giovedì, Giugno 17

Mafia Capitale, coinvolti Alfano e CL

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Come già anticipato da ‘L’Indro’, ci sono decine di nuovi arrestati e indagati nell’inchiesta Mafia Capitale bis. Beppe Grillo accusa il Pd di esserci «dentro fino al collo», prenota il M5S per «governare Roma» e attacca il commissario romano Matteo Orfini. Maurizio Gasparri propone di commissariare Regione e Comune. Anche il chiacchierato sottosegretario all’Agricoltura Giuseppe Castiglione indagato per turbativa d’asta a Catania per la scandalosa vicenda della gestione del CARA di Mineo. Lui nega di aver ricevuto avvisi di garanzia, ma il ‘Sistema Alfano-Viminale-CL-Ncd’ (finalizzato alla gestione dei migranti attraverso la cooperativa ‘La Cascina’) scricchiola per colpa della ‘gola profonda involontaria’ Luca Odevaine. Renato Brunetta chiede spiegazioni, ma per il momento il ministro tace. Prima visita all’Expo del presidente Sergio Mattarella che firma la Carta di Milano e chiede severità contro i corrotti. Vincenzo De Luca non molla, conferma la querela alla Bindi, fa i complimenti a Maurizio Crozza per la sua imitazione e promette di nominare la nuova Giunta regionale prima che la legge Severino faccia effetto. Tesi sostenuta anche dal viceministro dell’Interno Filippo Bubbico. Matteo Salvini fa le prove da statista indossando giacca e camicia di fronte ai giovani di Confindustria riuniti a Santa Margherita Ligure. Il M5S consegnerà lunedì al presidente del Senato Pietro Grasso le firme raccolte per il referendum sull’euro. Nasce nel fine settimana la Coalizione Sociale proposta da Maurizio Landini.

Come se non fosse bastata la seconda retata compiuta nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale a certificare che Roma è una città allo sbando, l’incidente occorso questa mattina nella Metro B dell’Urbe diventa lo specchio del disastro in cui è piombato il Comune guidato da Ignazio Marino. Fresca di giornata la notizia, peraltro attesa da mesi, che il fedelissimo siciliano alfaniano, sottosegretario all’Agricoltura, Giuseppe Castiglione, è indagato per la presunta gestione criminale del Centro richiedenti asilo (CARA) di Mineo. Iniziativa presa dalla procura di Catania, ma collegata all’inchiesta ‘madre’ Mafia Capitale. A ‘tradire’ involontariamente Castiglione pare sia stato Luca Odevaine, intercettato più volte dagli inquirenti mentre ‘scoperchia’ il sistema di finanziamento di Comunione&Liberazione, anche tramite il sottosegretario, al partitino di Angelino Alfano. Quest’ultimo, da ministro dell’Interno, potrebbe finire adesso in un macroscopico conflitto di interessi, visti i rapporti ‘triangolari’ del Viminale con Odevaine e la cooperativa ciellina ‘La Cascina’ che gestisce il CARA. Sempre oggi, intanto, si sono tenuti a Regina Coeli gli interrogatori di garanzia dei nuovi ‘eccellenti’ arrestati. Tra questi, l’ex presidente del Consiglio comunale in quota Pd Mirko Coratti (uno che prima ‘se lo so comprato’ e adesso ‘se lo so bevuto’), l’altro Dem ex assessore alla Casa Daniele Ozzimo e il dirigente comunale Angelo Scozzafava.

Ad aprire la sfilata delle inquietanti dichiarazioni di rito della politica ci pensa Nicola Zingaretti. «Ciò che sta emergendo è inquietante», dice al ‘Corriere della Sera’ con una ingenuità preoccupante il piddino presidente della Regione Lazio, «l’inchiesta offre un quadro devastante di ciò che si muove o si è mosso in città». Eppure Nicola è il fratello di Luca, il famoso Commissario Montalbano con il fiuto da ‘sbirro’, ma in questi anni non si è mai accorto del marcio di Mafia Capitale che gli passava sotto al naso. Prova invece a recuperare un briciolo di credibilità il presidente dell’Anac Raffaele Cantone, precipitato nelle classifiche dell’onestà intellettuale dopo la discesa in campo in favore dell’impresentabile neo eletto governatore campano Vincenzo De Luca. «Dopo le nuove indagini», spiega Cantone, «stiamo valutando il commissariamento di alcuni appalti. E per primo valuteremo il commissariamento dell’appalto del Cara di Mineo», il centro di accoglienza trasformato in una stalla per la mungitura di soldi sporchi sulla pelle dei migranti. Benvenuto Cantone.

