domenica, Maggio 9

Macron e la Difesa Comune UE: un punto di svolta? Éric Jozsef ('Libération') ci spiega le implicazioni della proposta di Macron

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Nel suo discorso del 27 settembre all’Università della Sorbonne, a Parigi, il Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron, non si è limitato a difendere il progetto dell’Unione Europea ma, al contrario, ha messo sul tavolo della discussione una serie di proposte volte ad imprimere una forte accelerazione nella direzione di una più profonda integrazione.

Queste proposte, destinate a far discutere, se da un lato possono suscitare l’entusiasmo dei fautori una vera Unione Europea e, su molti punti, sembrano riecheggiare il progetto di Altiero Spinelli, dall’altra rischiano di risultare irrealistiche di fronte alle reticenze di molti gruppi che, in tutti i Paesi membri, restano ancorati a vecchi pregiudizi, a diffidenze radicate, a vestigia di antiche glorie nazionali. Si tratta di una diffidenza nei confronti del progetto europeo diffusa trasversalmente in tutti gli strati della società ma che, soprattutto a causa della scarsa volontà delle classi dirigenti nazionale, ha portato l’UE ad impantanarsi in una situazione di stallo: a trarne beneficio, negli ultimi anni, sono stati movimenti nazionalisti, anti-europei e xenofobi, che anche recentemente hanno visto crescere preoccupantemente la propria influenza.

Inoltre, il discorso di Macron arriva in un momento difficile per i due principali Paesi dell’Unione, Germania e Francia. In Germania, le ultime elezioni politiche hanno visto un ridimensionamento dell’attuale Cancelliere, Angela Merkel (appartenente alla famiglia politica dei Popolari Europei) e la crescita del gruppo xenofobo Alternative für Deutschland (AfD: Alternativa per la Germania) che, per la prima volta, è entrato in Parlamento e si è affermato come terza forza politica del Paese. Come se non bastasse, i liberali, gli alleati più probabili della Merkel per il prossimo Governo, non sono certamente favorevoli ad un allargamento dei poteri e delle prerogative europee.

In Francia, dopo aver riportato un trionfo senza precedenti alle elezioni presidenziali, lo stesso Macron è in difficoltà: il suo movimento, La République En Marche!, ha intercettato elettori da tutti gli schieramenti, ma le politiche che il suo Governo ha iniziato a mettere in atto hanno rapidamente scontentato la parte più a Sinistra tra coloro che lo avevano votato. Non a caso, durante il discorso del Presidente alla Sorbonne, si sono avute proteste e scontri di piazza all’eterno.

Nonostante ciò, il discorso di Macron apre nuove prospettive, soprattutto su un campo fondamentale come quello della difesa. Il Presidente francese propone, infatti, di accelerare nella direzione di una sempre maggiore collaborazione tra le Forze Armate dei vari Paesi per giungere, alla fine, alla creazione di un vero e proprio Esercito UE; non solo, nel suo discorso, Macron ha anche proposto di integrare unità straniere tra le forze nazionali aumentando quella linea di sinergia che già è presente in quantità minore, e ha parlato di creare un Quartier Generale Europeo sia per le Forze Armate che per i Servizi Segreti e la Polizia di Frontiera.

Si tratta di proposte molto ardite e non è detto che, come in passato, la reticenza di larghi strati della classe politica come della popolazione non affossi lo slancio europeista.

Per tentare di capire quanto peso potranno avere le proposte del Presidente francese, abbiamo parlato con Éric Jozsef, giornalista e corrispondente dall’Italia per ‘Libération‘ e ‘Le Temps‘.

Prima di tutto, il discorso del Presidente Macron ha suscitato non pochi entusiasmi tra gli europeisti: si tratta di una visione verosimile o, come certamente diranno gli anti-europeisti, di un progetto utopico?

Nella proposta di Macron ci sono due aspetti: c’è l’aspetto che riguarda l’orizzonte, portare l’Europa verso una maggiore ‘comunitarizzazione’, per non dire federazione, e, dall’altra parte, ci sono delle proposte molto concrete che potranno, in qualche maniera, essere realizzate e non appartengono all’ambito dell’utopia. Ovviamente, tutte queste proposte non saranno semplicemente realizzate: sono proposte che devono essere discusse con i partner europei, però, per la prima volta in quasi quarant’anni, c’è la volontà da parte della Francia, quindi di un grande Paese europeo, di andare avanti: uno dei punti fondamentali di questo discorso è che, per la prima volta, sostiene che la Francia è pronta ad abbandonare della sovranità su alcuni punti.

Un esempio su tutti: Macron dice che si debba ridurre il numero dei Commissari Europei da ventisette a quindici per rompere quest’idea che ogni Paese debba avere il proprio Commissario ed arrivare ad una concezione di Commissione più europea, che risponda all’Europa e non soltanto ai singoli Paesi; oltre a questo, però, dice anche che la Francia e gli altri grandi Paesi devono dare l’esempio, quindi, dice Macron, la Francia è pronta a non avere un Commissario. Questo è un grande cambiamento, un cambiamento sostanziale: c’è un’assunzione di responsabilità e, in qualche maniera, un atteggiamento di generosità verso l’Europa.

La perdita di consensi interni abbastanza vistosa di Macron, dopo il suo trionfo alle ultime elezioni, avrà un peso sulla possibilità di percorrere questa strada?

Non penso. Macron ha avuto un calo di popolarità molto forte: il suo consenso era molto alto dopo le elezioni, però non bisogna dimenticare che al primo turno prese soltanto il 24%, vale a dire che è un francese su quattro ad aderire realmente al programma di Macron. È vero che il calo è avvenuto in modo abbastanza veloce: questo è avvenuto, prima di tutto, perché c’era un largo sostegno e non un’adesione totale; in secondo luogo, il Governo ha iniziato a mettere in atto le sue riforme e le riforme, ovviamente, portano anche a risposte contrastanti; infine, se durante la campagna elettorale Macron aveva detto di essere un candidato sia di Destra che di Sinistra, i suoi primi provvedimenti segnano un Governo spostato abbastanza a Destra, e dunque una parte dell’elettorato di Sinistra si è allontanata. In ogni caso, in questo contesto, il suo discorso sull’Europa dovrebbe avere un’influenza sulla sua popolarità: anzi, in qualche maniera, può rimobilitare una parte degli elettori che, nei primi mesi del Governo, non era del tutto convinta delle sue riforme per la Francia ma che condividono un’aspirazione europea.

Il discorso di Macron, arriva subito dopo il voto in Germania che ha indebolito molto il Cancelliere Anglea Merkel, suo principale alleato in Europa, a vantaggio del gruppo anti-europeista e xenofobo AfD: quanto peserà questo voto sul progetto proposto da Macron?

Senz’altro peserà. Lui ha animato il suo discorso fino in fondo, ma il suo progetto di riforma della ‘Zona-Euro’, che era molto articolato e preciso, è rimasto più vago. Tuttavia, il discorso è stato fatto il giorno dopo le elezioni tedesche: questo è stato fatto in modo deliberato per mostrare ai tedeschi quale sia la proposta della Francia sull’Europa. I negoziati che farà il Cancelliere Merkel con i suoi futuri partner, dovranno tenere conto delle proposte francesi per trovare una risposta all’altezza. In qualche modo, non solo importante sapere come i tedeschi risponderanno alle proposte di Macron, ma le proposte stesse avranno un ruolo nella costituzione dell’accordo di Governo che sarà fatto in Germania.

Un aspetto fondamentale del progetto di rilancio di Macron è la creazione di una ‘Difesa Comune Europea’: si tratta di un vero e proprio Esercito Europeo (già escluso a giugno dal Ministro della Difesa Pinotti) o di sinergia tra gli Eserciti Nazionali già esistenti?

L’idea di un Esercito comune è un progetto di lungo termine perché, ovviamente, finché non ci sarà un volere politico in grado di decidere tempi, interventi e azioni, questo Esercito Europeo rimarrà un progetto, una visione; tuttavia, si parla di una sinergia nella difesa. Macron è andato un po’ più avanti un questa direzione perché, non soltanto ha parlato di mettere le risorse (già in campagna elettorale aveva parlato di creare una sorta di ‘Quartier Generale’, di ‘Pentagono’ europeo), ma ha anche parlato di forze di azione comuni: il grande elemento di novità sta nel fatto che la Francia si dichiari pronta ad accogliere dei soldati europei nelle sue forze. Si tratta di una proposta molto operativa, una cosa abbastanza concreta, e non soltanto un grande progetto molto lontano. Anche se c’era già la Brigata Franco-Tedesca, che metteva in comune le forze dei due Paesi, qui c’è l’idea di cominciare un processo di integrazione degli Eserciti in modo di poter arrivare, con il tempo, ad un Esercito Comune.

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