mercoledì, Maggio 19

Macron e consenso: chi protesta e chi si adegua Passato l'entusiasmo per la novità, i francesi rivalutano Macron (ma non necessariamente male)

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Gli scontri avvenuti a Parigi in occasione del corteo sindacale del 1° maggio, hanno messo in evidenza le difficoltà del Presidente della Repubblica, Emmanuel Macron.

Come spesso accade in queste situazioni, i gruppi responsabili degli atti di vandalismo, degenerati poi in guerriglia urbana, appartengono ad un ala minoritaria di quei movimenti antagonisti che danno un’interpretazione più intransigente della lotta sociale. Nonostante ciò, l’entità degli scontri non può far sì che questi vengano liquidati come semplice azione di minoranze estremiste. In effetti, il Presidente Macron non si trova in una situazione delle più rosee, impegnato com’è in uno scontro con il potente Sindacato dei Ferrovieri e, contemporaneamente, costretto a fronteggiare le proteste degli agricoltori, da un lato, e degli studenti universitari, dall’altro.

Alla elezioni presidenziali del 2017, Emmanuel Macron scese in campo fondando un proprio movimento, la Association pour le Renouvellement de la Vie Politique (Associazione per il Rinnovamento della Vita Politica), meglio noto come En Marche! (“In Marcia!”, EM!, ovvero le proprie iniziali). In quell’occasione, EM! ottenne un successo incredibile, approfittando della crisi dei partiti tradizionali, in particolare del Partie Socialiste (PS: Partito Socialista) allora al Governo e, in minor misura, dei gaullisti di Les Républicains (“I Repubblicani”). Così facendo, Macron riuscì ad arginare la preoccupante crescita nazionalista del Front National (FN: Fronte Nazionale) di Marine Le Pen che, al secondo turno, vene superato ampiamente dal neonato movimento. Il successo enorme di EM!, in seguito divenuto La République En Marche (“La Repubblica In Marcia”), può certamente essere spiegato tramite la sfiducia degli elettori francesi nei confronti dei lecchi partiti o, sicuramente, con il timore di una larga fetta della popolazione di un successo nazionalista del FN, che avrebbe spinto molti francesi a votare il candidato con maggiori possibilità di vittoria. Di certo, però, non bisogna sottovalutare il peso che ha avuto il fascino del nuovo: in un’epoca di sempre maggiore personalizzazione della politica, un personaggio giovane, con una retorica che invita a guardare oltre le vecchie categorie politiche, una “retorica del fare”, non poteva non affascinare l’elettore medio francese (e non solo).

Al di là della retorica, però, esistono i programmi. Il programma politico di EM! si basa fondamentalmente su di una linea liberale, in campo economico, sui tagli alla spesa pubblica e sul tentativo di sviluppare una maggiore collaborazione tra i Paesi dell’Unione Europea per la gestione del flusso migratorio: se si esclude la linea tenuta sulla UE, dove il movimento di Macron si attesta si posizioni assolutamente europeiste e favorevoli ad un’accelerazione dell’integrazione, il programma di EM! non risulta molto differente da dello della Destra tradizionale (Les Républicains).

A circa un anno dal trionfo del 2017, quindi, non stupisce che il Presidente francese si trovi in rotta di collisione con quei settori della società che, storicamente, sono più legati a posizioni di Sinistra. Il 66,1% ottenuto al ballottaggio al ballottaggio contro la Le Pen è certamente un dato da interpretare, dato che comprende i voti di colore che volevano semplicemente bloccare l’avanzata del FN, ma cozza con l’attuale gradimento, sceso sotto il 50%: solo una porzione compresa tra il 43% e il 45% dei francesi, infatti, ritiene che Macron il Primo Ministro (a lui legato), Édouard Philippe, stiano facendo un buon lavoro. Si tratta in ogni caso di una percentuale piuttosto alta, ma certifica un netto calo dei consensi.

Si tratta dunque della fine di un’illusione?  I francesi, affascinati dal giovane candidato rampante, si sono ora accorti che Emmanuel Macron era un candidato con un programma politico e soprattutto economico di Destra?

Non esattamente. Se si tenta un’analisi più puntuale, si vedrà che le categorie che sono contro il Presidente sono fondamentalmente tre: studenti universitari, agricoltori e ferrovieri.

