli italiani sono stati spodestati dai cartelli sudamericani.

Alcuni affermano che la tragedia dell’11 settembre abbia dato nuova forza alla mafia americana. Cipollini conferma: le leggi contro il terrorismo – interno e internazionale – hanno fatto sì che lo Stato si concentrasse su un nemico diverso e «non solo la mafia, ma tutte le organizzazioni criminali, ne hanno aprofittato». «Nessuno sa davvero quanto effettivamente questo abbia aiutato le mafie», prosegue l’intervistato, «ma certamente c’è stata una rinascita, anche se non credo che porterà alla criminalità degli anni ’40, c’è troppa competizione oggi tra i criminali».

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