mercoledì, Dicembre 1

Mafia: commissari a Roma Commissione di indagine in Campidoglio. Venerdì il pacchetto anti-corruzione annunciato da Renzi

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Comune di Roma di fatto commissariato (presto nominata una commissione di indagine) dal prefetto Giuseppe Pecoraro in accordo col ministro dell’Interno Angelino Alfano. Ma gli schizzi di fango dello scandalo Mafia Capitale colpiscono il Pd per la cena di finanziamento con Matteo Renzi dove era presente anche Salvatore Buzzi. Il premier annuncia un pacchetto di norme anti-corruzione in arrivo venerdì in Cdm. Chiamata in causa anche Anna Finocchiaro. Alfio Marchini chiede le dimissioni di Marino: «Tutti ipocriti». Riforma Senato: governo sotto su due emendamenti e Renzi pensa ad elezioni anticipate con il ‘Mattarellum’. Beppe Grillo denuncia il finanziamento del governo alla società Eur Spa e presenta in Senato il referendum anti-Euro. La ‘zarina’ del Fmi Christine Lagarde a Palazzo Chigi, mentre Juncker minaccia l’Italia. Jobs act, la Uil denuncia: «Più conveniente licenziare».

Il Comune di Roma guidato dal sindaco Ignazio Marino – che stamattina ha consegnato nuove carte ‘scottanti’ al procuratore capo Giuseppe Pignatone – almeno per il momento non verrà sciolto. Meglio evitare una figuraccia planetaria alla città caput mundi. Una triade di commissari governativi dovrà però ficcare il naso in tutti gli atti del Campidoglio: un commissariamento di fatto. Intanto procedono gli interrogatori degli arrestati nell’ambito dell’inchiesta sulla Mafia Capitale. Il Pd cerca di liberarsi dalle sabbie mobili dei torbidi rapporti con la banda Buzzi-Carminati e dal ‘gossip’ nato intorno alla partecipazione del boss della cooperativa ‘29 giugno’ alla cena romana di finanziamento del partito del 7 novembre scorso, confermata dal suo collaboratore Claudio Bolla. La soluzione proposta ieri da Matteo Renzi con un quanto mai accorato messaggio alla Nazione sarebbe un pacchetto di norme anti-corruzione, talmente urgente da dover essere presentato domani alle 8 di mattina in Consiglio dei Ministri (riunione poi slittata a venerdì sera). Pene inasprite per i ‘tangentari’, allungamento della prescrizione e sequestro dei beni. Queste le misure all’apparenza draconiane avanzate dal premier. Ma si sospetta la solita ‘annuncite’ perché quello che ‘Matteo’ non dice è che non si tratta di un decreto legge (subito in vigore), ma di un disegno di legge che dovrà essere approvato dalle due Camere.

Chi sa quanto ne saranno entusiasti gli alleati di governo di Ncd (‘Nuovo centro detenuti’ secondo Marco Travaglio) e i ‘diversamente alleati’ dell’opposizione berlusconiana. E, infatti, il primo a mettere il bastone tra le ruote del carro renziano è il forzista Maurizio Gasparri che questa mattina ad Omnibus su La7 si è detto subito contrario ad una «norma che allunghi i tempi dei processi in Italia». E anche per Daniela Santanchè quelle di Renzi sono «solo parole». Una palude parlamentare dalla quale ha le idee chiare di come uscirne Luigi De Magistris. In un tweet il sindaco di Napoli afferma che «con Renzi premier e segretario Pd, Expo, Mose, Mafia Capitale. Propaganda su corruzione e mafie. Istituzioni impregnate. Ci vuole la rivoluzione». Intervistato da Radio Roma Capitale è il ‘costruttore rosso’ Alfio Marchini (già candidato al Campidoglio) a ribadire l’accusa di «ipocrisia» lanciata in questi giorni contro Pd e Pdl e a dipingere un affresco reale della cloaca romana. «Con Marino c’è stata una perfetta continuità con gli appalti dati da Alemanno – accusa Marchini – penso alle emergenze rifiuti prima con i maiali, poi nelle metropolitane, o alla manutenzione delle ville storiche. Sono tutte le stesse cooperative. Gli appalti sono stati fatti con le stesse modalità che faceva Alemanno».