Per quanto riguarda gli studenti universitari, la recente ondata di proteste ed occupazioni, che ha portato alcuni analisti ad evocare un nuovo ’68, riguarda principalmente la riforma della selezione universitaria proposta da Macron, che mira a rendere più l’accesso agli studi superiori ancora più arduo (in Francia, l’accesso all’Università è già piuttosto limitato); alla protesta degli studenti, si sono aggiunti alcuni professori. Il fatto che gli studenti scendano in piazza per protestare contro il Governo in carica, però, non rappresenta di per sé una novità: fin dalla fine degli anni ’60, infatti, le proteste studentesche si sono susseguite a prescindere da chi ci fosse al Governo: non si può quindi dire che la protesta studentesca sia il sintomo di una perdita di consensi da parte di Macron.

Per quanto riguarda gli agricoltori, la situazione è certamente più complessa. EM! è stato un fenomeno principalmente urbano e Macron stesso è percepito come un Presidente urbano, lontano dai problemi delle aree rurali (che in Francia coprono una percentuale molto vasta di territorio). Il contrasto tra città e campagna è una costante della Storia francese (si penso alla Rivoluzione del 1789, avvenuta principalmente a Parigi, mentre nelle campagne si scatenava la reazione dei lealisti). Attualmente, gli agricoltori francesi contestano a Macron soprattutto tre punti: la riduzione degli aiuti UE all’agricoltura, che attualmente rappresentano il 75% degli aiuti per l’agricoltura in Francia; l’intenzione, da parte del Governo, di approvare un accordo con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, che porterebbe migliaia di tonnellate di carne estera a basso prezzo sul mercato francese; il mancato (almeno per il momento) progetto di legge che dovrebbe permettere agli agricoltori di fissare un prezzo minimo per le proprie merci. Nonostante questi punti di contrasto, però, sembra poter essere disinnescato da una serie di contatti che lo stesso Presidente ha già preso con i rappresentanti degli agricoltori: in questo modo, è possibile che Macron possa evitare che le campagne francesi tornino ad essere un terreno fecondo per la propaganda nazionalista e xenofoba del FN.

Il punto più caldo dello scontro, però, resta quello che riguarda la riforma del sistema ferroviario francese. Il sindacato dei ferrovieri, tradizionalmente, è molto forte in Francia tanto che nel 1995 sconfisse e fece cadere il Governo del Primo Ministro gaullista Alain Juppé favorendo, due anni dopo, la vittoria del socialista Lionel Jospin. Il progetto di riforma della Société Nationale des Chemins de Fer Français (SNCF: Società Nazionale delle Ferrovie Francesi), ha provocato una reazione dell’organizzazione sindacale che ha minacciato di bloccare ad oltranza tutti i treni del Paese. Oggi, però, a differenza di allora, la popolazione non sembra più disposta a sostenere i ferrovieri nella loro protesta e molti Cittadini, anche non di Destra, ritengono che i privilegi dei ferrovieri non siano più sostenibili dalle casse dello Stato.

In sostanza, le proteste degli agricoltori sono fisiologiche per un Governo di chiara impronta ‘globalista’ mentre quelle dei lavoratori della SNCF sono fisiologiche per un Governo che porta avanti una politica economica di Destra.

Secondo un recente sondaggio, la gran parte dell’Opinione Pubblica francese non è contraria all’operato di Macron o, in ogni caso, ritiene che il Presidente stia operando in maniera legittima e coerente con il proprio programma politico (il 59%): persino i militanti di Sinistra, che certamente non condividono molti dei punti della politica economica e sociale di Macron, danno atto al Presidente di aver portato avanti le riforme promesse ai suoi elettori. Le percentuali sul consenso salgono ancora se si entra nello specifico della riforma della SNCF. Il 65% dei francesi, infatti, pensa che il Presidente debba continuare sulla strada della riforma, ma ciò che è più impressionante sono le percentuali tra gli elettori dei vari orientamenti politici: favorevoli o non particolarmente contrari alla riforma del sistema ferroviario sono il 93% degli elettori di EM! (il che era largamente prevedibile), l’83% degli elettori di Les Républicains ed il 54% di quelli del FN (altrettanto prevedibile, considerando che gli elettori del FN sono estremamente ideologici e, seppur avversi al sindacato dei ferrovieri, faticano ad ammettere ci condividere la riforma di Macron) ma, soprattutto (molto meno prevedibile), il 53% degli elettori del PS.

In sintesi, dunque, Emmauel Macron resta percepito come il ‘Presidente dei ricchi’ e un ‘Presidente urbano’, lontano dalla gente e certamente legato agli interessi delle grandi classi economiche dominanti; nonostante ciò, la popolazione francese, farse adattandosi e facendo di necessità virtù, continua a sostenerlo ritenendo, ad esempio, che un Governo guidato dai tradizionali partiti di Destra, non sarebbe in grado di fare di meglio.

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