martedì, Luglio 27

Made in Italy, le occasioni imperdibili del Governo false

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Novità in vista per il Made in Italy. Il prossimo Consiglio dei Ministri, atteso per venerdì 29 agosto, dovrebbe lanciare il «più grande piano mai varato per la tutela delle eccellenze italiane», come ha affermato il vice Ministro  dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. Non è la prima volta che si parla di rilancio del made in Italy e delle esportazioni e negli ultimi anni si è registrata una ricca produzione normativa sul tema, sia sul fronte della tutela dei prodotti italiani sia su quello del rafforzamento dell’azione di contrasto ai fenomeni di contraffazione. Ma i prossimi mesi potrebbero essere davvero decisivi. La convergenza di due eventi cruciali quali la presidenza italiana del Consiglio UE e l’Expo 2015 hanno di fatto accelerato l’approvazione di alcuni provvedimenti da parte del Governo e aumentato il numero di atti di indirizzo e controllo del Parlamento.

Con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del 21 agosto, è diventato legge dello Stato il cosiddetto decreto competitività’ che, per il rilancio delle PMI, dedica un intero articolo alla tutela dei prodotti italiani. La norma introduce per le imprese agricole, agroalimentari e per quelle che operano nel settore della pesca e dell’acquacoltura, due crediti di imposta: il primo riguardante lo sviluppo dell’e-commerce dei prodotti agroalimentari, il secondo inerente lo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie e per la cooperazione di filiera.

Ma il Made in Italy va difeso anche attraverso un’adeguata etichettatura dei prodotti, motivo per il quale negli ultimi quattro anni, nel nostro Paese, sono state promulgate la legge 55/2010 per assicurare la tracciabilità dei prodotti del comparto tessile, pelletteria e calzaturiero, attraverso l’introduzione di un sistema che evidenzi il luogo di origine di ciascuna delle fasi di lavorazione dei prodotti, e la legge 4/2011 in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari. Le norme, tuttavia, non sono state pienamente attuate. Negli ultimi mesi queste due leggi sono state più volte citate in  diversi atti di indirizzo e controllo firmati da senatori e deputati con i quali si  chiesto al Governo di prevedere in sede comunitaria l’obbligatorietà dell’indicazione dell’origine dei prodotti e approvare la proposta di regolamento sui controlli ufficiali per la salvaguardia dei consumatori.

L’Esecutivo, a luglio, ha risposto al Parlamento, per voce del vice Ministro delle Politiche agricole Andrea Olivero, in Commissione Agricoltura di palazzo Madama, confermando che il tema della tutela del Made in Italy è prioritario e che a fine anno entreranno in vigore le disposizioni previste dal regolamento europeo n. 1169 del 2011 in materia di informazione sugli alimenti ai consumatori che «consentono agli Stati membri di dotarsi di una normativa di maggiore dettaglio sul sistema di etichettatura». Con queste disposizioni il Governo avrà a disposizione gli strumenti per difendere la qualità dei prodotti italiani e procedere a una piena attuazione della legge 4/2011 in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari, rimasta bloccata a causa della difficoltà di coordinare l’obbligo stabilito dalla legge con le norme europee.

Ancora nello scorso mese di luglio, l’Assemblea di Montecitorio ha approvato 7 mozioni in materia di Made in Italy, a seguito delle quali l’Esecutivo si è impegnato a dotarsi di strumenti idonei, per far sì che venga adottato il regolamento per la denominazione di origine dei prodotti extraeuropei. Tra le ‘richieste’ accolte anche quelle di aumentare i controlli contro le frodi in campo doganale e su internet e riordinare e razionalizzare il sistema degli incentivi attualmente assegnati agli Enti per l’internazionalizzazione, con particolare attenzione al credito all’export. Il Governo si è impegnato, inoltre, a sensibilizzare i Paesi partner dell’Unione Europea sulla opportunità di monitorare l’applicazione delle norme relative alla sicurezza degli alimenti che circolano nel mercato interno, introducendo un quadro di controllo riguardante la produzione, la prevenzione e la gestione dei rischi.

Il vento, però, sembra soffiare in direzione opposta in Europa. Il 15 aprile 2014 era stato raggiunto un grande traguardo da parte del Parlamento UE con l’approvazione della proposta di direttiva presentata dagli ex Commissari Antonio Tajani e Tonio Borg sul Made indei prodotti non alimentari venduti sul mercato comunitario. A fine luglio, però, alcuni Paesi tradizionalmente contrari al tema (tra cui Germania, Regno Unito e il gruppo di Stati nordici e scandinavi) avrebbero presentato alla Commissione Ue una richiesta di valutazione di impatto su costi e benefici dell’imposizione di un’etichetta su tutti i prodotti europei, che ne identifica origine e provenienza. Una mossa che riapre l’impasse che da anni si registra sul tema, in Consiglio UE, e potrebbe dilatare ulteriormente i tempi, di 6-8 mesi. Quanto basta per uscire dal semestre di presidenza del Paese maggiormente interessato, l’Italia.

Nel 2010 era stato già approvato un provvedimento sul ‘Made in’ dal Parlamento europeo, ma nell’ottobre del 2012 il Commissario europeo per il commercio, Karel de Gucht, aveva comunicato di aver rinunciato a portare a compimento la proposta di regolamento in materia a causa dell’impraticabilità di raggiungere il necessario consenso con gli Stati membri. I Paesi nordici, Regno Unito, Olanda e Germania si sarebbero opposti poiché si intendeva introdurre l’obbligo di specificare sui prodotti extracomunitari il luogo di produzione in modo da fornire al consumatore una indicazione premiante per i produttori europei che non delocalizzano.

In attesa di conoscere protagonisti e temi della ‘battaglia’ per la tutela dei prodotti e della manifattura italiana durante la nuova legislatura europea, il Governo italiano torna a parlare di internazionalizzazione con un approccio quanto più concreto e un impegno di risorse notevole. Ma sugli investimenti esteri, bisogna ricordare, non si parte da zero dato il lavoro già avviato dal precedente Esecutivo guidato da Enrico Letta con il progetto ‘Destinazione Italia’.

Il piano del Premier Matteo Renzi si chiamerà ‘Sblocca export’ e farà parte del pacchetto di interventi previsti dallo ‘Sblocca Italia’, atteso in Cdm venerdì 29 agosto. L’obiettivo è quello di portare sui mercati internazionali 22 mila piccole e medie imprese in più, espandere l’export per 50 miliardi di dollari da oggi al 2016, incrementare di 20 miliardi di dollari gli investimenti in Italia. La strategia del Governo si articola in dieci mosse, cinque da giocare in Italia e cinque all’estero. Tra le prime vi è il potenziamento di 15 grandi eventi fieristici; la possibilità per le PMI di assumere a tempo attraverso voucher da 10mila euro per manager specializzati nell’export; e una piattaforma di e-commerce per le piccole imprese che vogliono iniziare ad esportare. All’estero, invece, si intende inserire nella catene della grande distribuzione più prodotti del made in Italy, sfruttare le opportunità che l’Expo di Milano fornirà nel settore dell’agroindustria, introdurre un marchio italian original’ per contrastare le imitazioni e infine lanciare un roadshow Invest in Italy nelle venti principali piazze finanziarie mondiali.

 

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