venerdì, Maggio 14

Madagascar, il ritorno del Berlusconi africano Marc Ravalomanana rientrato e arrestato. Su di lui pende la condanna all’ergastolo

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Marc Ravalomanana

Marc Ravalomanana, ex presidente del Madagascar, è ritornato in patria dopo la lunga permanenza in Sudafrica durata cinque anni. Le autorità malgasce hanno ordinato l’immediato arresto. Su di lui grava una condanna all’ergastolo inflittagli in absentia il 28 agosto 2009 per aver dato l’ordine di sparare sui manifestanti durante i motti rivoluzionari che posero fine al regno del “Berlusconi Africano”, come viene definito Ravalomanana a causa del suo intreccio tra affari e politica. La sollevazione popolare contro l’ex presidente (spesso definita dalla stampa occidentale colpo di stato) rappresentò l’epilogo di una crisi politica iniziata nel gennaio 2009 quando il principale oppositore politico, Andry Rajoelina, all’epoca sindaco di Antananarivo (la capitale), promosse una serie di manifestazioni popolari in protesta contro la politica ultra liberale di Ravalomanana, la svendita dei beni nazionali a multinazionali straniere e lo stato di estrema povertà in cui viveva la popolazione nonostante che si registrasse una crescita economica annuale del 7%.

Il 3 febbraio il presidente dismise Rajoelina dalla carica di sindaco. Una mossa avventata che aumentò l’indignazione e il furore popolare. Durante una manifestazione di massa indetta il 7 febbraio 2009 il presidente ordinò alla guardia presidenziale di sparare sulla folla uccidendo 31 persone e ferendone 200. L’atto segnò la fine di Ravalomanana. Il malcontento e le manifestazioni giunsero alla fase rivoluzionaria e la maggioranza della popolazione si diede come obiettivo la rimozione del presidente tramite qualsiasi mezzo. La rivoluzione popolare in atto sgretolò rapidamente la fedeltà delle forze armate malgasce. I soldati iniziarono a rifiutare di reprimere i manifestanti e si unirono alle proteste anche se disarmati. La maggioranza dello Stato Maggiore dell’esercito diramò nel marzo 2009 l’ordine di passare dalla parte dei rivoluzionari. Il 16 marzo i soldati malgasci occuparono il palazzo presidenziale, la TV di stato e la Banca Centrale.

Al presidente Ravalomanana fu data la possibilità di auto esiliarsi in un Paese terzo. Scelse il Sudafrica per via dei stretti legami d’affari personali che lo legava a questo Paese. Il Consiglio Militare che prese le redini della nazione dopo la fuga del presidente inizialmente dichiarò l’intenzione di gestire direttamente una fase transitoria di 24 mesi per riscrivere la Costituzione, risanare l’economia ed indire nuove elezioni democratiche. Una settimana dopo il Consiglio Militare ordinò a sorpresa ai soldati di ritornare nelle caserme e dichiarò Andry Rajoelina Presidente Ad Interim, affidandogli il compito di gestire la fase transitoria. L’arresto del ex presidente è stato ordinato dall’attuale Capo di Stato Hery Martial Rajonarimampiamina Rakotoarimanana che ha assunto il potere dopo le prime elezioni democratiche dai motti rivoluzionari, avvenute lo scorso gennaio.

Il Presidente Hery ha voluto specificare ai media nazionali ed internazionali che non si tratta di un vero e proprio arresto ma di un atto preventivo teso ad assicurare la salvaguardia personale di Ravalomanana ed impedire tentativi sovversivi da parte dei suoi sostenitori. L’esercito è stato messo in allerta in quanto al suo interno vi sono ancora elementi fedeli al ex presidente che nel 2013 avevano tentato un colpo di stato. Ravalomanana è attualmente guardato a vista nella sua residenza ad Antananarivo. «Sono ritornato non per creare dei disordini ma per contribuire al processo di riconciliazione nazionale e alla ripresa economica del Madagascar» ha dichiarato il leader politico alla stampa.

Secondo le autorità malgasce, il governo non è stato ufficialmente informato dell’arrivo del ex presidente, giunto all’aeroporto internazionale a bordo di un aereo speciale affittato dal SADC, la Comunità Economica dell’Africa del Sud, controllata dalla potenza regionale, il Sudafrica. La presenza di Ravalomanana nel paese sembra destinata a riaprire la conflittualità sociale che ha caratterizzato i cinque anni di presidenza ad interim di Rajoelina. Nelle elezioni del gennaio 2014 il secondo candidato alla presidenza sostenuto da Ravalomanana e dal Sudafrica, Jean-Louis Richard Robinsons, ottenne il 46% delle preferenze al secondo turno. Una percentuale che illustra senza ombre di dubbi il persistere della spaccatura sociale e le tensioni ancora presenti sulla più grande isola africana, ex colonia francese. Nonostante che il governo sia al momento estremamente cauto, la magistratura ha esortato ufficiosamente a perseguire la condanna inflitta in contumacia per i crimini contro la popolazione commessi durante i motti rivoluzionari del 2009.

Nato il 12 dicembre 1949 nella località di Imerinkasinina, poco distante dalla capitale, Ravalomanana si assicura un posto di primo piano nella imprenditoria nazionale creando nel 1982 un impero agro alimentare dalla ditta di famiglia Tiko che produce latticini, yogurt e succhi di frutta. Grazie al supporto politico offerto dagli ambienti di destra contrari alla politica socialista del presidente Ratsiraka, il giovane imprenditore allaccia stretti legami economici con l’Agenzia Francese per lo Sviluppo e la Banca Mondiale ottenendo 1,5 milioni di dollari di prestito per favorire la sua azienda agroalimentare. Prestito mascherato come aiuti allo sviluppo economico del Madagascar aggravando cosi il già insostenibile debito estero.

Ravalomanana, sempre grazie alla corrente di destra nazionale, riesce a siglare importanti accordi con ditte sud africane, tedesche e americane per esportare i suoi prodotti agroalimentari in questi mercati stranieri che fino allora non avevano considerato il Madagascar un degno partner commerciale. La Tiko Corporation diventa in breve tempo la più importante ditta nazionale e gran parte dei profitti viene investita per creare un network informativo composto da una miriade di piccole radio, TV e giornali locali. Come il nostro Silvio Berlusconi durante gli anni Ottanta, anche Ravalomanana comprende la necessità di monopolizzare l’informazione per favorire la sua ascesa al potere. Nel 1999 fonda il suo partito: Tiako Larivo Party basato sulla dottrina del neo liberalismo e il culto della sua personalità. Le similitudini con Forza Italia  sono impressionanti e hanno spinto alcuni commentatori politici africani a presupporre che il magnate malgascio abbia ricevuto servizi di consulenza dalla Fininvest. Una ipotesi rimasta al livello di speculazione in quanto fino ad ora i legami tra i due imprenditori-politici non sono mai stati convalidati da prove certe e documentazione affidabile.

Ravalomanana inizia a preoccupare il regime socialista che nel 1997 attua una serie di manovre indirizzate a diminuire il potere economico dalla Tiko Corportation conscio che essa rappresenta il cavallo di Troia per la scalata al potere di un pericoloso avversario supportato direttamente dalla ex potenza coloniale, la Francia e dai Neo Cons della Casa Bianca. Il governo di Ratsiraka, approfittando della crisi della “mucca pazza” in Europa, impedisce per un periodo di tempo di quasi un anno le esportazioni dei latticini della Tiko Corporation e apre un’inchiesta su agevolazioni fiscali illecite ottenute grazie alla corruzione di politici e alti funzionari di stato. Misure di contenimento tardive. Ravalomanana all’epoca offre lavoro a 3.000 dipendenti ed ha creato un indotto di 10.000 piccoli agricoltori ed allevatori. Dati significativi per l’Isola Stato e la sua modesta economia. La Tiko Corporation è già in grado di generare profitti per due miliardi di franchi malgasci sufficienti per monopolizzare i media nazionali e creare altre due holding: la Tiko Oil Products (che monopolizza la produzione di olio di palma) e la Tiko Agri (che monopolizza la produzione agroalimentare dell’isola).

Alla fine degli anni Novanta, l’impero commerciale di Ravalomanana registra profitti per 13,8 miliardi di franchi malgasci divenendo la più importante realtà produttiva del paese. Lo sviluppo economico indirettamente creato nell’entroterra assicurerà la base elettorale dei piccoli agricoltori ed allevatori che diverrà il nocciolo duro dell’elettorato del Berlusconi africano. Asceso alla carica di Sindaco della capitale nel 1999, Ravalomanana sfrutterà l’importante carica amministrativa per rafforzare il suo impero economico tramite ad evidenti conflitti di interesse e per iniziare la sua scalata alla presidenza. Nel 2001 si candita alle elezioni divenendo il primo contendente del presidente uscente Ratsiraka. Appoggiato direttamente dalla Clinton Foundation e dalla Francia, Ravalomanana si crea la figura del uomo politico fatto da sè, detentore di nuove idee capaci di trasformare il Paese ed offrire il benessere alla popolazione grazie al libero mercato.

Il suo impero mediatico lo raffigura come una novità positiva che combatte i vecchi dinosauri della politica malgascia. Anche la Chiesa Cattolica offre il pieno supporto a Ravalomanana che si dichiara un fervente cristiano. Nell’agosto 2000 il Berlusconi africano viene nominato vice presidente del Sinodo Cattolico Laico di Antananarivo e giura solennemente dinnanzi alla bibbia di trasformare il Madagascar in una nazione cristiana se otterrà la presidenza. Nonostante gli ingenti fondi stanziati per finanziarie la sua campagna presidenziale, la martellante campagna mediatica e la benedizione del Vaticano che riescono ad assicurargli un netto distacco delle preferenze rispetto al presidente uscente (Ravalomanana 46%, Ratsiraka 40%) il pupillo del neo liberalismo internazionale non riesce ad ottenere la maggioranza del 51% in grado di evitare il secondo turno.

Considerando il forte supporto che ancora gode il presidente socialista e il rischio di perdere il secondo turno, Ravalomanana accusa la Commissione Elettorale di aver permesso gravi frodi elettorali e asserisce di aver ottenuto al primo turno il 52% dei voti. Una vera e propria fantasia che diventa realtà grazie ai media al suo servizio. Ravalomanana riesce ad impedire il secondo turno e a creare una crisi politica generalizzata nel paese con manifestazioni popolari in suo sostegno. Il braccio di ferro con il presidente Ratsiraka dura fino al 29 aprile 2002 quando lo Stato Maggiore dell’esercito decide di mettere al potere Ravalomanana costringendo Ratsiraka all’esilio. Durante il suo mandato (2002 – 2009) Ravalomanana sviluppa l’agricoltura, la rete stradale dell’interno del Paese e il sistema educativo aumentando la sua popolarità. Immediatamente inizia una sistematica e quotidiana campagna mediatica orchestrata dal suo impero dell’informazione tendente, ovviamente, a nascondere il processo di privatizzazione delle industrie nazionali che comprometterà l’economia del paese a vantaggio dell’impero Ravalomanana e delle multinazionali sud africane, asiatiche, tedesche, francesi ed americane ad esso collegate.

La costruzione di una formidabile rete stradale all’interno del Paese è congeniale per diminuire i costi e i tempi di trasporto dei prodotti agricoli dai luoghi di produzione alle fabbriche agroalimentari della Tiko e dalle miniere ai principali porti per facilitare l’esportazione mineraria. La costruzione di decine e decine di scuole ed ospedali risulta una ben architettata opera di propaganda. Moderne infrastrutture totalmente equipaggiate diventano in breve tempo delle vere e proprie cattedrali nel deserto per mancanza di insegnanti e personale sanitario qualificati. Banca Mondiale e FMI aumentano i prestiti al Paese, purtroppo destinati a rafforzare l’impero Tiko e a favorire le multinazionali straniere operanti nel Paese. Il processo di neo liberalismo distrugge l’assistenza sociale creata dal precedente regime socialista e il potere di acquisto, mentre il franco malgascio conosce una svalutazione mai registrata.

La popolazione che aveva creduto nel motto elettorale pronunciato da Ravalomanana nel 2001: «Con me diventerete tutti ricchi» è ridotta allo stremo. Prostituzione e criminalità dilagano cosi come la fuga della mano d’ora specializzata che emigra nei vicini Paesi africani in cerca di lavoro. La disoccupazione (giunta al 70%) viene ufficialmente mantenuta al 22% grazie a statistiche alterate ma accettate dalla Banca Mondiale, dal FMI e dalla SADC. Il Madagascar si trasforma in un incubo per i suoi cittadini ma in un nuovo Eldorado africano per le multinazionali straniere. Per facilitare la crescita economica del 7% il FMI cancella il debito estero nel 2005. Nello stesso anno il Madagascar è il primo Paese africano a beneficiare del Millennium Challenge Account, un finanziamento a tassi agevolati concesso dagli Stati Unite per stimolare le economie dei Paesi del Terzo Mondo. Nonostante questi regali il debito estero registrato nel 2009 è già salito al 74% del PIL. La spiegazione è semplice.

L’impero economico Tiko continua a ricevere prestiti personali camuffati da prestiti allo sviluppo. Stesso meccanismo truffaldino viene applicato per favorire gli investimenti delle multinazionali straniere nel Paese. Durante il mandato Ravalomanana viene distrutto il 58% del patrimonio forestale nazionale. Le prime vittime sono le foreste piene di alberi pregiati che vengono abbattuti per essere esportati sui mercati asiatici ed occidentali. Il legname malgascio arriverà a rappresentare il 6% delle forniture mondiali della multinazionale IKEA e il 18% delle aziende di mobili asiatiche, prime tra tutte: Cina, Sud Corea ed Indonesia.

Per coprire il crimine ambientale, Ravalomanana si trasforma nel 2003 in protettore del patrimonio ambientale della sua isola e chiede, durante al Congresso Mondiale dei parchi nazionali svoltosi a Durban, i fondi necessari per triplicare le aree protette malgasce da 1,6 milioni a 6 milioni di ettari. I fondi ottenuti saranno utilizzati per rafforzare la produzione agroalimentare della Tiko Corporation che ingloba la maggior parte della superficie destinata all’estensione dei parchi naturali. La distruzione della fauna e della flora malgascia è ormai considerata irreversibile e ora l’attuale governo disperatamente tenta di salvaguardare quello che resta del patrimonio forestale del paese. L’isola era famosa fin dall’Impero Romano per essere ricoperta al 68% di foreste impenetrabili.

L’ondata di privatizzazioni del 2002 – 2008 colpisce i colossi economici del paese che al momento della legge neo-liberale registravano fantastici profitti dando occupazione a centinaia di migliaia di persone. La SINPA (Società di Interesse Nazionale Malgascia per la Produzione Agricola) e la SOMACODIS (Società Malgascia della Grande Distribuzione) che producevano il 14% del PIL nazionale, vengono svendute ed acquistate da multinazionali asiatiche e sud africane di cui la famiglia Ravalomanana detiene la quota azionaria obbligatoria del 25%. Il paese registra un drammatico aumento della disoccupazione. Tre terzi della mano d’ora impiegata dalle compagnie nazionali viene licenziato. La povertà raggiunge livelli inauditi e paragonabili a quelli della Somalia e della Repubblica Democratica del Congo, due paesi afflitti da un ventennio di instabilità politica e guerre civili.

Il colpo di grazia inflitto alla sopportazione della popolazione malgascia avviene con lo scellerato accordo con la Daewoo Logistics firmato il 16 luglio 2008. Il governo Ravalomanana concede alla Daewoo l’usufrutto del 52% delle terre coltivabili dell’isola per creare immense piantagioni di olio di palma per la produzione di idrocarburi. Oltre a detenere il 22% delle quote azionarie all’interno della Daewoo Logistics Malgash, Ravalomanana fa in modo  che la multinazionale sud coreana affitti la maggior parte delle terre coltivabili proprio dalla Tiko Corporation. Terre ottenute grazie all’inganno attuato durante la conferenza di Durban e ai fondi destinati ai parchi naturali fantasma. Quasi 600.000 contadini rischiano di vedersi espropriati i loro piccoli appezzamenti di terra e di essere condannati, assieme alle loro famiglie, alla fame. L’accordo non potrà mai entrare nella fase operativa grazie alla opposizione della popolazione malgascia e all’indignazione internazionale creata da una capillare e indipendente informazione fornita da varie associazioni ambientaliste tra le quali il WWF e Green Peace. Nel novembre dello stesso anno Ravalomanana autorizza l’acquisto di un secondo areo presidenziale che costa 60 milioni di dollari. Un acquisto fatto per compiacere il consiglio di amministrazione della Boing. Nel 2009 Ravalomanana entra nel club dei 20 imprenditori più ricchi dell’Africa con l’indignazione generale della popolazione che sta letteralmente morendo di fame.

Il ritorno di Ravalomanana è destinato a ricreare forti tensioni sociali nel Paese proprio quando l’attuale presidente Hery (una creazione di Andry Rajoelina) sta registrando importanti successi per la rinascita economica di un paese stuprato dalle multinazionali per circa un decennio e distrutto dall’embargo economico decretato dopo i motti rivoluzionari (colpo di stato per la propaganda occidentale) del 2009. Un embargo economico contro la politica populistica e nazionalistica di Andry Rajoelina che è durato cinque anni ma non è riuscito ad impedire il supporto popolare dimostrato durante le elezioni dello scorso gennaio dove la maggioranza della popolazione ha scelto Hery, il delfino del giovane DJ ed ex sindaco di Antananarivo.

La mossa politica a sorpresa attuata da Ravalomanana sarebbe stata incoraggiata dal Sud Africa, Francia, Stati Uniti e Banca Mondiale con il proposito di influenzare l’indirizzo politico e sopratutto economico dell’Amministrazione Hery. Nonostante goda di rispetto e fiducia a livello internazionale, le multinazionali sospettano l’attuale presidente di voler continuare la politica nazionalista tentata da Rajoelina. Il governo si trova costretto a prendere una difficile decisione: applicare la sentenza incarcerando a vita Ravalomanana per i crimini commessi durante il suo tentativo di mantenere il potere contro la volontà popolare o perdonare Ravalomanana inserendolo nel contesto politico di riconciliazione nazionale, con il forte rischio che  possa rafforzare l’impero Tiko (attualmente gestito dalla moglie) e le relazioni internazionali con i suoi padrini con l’obiettivo di riconquistare il potere alle prossime elezioni e imporre nuovamente la politica neo liberale al paese.

La popolazione malgascia, votando il candidato suggerito da Rajoelina, Hery, ha espresso il chiaro desiderio di riconciliazione e di impegno collettivo per ricostruire il tessuto economico a proprio vantaggio. Con questa inaspettata interferenza da parte delle potenze straniere la popolazione rischia di trovarsi in una situazione simile a quella del Venezuela dove gli interessi neo liberali iniettano ingenti fondi all’opposizione garantendo il supporto mediatico con il chiaro intento di generare caos e provocare un cambiamento di regime ai danni della nazione ma favorevole alle esigenze delle multinazionali. 

 

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