Intanto, sul blog di Beppe Grillo questa mattina è comparso un post che accusa il governo di aver anticipato «liquidità ad Eur Spa per 100 milioni di euro». Ricordiamo che la Eur Spa è una delle società coinvolte nell’inchiesta ‘mondo di mezzo’ il cui Ad era quel Riccardo Mancini, camerata di vecchia data e collaboratore diretto dell’ex sindaco Gianni Alemanno (chiesta una rogatoria internazionale per fare luce sui suoi viaggi in Patagonia). «Il risultato», si legge nel post, «è che grandi quantità di soldi pubblici sono stati messi a disposizione di personaggi come Carlo Pucci, dirigente di Eur, e Riccardo Mancini, ex presidente della società, entrambi arrestati per essere il primo “a libro paga” e il secondo “a disposizione” della “banda di Roma”». Ennesimo imbarazzo per un premier che si finge stupito e arrabbiato. Dal tritacarne di Mafia Capitale esce anche il nome di Anna Finocchiaro. «Qualcuno ha tirato in ballo il mio nome per presunti incontri o colloqui con Salvatore Buzzi», dice l’esponente piddina famosa per il carrello dell’Ikea spinto dagli uomini della sua scorta. Ma lei smentisce e si dichiara pronta a querelare.

Proprio Beppe Grillo ha tenuto una conferenza stampa in Senato per presentare il referendum contro l’Euro. Iniziativa bollata come «una perdita di tempo e una presa in giro» da Matteo Salvini anche se lui stesso considera l’Euro «una moneta criminale». Di fronte alla stampa estera il leader della Lega conia però un nuovo fortunato slogan: «Abbattere il Muro di Bruxelles». A proposito di Europa, in mattinata, il direttore generale del FMI Christine Lagarde (il diavolo in persona nella concezione grillina e salviniana) ha incontrato il premier a Palazzo Chigi. Non prima di una tradizionale photo-opportunity scattata nella sala dei Galeoni. Un incontro ‘di cortesia’, durato circa un’ora, che Renzi ha riassunto assicurando che anche i falchi del capitalismo neoliberista mondiale eredi di Bretton Woods «chiedono all’Europa di investire sulla crescita».

Interpretazione renziana poco credibile visto che, quasi contemporaneamente, il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker minacciava, anche lui mafiosamente ‘alla Carminati’, il governo italiano (e quello francese) di «conseguenze spiacevoli» e di un «rischio inasprimento della procedura» in caso di mancato cambio di passo sulle ‘riforme rigoriste’ pretese dai burocrati di Bruxelles. Un’offerta che non si può proprio rifiutare. La parola ‘riforme’ fa tremare il governo Renzi che, nella giornata nera di oggi, è andato sotto per ben due volte alla Camera in commissione Affari Costituzionali su due emendamenti. Eliminata dal nuovo Senato la nomina dei cinque senatori spettante al presidente della Repubblica, come previsto dall’articolo 2 del ddl costituzionale partorito dal patto del Nazareno. Tutta colpa di minoranza Pd e frondisti di FI. Anche questo un avvertimento in perfetto stile ‘coppola e lupara’, tanto che i renziani hanno subito presentato un emendamento ‘salvagente’ alla legge elettorale Italicum che consentirebbe il ricorso alle urne nel 2015 con il Mattarellum e non con il temuto  Consultellum proporzionale.

Jobs Act. I sindacalisti della Uil calcolano che con le nuove norme sarà più conveniente licenziare perché gli sgravi per le nuove assunzioni (con meno diritti per i lavoratori) saranno maggiori rispetto agli indennizzi economici da pagare a chi subisce un licenziamento economico. Lo stesso Pd sta cercando di metterci una pezza al Senato. Per questo i decreti attuativi della legge delega votata ‘in bianco’ dal Parlamento, anche se promessi «entro dicembre» dal solito ‘bomba’ Renzi, non vedranno la luce prima di tre mesi, come confermato dal ministro del Lavoro ‘frequentatore di Buzzi e Casamonica’ Giuliano Poletti.

 

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