sabato, Aprile 10

Madrid tra decibel e omofobia image

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Ana Botella

Madrid – Spagna all’avanguardia in tema di diritti civili? Se la compariamo con l’Italia, sì. Ma dopo gli enormi passi avanti fatti dal governo di José Luís Rodriguez Zapatero, da qualche anno è in atto un’evidente retrocessione.

A livello centrale, pochi giorni fa i governi di Spagna e Russia hanno firmato un accordo che permetterà l’adozione di bambini russi solo ed esclusivamente alle coppie eterosessuali in Spagna, chiudendo la porta non solo alle coppie dello stesso sesso, ma anche alle famiglie monoparentali.

Una decisione in linea con l’attività del presidente del consiglio dei ministri Mariano Rajoy che, già nel 2012, aveva presentato un ricorso al Tribunale Costituzionale per abolire la legge del 2005, che permette il matrimonio tra le persone dello stesso sesso, sostenendo che fosse incostituzionale e che anche i matrimoni già celebrati dovevano essere annullati. A novembre 2012, il ricorso di Rajoy era stato respinto, dichiarando definitivamente costituzionali i matrimoni gay.

Ma l’esempio più significativo di retrocessione è visibile a livello locale, nella città di Madrid, dove il sindaco, Ana Botella, ha dichiarato una guerra silenziosa alla popolazione di Chueca, il quartiere gay per eccellenza di Spagna, ed al gay pride.

La “giornata dell’orgoglio” madrileno, in realtà, dura una settimana ed è la festa all’aperto più frequentata della città, con circa due milioni di persone, di cui 350 mila provenienti dall’estero. I visitatori portano alla città, spendendo in agenzie di viaggi, ristoranti, trasporti, feste, un indotto di oltre 110 milioni di euro (fonte: AEGAL). La settimana del pride è, inoltre, uno dei pochi momenti dell’anno in cui l’occupazione degli alberghi della città è del 100 percento. Uno studio effettuato dalla banca BBVA, e basato sull’utilizzazione delle carte di credito nei giorni del gay pride, dimostra che i consumi nei negozi e locali del centro della città incrementano del 24 percento. Un impatto economico considerevole e introiti da non trascurare, specialmente in un periodo di crisi e costante diminuzione del flusso di turisti nella capitale.

Sono dati che la sindachessa conosce molto bene, tanto da firmare un accordo con la città di Berlino, per posizionare la marca Madrid e promuoverla come destinazione LGBT alla fiera Berlin Tourismus & Kongress GMBH (vistiBerlin).

Ma se all’estero la Ana Botella promuove la propria città come paradiso gay, con i gay di casa sua non si comporta allo stesso modo. La “alcaldesa” (sindachessa in spagnolo) e moglie dell’ex premier José María Aznar, ha iniziato da tempo una guerra, mai dichiarata, nei confronti del quartiere di Chueca, che ha raggiunto il culmine proprio nei giorni del gay pride di quest’anno.

Chueca, piccolo quartiere centralissimo della capitale spagnola, è popolato, dagli anni 80, da una grande maggioranza di omosessuali ed è considerato un vero e proprio angolo di libertà. Con centinaia di locali, bar, ristoranti e negozi, è uno dei punti principali della movida madrilegna. Molto frequentato anche da eterosessuali e turisti (un locale su tutti, “El tigre” di calle Hortaleza, dove si paga solo da bere, ed il cibo è gratis), per molti è come il set di un film di Almodóvar all’aria aperta. Un quartiere che ha sempre accettato tutti i tipi di diversità, e che proprio per la sua importanza storica e simbolica è stato il baricentro di ogni gay pride che si è celebrato in città.

