martedì, ottobre 23

Maduro ricomincia dal petrolio, con l’aiuto cinese Secondo fonti d’agenzia esisterebbe un piano per la privatizzazione di alcuni giacimenti petroliferi, e la Cina potrebbe fare la parte del leone

0

Alla vigilia della partenza di Nicolas Maduro per la Cina, a metà della scorsa settimana, l’agenzia stampa Reuters’ ha reso noto che il Venezuela avrebbe un piano di privatizzazione ‘mascherata’ di almeno 7 giacimenti petroliferi.
Il
Venezuela consegnerebbe sette giacimenti petroliferi a società che avranno il compito incrementare la produzione nel contesto di contratti simili a quelli ritirati con l’avvento alla guida del Paese di Hugo Chavez, il che significherebbe ribaltare completamente la politica petrolifera dell’era socialista Chavez-Maduro.
Al ritorno dalla sua visita in Cina, il Presidente ha dichiarato di avere nuovi impegni da Pechino per i finanziamenti a favore dell’industria petrolifera, su cui evidentemente Caracas fa affidamento per tentare di far fronte alla crisi. «Ci sono impegni finanziari per aumentare la produzione di petrolio, la produzione di oro e gli investimenti in oltre 500 progetti di sviluppo in Venezuela» , ha detto Maduro alla televisione di stato venezuelana ‘VTV’ dalla Cina», ha detto Maduro da Pechino dove ha incontrato il Presidente Xi Jinping e ha partecipato a riunioni presso la China Development Bank e la China National Petroleum Corporation.

La Cina è il principale creditore del Venezuela. Caracas ha già ricevuto più di 50 miliardi di dollari di prestiti da Pechino, dei quali circa 20 devono ancora essere restituiti, il rimborso avviene attraverso le forniture di petrolio. Debito che era stato ridiscusso nel 2016 e che potrebbe essere stato nuovamente dilazionato in occasione di questa visita. Secondo gli analisti (in primis la società di consulenza venezuelana Ecoanalitica, molto attenta all’economia venezuelana), da questo viaggio Maduro avrebbe ottenuto un nuovo prestito di 5 miliardi di dollari e una nuova proroga sul vecchio prestito.

Attorno al petrolio ruoterebbero gli accordi e i prestiti -vecchi e nuovi- tra Cina e Venezuela.
Il 28 agosto scorso, Maduro, parlando in tv, aveva preannunciato un rilancio del settore petrolifero, attraverso un piano che richiederebbe investimenti per 430 milioni di dollari e un aumento della produzione di 641.000 barili al giorno. Secondo le informazioni ottenute da fonti molto vicine alla Presidenza da ‘Reuters’, il piano di ritorno nel settore dei privati sarebbe strutturato su accordijoint service agreementstra la compagnia di Stato petrolifera PDVSA e sette compagine per altrettanti giacimenti -due dei quali gestiti dall’italiana ENI e dalla francese Total. PDVSA lascerebbe alle compagine la gestione per sei anni di tali giacimenti a condizione che aumentino la produzione, finanzino gli investimenti richiesti e acquistino le attrezzature necessarie. Le aziende saranno rimborsate per gli investimenti che fanno e per la produzione da PDVSA. Le compagine che hanno accettato la proposta governativa, sempre secondo ‘Reuters’, sarebbero le venezuelane Petrokariña, Enfriadores de Venezuela CA, Consorcio Rinoca Centauro Kariña, Well Services Cavallino e Consorcio Petrolero Tomoporo, la società panamense Helios Petroleum Services, e la cinese Shandong Kerui Holding Group.

Sabato scorso il Presidente Maduro a Pechino ha firmato memorandum d’intesa in materia di energia e miniere, che, secondo quanto da lui stesso dichiarato, valgono diversi miliardi di dollari. E’ possibile che l’ingresso dei privati nel settore petrolifero venezuelano sia connesso agli accordi stretti a Pechino, che a questo punto per un verso garantirebbe liquidità a Caracas perché PDVSA possa rimborsare le aziende, dall’altra, con il coinvolgimento delle imprese cinesi, Pechino si assesterebbe nel controllo del petrolio venezuelano, dall’altra ancora, in ultimo, si metterebbe in condizione di essere sicuramente ripagata dei vari prestiti in petrolio, appunto, una risorsa di fondamentale importanza per il Paese. A guadagnarne, nei piani di Maduro, sarebbe però anche il Venezuela, che da sempre ha nel petrolio la sua risorsa principale, generatore 96% del reddito del Venezuela, dei successi e poi ora del collasso del chavismo. La produzione petrolifera è scesa al livello più basso in tre decenni -ad agosto a 1,4 milioni di barili al giorno, secondo l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC), secondo gli addetti ai lavori perchè le infrastrutture petrolifere statali PDVSA sono state trascurate e le esplorazioni frenate, mentre le entrate petrolifere sono state utilizzate per colmare il deficit fiscale. Il Venezuela e la sua compagnia petrolifera statale PDVSA sono stati dichiarati in parziale default nel 2017 per il mancato pagamento dei debiti obbligazionari.
Le aziende coinvolte in questaprivatizzazione mascherata’ -come è stata definito questo piano- secondo gli analisti, pongono delle perplessità derivanti tutte dal fatto che le 7 aziende coinvolte mancherebbero di esperienza specifica nella produzione di petrolio, sono aziende fornitori di servizi petroliferi, il che significa anche che potrebbero non riuscire recuperare i capitali necessari. La produzione petrolifera venezuelana a luglio è scesa al di sotto del limite di 1,3 milioni di barili: a 1,227 milioni di barili al giorno, da giugno a 47.700 barili al giorno. La media nel 2016 era di 2,154 milioni di barili, 1,911 milioni di barili nel 2017. Alcuni analisti prevedono che la produzione scenderà al di sotto di 1 milione di barili alla fine di quest’anno. La produzione deve riprendere, e riprendere in fretta. Queste aziende potrebbero non essere all’altezza del compito, e però le compagine che avrebbero le carte in regola per una simile sfida sono bloccate dalle sanzioni. La Cina con le sue compagnie potrebbe essere l’alternativa e Shandong, produttore di attrezzature petrolifere, potrebbe portarsi dietro ben altri soggetti. «La Cina vede e sviluppa i legami sino-venezuelani da una prospettiva strategica e a lungo termine», ha detto Xi nel corso dell’incontro con Maduro. La prospettiva strategica di Xi è Belt and Road, la nuova via della seta, che ha in America Latina uno degli snodi mondiali più importanti, e Maduro in questo momento ha una sola carta da giocarsi per provare avere un futuro, questa carta è il petrolio, moneta di grande interesse per Pechino, insieme a un Venezuela visto come una delle ‘piattaforme’ di controllo del subcontinente latinoamericano. Negli Stati Uniti si guarda con preoccupazione alla possibilità di una alleanza di sinistra Venezuela, Cuba, Bolivia, Nicaragua e El Salvador come porta di ingresso della Cina in America Latina. Così si spiega bene l’intervento di venerdì del Segretario Generale dell’Osa (Organizzazione degli Stati Americani, particolarmente vicina agli USA), Luis Almagro, secondo il quale, «Circa un intervento militare per rovesciare il presidente Nicolás Maduro non dobbiamo scartare alcuna opzione».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore