martedì, Settembre 21

Mafia Capitale: condannato Ozzimo del Pd

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«La famiglia non si difende con carabinieri e galera». È questo il concetto principale espresso da Emma Bonino sul ‘Fatto Quotidiano’ per rispondere all’offensiva ultracattolica dispiegata dal ministro dell’Interno Angelino Alfano contro il ddl Cirinnà sulle unioni civili. L’argomentazione trita e ritrita utilizzata dai ‘servi del Vaticano’ è sempre la stessa. «La stepchild adoption rischia di portare il Paese verso l’utero in affitto», aveva ripetuto ieri l’alfaniano Alfano, «verso il mercimonio più ripugnante che l’uomo abbia saputo inventare. Vogliamo che l’utero in affitto diventi un reato universale e che venga punito con il carcere, come i reati sessuali». Parole che hanno scosso la dignità della Bonino. «Pretendere di governare questioni così delicate gridando ‘in galera, in galera! È la solita illusione fallimentare», si sfoga la storica attivista Radicale, «l’unico risultato è che rinunciamo a distinguere tra comportamento solidale e criminale e condanniamo molte coppie ad andare all’estero». Con la sua battaglia di retroguardia contro la stepchild adoption Alfano, ne è convinta Bonino, «vuole impedire che alcuni bambini abbiano due genitori su cui contare». L’intervista si chiude con una profezia di sventura anti Ncd perché, afferma Emma, «la battaglia contro le unioni civili non ha alcuna forza perché non ha consenso nel Paese. Se Alfano andrà avanti con la linea dello scontro credo che sarà lui e il suo partito a rimetterci».

«La Festa del Tricolore sia l’occasione per riflettere sui tanti valori che accomunano il popolo italiano sotto la sua bandiera», dichiara in una nota quel ‘figlio di Colaninno’ di Matteo Colaninno perché «il Tricolore è il simbolo della nostra identità a cui gli italiani sono legati perché rappresenta il nostro biglietto da visita in Italia e nel mondo. Esaltare oggi il Tricolore», conclude il parlamentare Pd, «significa farlo all’interno di un contesto europeo e internazionale dove tutte le identità hanno pari importanza e dignità: è nell’ottica del dialogo e della condivisione che dobbiamo promuovere i nostri valori e il nostro dna». Concetti colmi di una retorica antistorica e fuori dal tempo. Se a sinistra (si fa per dire) le reazioni riflettono un nauseante nazionalismo di facciata, il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri, definibile sommariamente come un indipendente di centrodestra, vorrebbe darci a bere che «la Festa del Tricolore, che si celebra oggi, sia l’occasione per ricordare e riscoprire, attraverso la nostra bandiera, la nostra identità, fatta di valori, storia e cultura che rivestono un’importanza fondamentale in tutto il mondo». Poi Ferri si dà la zappa sui piedi da solo quando afferma soavemente che «l’appartenenza alla nostra Italia non sia solo retorica, ma ispirata dall’impegno a lavorare ogni giorno per rendere il nostro Paese più equo e competitivo».

Nel festival delle parole in libertà non poteva mancare la pasionaria berlusconiana Daniela Santanché. «Nonostante Renzi abbia mandato l’Italia in malora e l’Europa sia incapace di respingere l’invasione dei clandestini», dice la compagna di Alessandro Sallusti, «in occasione della Festa del Tricolore mi sento ancora orgogliosa di essere italiana solo per il coraggio che gli italiani stanno dimostrando di fronte a un declino inesorabile». Se poi ci si mette pure il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a conservare la muffa sul mobilio, il gioco retorico è fatto. Anche se, è giusto dirlo, l’inquilino del Quirinale prova a svecchiare il significato di un simbolo mai divenuto veramente tale. «Il Tricolore è ora la bandiera anche dei nuovi cittadini italiani, che da anni vivono e lavorano con noi e che amano con noi la Patria comune», scrive in una nota Mattarella, «il simbolo dell’unità, dunque, è anche un segno di apertura. È una risorsa che può aiutarci ad affrontare meglio le sfide del futuro. Viva il Tricolore, viva la Repubblica».

 

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