Ma dall’avvento al potere di Ana Botella per gli organizzatori del pride è iniziato un ininterrotto susseguirsi di bastoni tra le ruote da parte dell’amministrazione metropolitana. Il percorso della tradizionale sfilata di carri che, da sempre, passava per la centrale Gran Via, è stato modificato. La delegata del governo centrale a Madrid, Cristina Cifuentes, sostiene che la scelta sia motivata da questioni di sicurezza. Alla domanda dell’agenzia di stampa Europa Press su come mai per l’incoronazione del re o per celebrazioni sportive queste questioni di sicurezza non ci siano, Cifuentes risponde che nel caso di altri eventi sono presenti transenne, che nella sfilata del gay pride non ci sono.

Ma il tema più scottante è quello dei decibel. Trovandosi Chueca nel pieno centro della città, vige una normativa di restrizione del suono, che non permette di superare i 55 decibel durante il dì. Un livello che nei giorni del pride viene sempre superato e per il quale gli organizzatori da anni chiedono una normativa speciale. Essendo il pride, secondo vari parametri, paragonabile ad altre feste spagnole come le Fallas di Valencia o la corsa dei tori di Pamplona (entrambe hanno regolamenti  speciali che permettono un limite del suono maggiore durante la durata della manifestazione), Chueca pretende lo stesso trattamento.

Ma, al posto di una normativa, ogni anno il comune di Madrid invia agli organizzatori una multa, rifacendosi all’ordinanza di protezione contro la contaminazione acustica e termica. E, di anno in anno, sono cifre più alte: per il 2013 l’eccesso di rumore è stato multato con 160 mila euro. Le associazioni COGAM e FELGBT denunciano che si tratta di un tentativo del comune di boicottare la settimana dell’orgoglio, e che la volontà del comune sia quella di minimizzare la visibilità dell’evento.

Un pride senza microfoni ed altoparlanti, è ciò che vuole Ana Botella per il discorso di apertura che terranno Conchita Wurst e Ruth Lorenzo a Chueca”, è l’inizio di un articolo del quotidiano conservatore El Mundo solo qualche giorno prima del pride. Alla fine non è stato così: le due cantanti eurovisive hanno avuto l’opportunità di farsi sentire bene da una piazza gremita. Ma non c’è dubbio che anche quest’anno gli organizzatori saranno multati. Il livello del suono, quest’anno, è stato superato anche da una fischiata moltitudinaria dedicata proprio ad Ana Botella.

Conchita Wurst al gay pride di Madrid

Conchita Wurst al gay pride di Madrid

La sindachessa, ancora prima di essere eletta, aveva dichiarato che «il matrimonio tra omosessuali è trattare allo stesso modo ciò che è differente. Se sommiamo una mela ed una mela, abbiamo due mele. Ma se sommiamo una mela ed una pera, non potremo mai avere due mele».

Per Carla Antonelli, deputata del Partito socialista, non è una questione di sicurezza o di decibel. “Chiamiamola  con il suo giusto nome: omofobia“, ha dichiarato la Antonelli alla stampa, dicendo che l’unica intenzione dell’amministrazione comunale sia quella di affossare un evento importante, di rubare l’anima a Chueca e di umiliare la comunità gay.

Il problema della sicurezza a Chueca, alla fine, c’è stato. In genere, durante questo tipo di manifestazioni, le strade vengono chiuse al traffico, per facilitare la circolazione dei pedoni. Ma, durante il gay pride di quest’anno, a Chueca non solo era possibile circolare, ma tra i due milioni di partecipanti, nei vicoli stretti del quartiere, passavano pure i camion della nettezza urbana, che avrebbero impedito l’evacuazione in caso di necessità, con il rischio che si potesse ripetere la tragedia avvenuta due anni fa durante le celebrazioni di Halloween alla Madrid Arena, dove hanno perso la vita tre persone.

Nel frattempo, Madrid è stata scelta per ospitare il World Pride del 2017, che prevede un afflusso molto maggiore di persone da tutto il mondo. Il comune, intanto, sta lavorando ad un piano per spostare la settimana dell’orgoglio ad Eurovegas, una zona localizzata all’estrema periferia della capitale.

 

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