domenica, Ottobre 17

Maduro: nuove leggi contro il crimine field_506ffb1d3dbe2

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Plan de Pacificacion-Meduro

 

Da quando, il 6 gennaio scorso, l’attrice e modella Monica Spear è stata uccisa a colpi di arma da fuoco insieme all’ex marito, il tema della sicurezza sembra essere diventato un’ossessione nazionale. Gli alti livelli di criminalità e omicidi non sono una novità nel Paese latino-americano, uno dei più pericolosi al mondo, ma la morte della Spear ha causato una presa di coscienza senza precedenti tra i cittadini. Un fatto che costringe le forze politiche ad affrontare il tema con maggiore risolutezza.

I segnali della preoccupazione che stanno vivendo i venezuelani sono piuttosto evidenti. Si sono, infatti, moltiplicate le misure di sicurezza personali e collettive per fare fronte ai pericoli che negli ultimi anni la politica non ha saputo contenere in maniera efficace. Nei quartieri delle zone più densamente popolate delle grandi città si è verificato un vero e proprio boom di acquisti di telecamere di sorveglianza, sistemi di sicurezza e servizi di protezione privati, pagati tramite collette da parte dei condòmini, mentre aumenta sempre più il numero di persone che non si avventurano fuori di casa nelle ore più buie.

L’insicurezza popolare si è immediatamente ripercossa sullo scenario politico, obbligando in particolare il Governo presieduto da Nicolás Maduro ad uscire allo scoperto e prendere in considerazione nuove misure per rassicurare il Paese.

All’indomani dell’omicidio dell’attrice, Maduro ha annunciato un nuovo Piano per la Pacificazione del Paese, che dovrebbe essere implementato a partire dall’8 febbraio, ma poco è emerso sulle effettive misure che ne faranno parte. Il piano non rappresenta una novità, dato che già prima sul finire del 2013 se ne parlava, ma il Governo è stato costretto ad accelerare i tempi, sull’onda del malcontento. In seguito, si è proceduto anche ad un rimpasto dell’esecutivo, malgrado i Ministeri coinvolti non abbiano molto a che vedere con la giustizia e l’ordine pubblico.

Le parole del Presidente a proposito del nuovo Plan de Pacificacion sono del resto state piuttosto vaghe. «Alcuni lo chiamano un piano per combattere l’insicurezza, altri per la sicureza dei cittadini, altri un piano contro la violenza criminale», ha dichiarato ermeticamente nel corso di uno dei suoi annunci.

Nel frattempo, l’applicazione per Blackberry creata appena una settimana fa da un team di tecnici per conto del Governo, chiamata ‘Polizia tascabile’, capace di inviare un messaggio di aiuto a familiari e forze di Polizia segnalando la propria posizione con un click, sta andando a ruba.

A partire dal 1999, il chavismo ha organizzato ben 21 piani riguardanti il tema della sicurezza, che con il nuovo Plan in arrivo saranno 22. Una cifra, se confrontata con le statistiche del numero di omicidi riportate dall’Observatorio Venezolano de Violencia (ben 24.000 solo nel 2013, e il cui numero raddoppia ogni decennio a partire dagli anni 80) da cui si può tranquillamente dedurre che gli sforzi di Hugo Chavez e in seguito di Maduro si sono rivelati tanto numerosi quanto inconsistenti sul piano pratico.

Diversi i fattori che, secondo gli analisti, sono alla base di questi insuccessi ad attaccare il problema in modo efficiente, tra cui le obiettive difficoltà date dalla natura non organizzata del crimine e la sua non territorialità, l’eccessivo ricorso alla militarizzazione delle forze di Polizia e la mancata integrazione di un’effettiva riforma del sistema giudiziario. Se l’aumento del trend criminoso non è implicabile ai governi chavisti, dato che è precedente al loro insidiamento, è anche  indubbio questi ultimi sono stati sostanzialmente incapaci di porvi un freno.

