lunedì, Giugno 21

Macelleria messicana alla scuola Diaz di Genova

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Molti, all’epoca, erano ragazzi. Ora sono uomini fatti. Molti, all’epoca, ad altro si interessavano, da altro erano presi. Ora molti si interessano e sono presi dagli stessi problemi che all’epoca interessavano e “prendevano” i loro genitori. Si parla di un’epoca remota, quattordici anni fa; si parla di fatti che cominciano a essere storia, quelli accaduti a Genova, in occasione del vertice del G8. Il presidente del Consiglio, quell’anno è Silvio Berlusconi; alla Casa Bianca vive George W.Bush. Nei giorni del G8 a Genova accade di tutto: gli scontri a piazza Alimonda culminati con la morte di un manifestante no global, Carlo Giuliani, ucciso da un colpo di pistola esploso da un carabiniere impaurito, della sua età: Mario Placanica; e poi la brutale, selvaggia aggressione a inermi manifestanti che riposavano all’interno della scuola Diaz, e le torture e sevizie all’interno della caserma Bolzaneto. Il risarcimento proposto dallo stato alle vittime delle torture nella caserma di Bolzaneto per una ‘conciliazione amichevole’. Gli avvocati e gli attivisti no global: «Temono una condanna della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo». «Una proposta indecente, l’Italia istituisca il reato di tortura». L’allora vice-questore aggiunto del primo reparto mobile di Roma Michelangelo Fournier, quando arriva al primo piano della Diaz vede quattro poliziotti, due con cintura bianca, gli altri in borghese, che infieriscono su manifestanti inermi a terra: «Sembrava una macelleria messicana…Sono rimasto terrorizzato e basito quando ho visto a terra una ragazza con la testa rotta in una pozza di sangue. Pensavo addirittura che stesse morendo. Fu a quel punto che gridai: ‘basta basta’ e cacciai via i poliziotti che picchiavano. Intorno alla ragazza per terra c’erano dei grumi che sul momento mi sembrarono materia cerebrale. Ho ordinato per radio ai miei uomini di uscire subito dalla scuola e di chiamare le ambulanze». ‘Macelleria messicana’: la stessa espressione usata da Ferruccio Parri (ma c’è chi dice l’abbia detto Leo Valiani), quando si trova dinanzi l’orribile spettacolo dei corpi di Mussolini, Claretta Petacci e degli altri gerarchi sfigurati e sfregiati da una folla simile a un branco di lupi…

Perché tornare a quell’episodio così lontano? Quattordici anni sono una vita… Perché dopo quattordici anni, dopo una vita, 45mila euro sono stati offerti dal ministero degli Esteri per una ‘conciliazione amichevole’, come risarcimento delle torture nella caserma di Bolzaneto al G8 di Genova. La proposta la si può leggere in una lettera inviata alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo di Strasburgo. Il governo fa riferimento all’articolo 39 della Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo; si intende così chiudere il primo dei due ricorsi presentati a nome di 31 persone contro la mancata punizione dei responsabili delle violenze. Questo nonostante la sentenza di condanna, a 14 anni dai emessa dalla stessa Corte nell’aprile 2015 a favore di Armando Cestaro in cui si chiede l’istituzione del reato di tortura in Italia. A Cestaro la Corte di Strasburgo ha inoltre assegnato un risarcimento di 45 mila euro, la stessa cifra proposta dal ministero degli Esteri.

Gli Stati hanno la possibilità di fare ricorso alla conciliazione; se le parti sono soddisfatte (e la Corte accetta la misura), il caso si chiude. Una misura simile è stata adottata nel caso di due detenuti vittime di violenze nel carcere di Asti. Per il giudice un caso di tortura, mai arrivato a sentenza per la buona ragione che nel nostro codice questo reato non esiste. Di “tortura” alla scuola Diaz e a Bolzaneto hanno parlato gli stessi tribunali italiani, senza peraltro poter condannare i responsabili per via della prescrizione.

Sono circa un centinaio i manifestanti vittime di violenze da parte della polizia a Genova nel 2001 che hanno presentato ricorso a Strasburgo per la violazione dell’articolo tre della Convenzione europea dei diritti dell’uomo; un articolo che proibisce la tortura, e impone una sanzione effettiva per i responsabili. La sentenza Cestaro è destinata a fare scuola: oltre al risarcimento, si chiede allo Stato di fare vera giustizia sui fatti di Genova. La legislazione penale italiana è valutata inadeguata, insufficiente.

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