martedì, Ottobre 19

Maduro regola il mercato dell'auto field_506ffb1d3dbe2

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Il 3 dicembre scorso, nell’ambito dell’offensiva economica dichiarata dal Governo venezuelano contro l’inflazione, il Presidente Nicolás Maduro ha annunciato la presentazione di un decreto per abbassare i prezzi delle automobili e regolare il mercato delle vetture nel Paese. Una misura che, nelle intenzioni di Maduro, dovrebbe ‘favorire i lavoratori e la classe media’, coloro che stanno pagando più duramente gli squilibri macroeconomici emersi nel corso del primo anno di mandato del successore di Hugo Chávez.

Il decreto, numero 625, concede di fatto allo Stato il compito di decidere il livello dei prezzi per la vendita delle vetture prodotte su suolo nazionale. Il Presidente, dopo la firma, ha dichiarato che il controllo dei prezzi risponderà a criteri di giustizia, il guadagno sarà del produttore e vi sarà l’obbligo di collocare sul veicolo un etichetta con il prezzo giusto garantito dallo Stato direttamente all’uscita dalla fabbrica. In pratica il Governo si propone di saltare l’intercessione delle concessionarie, tagliandole fuori dal presunto circuito speculativo per mantenere il prezzo intatto finchè non giunge nelle mani del compratore.

Inoltre, la nuova legge stabilisce che le macchine usate non potranno superare il costo delle vetture nel mercato primario, cioè le macchine usate non potranno essere vendute a un prezzo superiore di quelle nuove. In questo senso la cifra indicata dopo la produzione varrà come linea di demarcazione.

Il settore automobilistico è un esempio emblematico delle difficoltà che attraversa il mercato venezuelano, alle prese con continui ammanchi di prodotti. Difficoltà che coinvolgono naturalmente anche i beni di consumo durevoli, come le macchine, e non solo quelli di consumo immediato. Le politiche restrittive degli ultimi anni sul tasso di cambio tra la valuta nazionale, il Bolivar, e il dollaro hanno creato una moneta forzatamente sopravvalutata, rendendo difficile l’importazione di prodotti dall’estero, soprattutto in quei mercati dove la produzione interna è pressochè assente.

Questo è il motivo per cui, se si vuole comprare una macchina in Venezuela, si affronta un compito impegnativo. Poichè le importazioni non riescono a soddisfare la domanda, le vetture scarseggiano, e non è una sorpresa vedere i saloni dei concessionari vuoti. Dopo aver fatto richiesta di ottenere la propria vettura, bisogna mettersi in liste d’attesa che possono durare anche un anno.

Vista la situazione, gli acquirenti si arrangiano come possono, gettandosi sul mercato dell’usato, e i venditori ne approfittano. Appena riescono a mettere le mani su un veicolo nuovo lo rivendono a un prezzo raddoppiato, uno scenario che si presta facilmente alla penetrazione della criminalità organizzata e alla speculazione degli stessi venditori. Molte concessionarie infatti propongono a chi è interessato di pagare un prezzo maggiorato per avere la possibilità di saltare la lista d’attesa.

La stretta sui prezzi decisa dal Governo per ‘combattere le mafie’ si colloca in una più vasta offensiva contro l’inflazione, che ha avuto come bersaglio principale i commercianti e gli industriali, accusati di gonfiare a dismisura i prezzi, in quella che Maduro ha spesso definito una guerra economica volta a creare disordini nel Paese e favorire l’opposizione al Governo socialista del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV). Già a marzo, nel corso della campagna elettorale per le Presidenziali, Maduro si era scagliato duramente sui presunti colpevoli, ma solo ora, grazie alla cosidetta Ley habilitante, che gli consente di governare per decreto su determinate materie, ha preso provvedimenti, che coinvolgono il settore automobilistico.

Provvedimenti che l’opposizione della Tavola di unità Democratica (MUD) ha criticato duramente, in quanto ‘poco credibili e incoerenti’ per far uscire il Paese dalla crisi economica in cui versa. Anche i rappresentanti dell’industria venezuelana non hanno visto di buon grado i provvedimenti del Governo. Per costoro, il rialzo dei prezzi riflette semplicemente la dualità tra domanda e offerta. In questo caso, la domanda di vetture supera l’offerta creando un inevitabile aumento del loro prezzo.

Diversi economisti si sono rivelati piuttosto scettici sull’utilità del decreto. Secondo Steve Hanke, Professore di economia applicata alla Johns Hopkins University di Baltimora, cercare di mettere sotto controllo i prezzi potrebbe causare una maggiore diminuzione del numero di vetture a disposizione per la vendita. Secondo Hanke, che ha parlato a The Big Story, ‘se i prezzi decisi dal Governo saranno al di sotto del prezzo di mercato, ci saranno ulteriori ammanchi’.

In generale, negli ultimi anni si è assistito ad un calo progressivo nelle vedite di automobili. Quest’estate, la Cavenez, l’Associazione dell’industria automobilistica venezuelana, ha riportato la vendita di circa 120.000 veicoli, con un calo del 3,6% rispetto all’anno precedente e di quasi mezzo milione rispetto al 2007. La diminuzione delle vendite è da associarsi a una caduta delle importazioni cominciata proprio nel 2007, quando il Governo di Hugo Chavez ha limitato la quantità di dollari distribuita agli importatori in un tentativo di incrementare la produzione nelle fabbriche locali.

Il calo delle vendite causato dalla diminuzione delle importazioni non è stato compensato dagli sforzi compiuti da Chavez nell’ultimo decennio di creare un’industria automobilistica per la produzione di macchine su suolo nazionale, una politica che Maduro dichiara di voler proseguire.

Nel 2011 la Chery, una casa automobilistica cinese, si era accordata con il Governo per la fabbricazione in Venezuela di due modelli di vetture, da vendere successivamente a prezzi ribassati. Un annuncio roboante che si è rivelato piuttosto esagerato, dato che le macchine prodotte sono insufficienti a coprire il vuoto lasciato dai produttori stranieri, nonostante Maduro si sia affannato, durante il suo ultimo viaggio in Cina, a siglare nuovi accordi per aumentare la produzione delle industrie locali che utilizzano componenti cinesi.

Il progetto Chery, nelle sue fabbriche controllate dallo Stato è comunque arrivato a produrre 18.000 vetture e dovrebbe espandersi ulteriormente per raggiungere le 30.000 unità nel corso del 2014.

Il Governo, mentre blocca e ostacola il mercato privato, importa le proprie automobili. A SEAT e Honda non è stata rinnovata la licenza e per i prossimi sei anni non potranno importare vetture. Nel frattempo, si prevede che le importazioni di macchine prodotte in Cina saliranno sul finire dell’anno di 30.000 unità.

Queste vetture importate dalla Cina sono state oggetto di grande controversia. L’azienda statale che le fornisce, una controllata dal Ministero del commercio chiamata Suvinca, utilizza compagnie intermediarie negli USA per importare vetture cinesi, alcune costruite da aziende statunitensi in Cina, che vengono pagate in Yuan prelevati dal Fondo Cinese, un fondo di investimento congiunto sino-venezuelano. In seguito Suvinca le distribuisce in Venezuela in modo arbitrario a gruppi di individui a prezzi irrisori.

Insomma, con una contorta manovra, il Governo utilizzerebbe il prestito del Fondo Cinese, formalmente dedicato allo sviluppo delle infrastrutture nel Paese, per comprare vetture importate dalla stessa Cina.

Sulla dipendenza del Venezuela dai capitali cinesi è già stato detto tanto, ma le infruttuose politiche economiche del Governo, di cui quella per regolare il mercato automobilistico allo sfacelo sembra essere l’ennesimo esempio, potrebbero rendere vano anche l’appoggio, peraltro interessato e asimettrico, che i capitali del potente alleato hanno finora garantito all’economia venezuelana in crisi.

 

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