Vero è che l’inchiesta condotta dal procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino e dai pubblici ministeri Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli, spazia a 360° da destra a sinistra (oggi sono usciti i nomi di altri 21 indagati tra cui Marco Visconti, ex assessore all’Ambiente della giunta guidata da Gianni Alemanno). Ma il peso di Mafia Capitale, una volta decaduto Alemanno, grava quasi interamente sul corpaccione infetto del Pd romano. Per questo la capogruppo M5S alla Camera, Francesca Businarolo, ha gioco facile nel ricordare a Matteo Orfini (uno che è stato nominato commissario ‘ripulitore’ del partito romano che lo ha praticamente allattato) che «hai badilate di letame da spalare, comincia a farlo e smetti di infangare ingiustamente il M5S», accusato ingiustamente dai Dem di intrattenere rapporti con alcuni mafiosi di Ostia. Per i grillini, il ‘Matteo con la barba’ rappresenta solo il «paravento» di Matteo Renzi, il quale straparla di ‘far pagare caro, far pagare tutto’ (come i cori degli anni ‘70) ai colpevoli di corruzione, ma intanto perde la faccia per difendere lo sceriffo De Luca dalla legge Severino. Il povero Orfini viene fatto oggetto anche degli strali di Beppe Grillo in persona che, sul suo blog, prima lancia l’hashtag #marinodimettiti e poi descrive ‘Matteino’ «bravissimo a giocare alla Play Station come un quindicenne mentre la mafia si mangia Roma».

Discorso a parte va fatto per Matteo Salvini che, gasato dal trionfo elettorale alle Regionali, si presenta di fronte alla platea dei giovani confindustriali riuniti a Santa Margherita Ligure con una inedita ‘giaccaecravatta’ e, spacciandosi per futuro premier, mette il dito nella piaga di Mafia Capitale che è una «enorme mangiatoia» dove «per ogni sbarco (di migranti ndr) c’è qualche ladro che si gratta le mani» contando sul fatto che Renzi e Alfano nella migliore delle ipotesi «dormono». L’Altro Matteo punta cinicamente sul suo cavallo di battaglia: l’immigrazione selvaggia. E come dargli torto di fronte ad una gestione criminale da parte della politica nazionale dell’accoglienza ai migranti che, come dice saggiamente Salvatore Buzzi, «rende più del traffico di droga»? Tesi scientifica, quella proposta dalla ‘mano Sinistra del diavolo’ Massimo Carminati, che trova subito sponda nella luminare Daniela Santanchè la quale propone a Renzi di reintrodurre il «reato di clandestinità». Una situazione talmente kafkiana, quella della corruzione dilagante nei Palazzi, da riuscire a restituire dignità di tribuna persino a Maurizio Gasparri per il quale «si impone un immediato commissariamento di Regione e Comune perché, stando così le cose, non è garantito un quadro minimo di legalità». Alzi la mano chi la pensa al contrario.

Mafia o non mafia, la confusione continua a regnare sovrana in un centrodestra che più frammentato non si può. L’inesauribile Renato Brunetta mette le mani avanti con l’ospitale ‘Corriere della Sera’ contro il paventato abbandono di FI da parte dei fedelissimi di Denis Verdini, derubricandoli al ruolo di «transfughi». Tocca poi al siciliano Saverio Romano enunciare le sue idee limpide come acqua di fonte sul fatto che lui non seguirà Raffaele Fitto nel nuovo gruppo Conservatore, ma non resterà neanche in FI perché «non esiste più». Ma di sicuro Romano andrà dove ci sono poltrone libere. Più istituzionale il cresciutello golden boy berlusconiano Antonio Tajani che si dice disposto a «trattare» con la Lega. Almeno fino a quando il partito azzurro non evaporerà.

Gran finale dedicato allo show del presidente sub iudice della Regione Campania Vincenzo De Luca. «Ho già in mente la giunta ma non la anticipo», dice infischiandosene caldamente degli effetti della legge Severino quello che Renzi chiama il ‘sindaco della Campania’, «avrete un vicepresidente che vi farà sognare, ma non sognerete molto, starò sempre io lì. Chi vince governa». Con chiaro riferimento alla necessità di nominare un prestanome da manipolare a piacimento. De Luca conferma ‘mafiosamente’ la querela a Rosy Bindi («ingoierà le sue parole ignobili»), ma è troppo furbo e non ci sta a passare per il cattivo corrotto. Per questo si avventura in una sperticata lode dell’imitatore Maurizio Crozza: «Da zero a 10 mi piace 11, è un maledetto che mi ha creato un problema di identità. A volte mi sembra di guardarmi allo specchio. Certo mi ha inibito l’uso di qualche parola come ‘personaggetto’». Successo assicurato.

 

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