Non sono mancate, come di consueto, le accuse mosse dal Governo nei confronti di attori esterni, una strategia che rappresenta una costante nell’attività di comunicazione dell’esecutivo. Hanno infatti fatto discutere, nei giorni scorsi, le dure parole pronunciate da Maduro contro le telenovele mandate in onda dai canali privati, colpevoli, secondo il successore di Chavez, di disseminare valori negativi che esortano alla violenza.
Ora il Governo potrebbe prendere provvedimenti nei loro confronti, in base ad una legge del 2004 che regola la diffusione dei programmi televisivi sulla base della loro utilità sociale. Una riunione è prevista nei prossimi giorni tra il Vice-presidente Jorge Arreaza per dirimere la questione e trovare un compromesso sui palinsesti. Emittenti come Venevision, le cui soap opera sono seguite in tutto il continente, hanno già subito, fin dai tempi di Chávez, questo tipo di pressioni da parte del Governo. I presunti legami tra di esse e le forze di opposizione al chavismo hanno già causato lunghe dispute, conclusesi con multe, censure e chiusure. Ironicamente, Monica Spear aveva raggiunto la popolarità proprio per i ruoli interpretati in questo tipo di sceneggiati.

Che le accuse di connivenza con l’opposizione e di immoralità vengano mosse in buona o in mala fede, vanno in ogni caso a creare capri espiatori che, secondo gli oppositori e i critici, poco hanno a che vedere con le reali cause della violenza, e molto con il bisogno del Governo di allontanare la pressione generata dalla propria impotenza.

Un’impotenza che cominci a causare dissidi e rimostranze anche all’interno della stessa compagine che forma l’alleanza che sostiene il Governo, di cui il PSUV (Partido Socialista Unido de Venezuela) fondato da Chavez rappresenta solo una parte, sebbene consistente.

Le critiche nei confronti della gestione del problema sicurezza e più in generale sulla condotta complessiva del Governo sono arrivate non solo dai banchi dell’opposizione, peraltro politicamente tramortita dall’ennesima sconfitta elettorale subita alle amministrative lo scorso 8 dicembre, ma dall’ala più estrema della maggioranza, che fa capo a un gruppo di intellettuali, tra cui Toby Valderrama, Vladimir Acosta e Nicmer Evans, riuniti sotto il nome di ‘Un Grano de Maíz’ o ‘Misión Conciencia’.

Dalle pagine del sito Aporrea e del quotidiano ‘Vea‘, mezzi di informazione privati ma filo-governativi, Valderrama, un ex guerrigliero vicino al fratello di Chavez, Adan, e allo stesso ex-Presidente, ha recentemente messo in discussione l’operato di Maduro e dei suoi colaboratori, che secondo i puristi della Rivoluzione Bolivariana starebbero tradendo il mandato chavista, specialmente dopo le ultime, parziali distensioni nei confronti dell’opposizione e degli industriali.

Il fatto è che queste aperture da parte di Maduro, che ha di recente organizzato un incontro con i rappresentanti dell’opposizione che occupano ruoli amministrativi presso comuni e Stati della Federazione, e in seguito ha addirittura stretto la mano all’acerrimo nemico, Henrique Capriles, leader della MUD (Mesa de la Unidad Democratica) che guida la compagine antichavista, si stanno approfondendo proprio in vista dell’emergenza sul tema della sicurezza.

Fino ad ora la querelle tra la ultraizquierda e Maduro ha avuto come oggetto principale il Plan de la Patria, un progetto legislativo volto a rafforzare il carattere comunitarista del socialismo bolivariano, che secondo Un Grano de Maiz avrebbe subito modifiche rispetto alla versione ideata da Chavez in senso moderato. Ma le recenti vicende potrebbero scatenare ulteriormente le divisioni all’interno del chavismo, che, nonostante si sforzi di apparire monolitico di fronte all’elettorato, è in realtà composto di molte anime diverse, che ora faticano a rimanere coese dopo la scomparsa di Chavez, vero collante dell’alleanza.

Ora l’approfondirsi della crisi economica e sociale che vive il Paese potrebbe minare ulteriormente la coesione della maggioranza, che deve guardarsi non solo dagli avversari di destra, ma anche da quelli di sinistra. E proprio questi ultimi potrebbero rivelarsi i più insidiosi.

 

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