martedì, Ottobre 26

Madrid, tra elezioni e Covid-19 Madrid ha dovuto affrontare la gestione del covid-19 con un sistema sanitario indebolito, a causa di anni di scarso interesse per le questioni pubbliche e impegno per la collaborazione pubblico-privato

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L’avanzata del covid-19 in Spagna è stata caratterizzata da successive ondate di infezioni, seguite da dibattiti sulla sua gestione con poche argomentazioni scientifiche. Dibattiti mossi dalla forza delle emozioni, in cui hanno prevalso discorsi sostenuti da interessi economici, ma privi di conoscenze e proposizioni basate sulla scienza e sulla storia.

Sono passati sei mesi da quella seconda ondata, con cambiamenti nella gestione della pandemia: uno stato di allarme nella co-governance tra governo centrale e comunità autonome. Ancora una volta impantanate in incertezze e contraddizioni, aggravate dalla convocazione di due processi elettorali nelle comunità più importanti dal punto di vista economico e socio-politico, la Catalogna e la Comunità di Madrid.

Un gruppo di esperti come Emilio Muñoz Ruiz e Jesús Rey Rocha dell’Instituto de Filosofía (IFS-CSICVíctor Ladero dell’Instituto de Productos Lácteos de Asturias (IPLA – CSIC) hanno analizzato la gestione della pandemia in un modo darwiniano, con un approccio interdisciplinare, una combinazione di analisi semantica e la prospettiva della filosofia della scienza, con un’enfasi sull’evoluzione e l’etica.

Il governo centrale, dicono gli esperti, ha gestito con successo alcune decisioni coraggiose e nella ricerca di soluzioni innovative supportate dalla consultazione europea. Ma ha commesso errori derivati ​​dalle incertezze e dalla debolezza delle istituzioni preposte alla gestione sanitaria.

Non c’è stato alcun successo anche nelle politiche di comunicazione. Con una perdita di rilievo del portavoce Fernando Simón, logorato dalle difficoltà di conciliare convinzione politica e responsabilità scientifica.

Dall’assunzione della gestione condivisa è emersa la complessità del compito di gestire e comunicare queste nuove tematiche e tanto bisognoso di coniugare conoscenza ed etica (gestione buona ed efficiente e comunicazione veritiera e trasparente).

Le differenze sono state notevoli e in parte logiche, come conseguenza delle differenze economiche e sociali tra le 17 regioni e delle strategie di chi le presiede. Al punto da trascendere l’appartenenza politica a cui appartengono questi leader.

La gestione politica, rispetto al governo centrale, della Catalogna e di Madrid, ha mostrato più somiglianze di quella di Madrid rispetto alle comunità governate dallo stesso partito.

Nel caso della Catalogna e degli Euskadi, entrambi sotto il governo di partiti nazionalisti, hanno mostrato differenze nei rapporti con il governo centrale, mentre hanno presentato omogeneità in relazione all’evoluzione delle ondate della pandemia, forse dovute a somiglianze socioeconomiche e culturali.

La gestione della politica sanitaria della Comunità di Madrid, secondo gli esperti, si è basata su due pilastri: totale sfiducia nell’operato del governo centrale, anche se frutto di accordi del processo di co-governance; invocazione alla libertà per segnare una distanza dalla politica del governo spagnolo considerata autoritaria, promuovendo Madrid come un paradiso di libertà illimitata.

Madrid ha dovuto affrontare la gestione del covid-19 con un sistema sanitario indebolito, a causa di anni di scarso interesse per le questioni pubbliche e impegno per la collaborazione pubblico-privato. La spesa sanitaria pro capite nel 2019 (1.340 euro) è stata una delle più basse in Spagna (nonostante sia cresciuta del 6,8% tra il 2018 e il 2019) e quindi in Europa, e negli ultimi anni è rimasta tra le più ridotte. Inoltre, c’è un forte squilibrio tra cure primarie (11,2% della spesa, la più bassa tra tutte le Comunità autonome) e ospedale (69,4% della spesa, la più alta).

La sua strategia sanitaria si è basata sulla costruzione di più ospedali, il coordinamento con la rete privata e l’utilizzo di alberghi come centri intermedi (pagati con denaro pubblico), l’elasticità del personale e il gioco d’azzardo da parte delle unità di cure respiratorie intermedie per mitigare le unità di terapia intensiva. Riconoscendo come unico errore nella sua gestione, aver creduto e confidato nell’azione e nella risposta del governo centrale.

Una buona gestione della pandemia si basa, dicono gli esperti, anche sulla capacità di analizzare i dati disponibili, essendo necessario che questi siano di qualità (esatti e dettagliati) per poterli inquadrare nei contesti particolari delle regioni.

Tuttavia, a parte il fatto che i giorni di riposo possono porre difficoltà alla raccolta e alla comunicazione dei dati, sollevano dubbi per la riflessione e l’analisi sulle possibili strategie di comunicazione dei dati e dell’eventuale effetto dei modelli sociali durante i fine settimana.

La lacuna che si verifica nella comunicazione dei dati ne ostacola anche la corretta analisi e fruizione per una corretta pianificazione e gestione della lotta alla pandemia.

Ritardare la conoscenza dei dati reali rende impossibile l’analisi comparativa delle informazioni quotidiane e ostacola qualsiasi tentativo di monitoraggio scientifico dei dati pandemici per una gestione efficace della pandemia.

Il concetto di trilemma, il trilemma della politica, come ibridazione tra biologia e scienze cognitive, si apre come utile strumento per il dibattito che si solleva sul problema della gestione della pandemia a Madrid.

 

 

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