sabato, ottobre 20

Macedonia, Grecia, UE, NATO: verso l’integrazione di Skopje? Accordo tra Grecia e Macedonia: perché Skopje interessa alla UE e alla NATO?

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Il 12 giugno, dopo ventisette anni di contenzioso, si è giunti all’accordo tra Grecia e Macedonia sul nome di quest’ultima: Skopje sarà la Capitale della Repubblica della Macedonia del Nord.

Il contenzioso, che risale ai primi anni ’90 del XX secolo, riguarda l’utilizzo del nome Macedonia da parte di uno Stato abitato principalmente da popolazioni slave. In antichità, infatti, la Macedonia era una regione abitata da popolazioni elleniche (balzate alla ribalta della Storia grazie alle imprese di Filippo II il Macedone e di suo figlio, Alessandro Magno); solo in seguito, all’incirca attorno al VI secolo, la regione fu occupata da popolazioni slave, albanese, e turca. Quella che fu la regione storica di Macedonia, attualmente, è divisa tra cinque Stati: la Grecia (in cui esiste tutt’ora una regione chiamata Macedonia), la Bulgaria, la Serbia, l’Albania e, appunto, la Macedonia. Il fatto che la giovane Repubblica, nata dalla disgregazione della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, si appropriasse del toponimo greco, fu visto molto male ad Atene sia per ragioni ideologiche, andando a far propria una pagina che i greci sentono orgogliosamente come propria, sia per ragioni pratiche: ad Atene, infatti, c’era preoccupazione per eventuali pretese territoriali che, in un ipotetico futuro, sarebbero potute arrivare da Skopje a causa dell’ambiguità del nome.

Il conflitto sul nome ufficiale della Repubblica, che è arrivato anche in sede ONU, ha avuto delle conseguenze meno ideologiche e più pratiche: trovandosi la Repubblica di Macedonia in conflitto con la Grecia, che fa parte dell’Unione Europea e dell’Alleanza Atlantica, l’ingresso di Skopje a queste organizzazione è risultato impossibile.

In sede ONU, si è arrivati ad un compromesso: lo Stato balcanico è denominato Repubblica Ex-Jugoslava di Macedonia. Nelle altre sedi, però, la contesa restava aperta: nonostante negli anni i rapporti tra Atene e Skopje fossero molto migliorati e la Grecia risulti attualmente il principale investitore straniero in Macedonia, la contesa formale restava aperta lasciando i macedoni fuori da UE e NATO.

Per quanto riguarda l’accesso alla UE, la Macedonia ha chiesto ufficialmente di entrare nell’Unione nel 2004 e, da parte di Bruxelles, sono arrivate le prime valutazioni positive. Il diverbio scoppiato con la Bulgaria, prima, e con la Grecia, poi, ha fatto sì che il processo di integrazione fosse bloccato. In particolare, la questione del nome era stata vista dai greci come fondamentale, tanto che, nel 2006, il Governo di Atene dichiarò che, da parte greca, non sarebbe mai arrivato un via libera fino a che la Macedonia non si fosse adeguata alle proprie richieste.

Per quanto riguarda la NATO, invece, durante il vertice di Bucarest del 2008, gli Stati partecipanti pensarono di invitare la Macedonia a far parte dell’Alleanza, ma si scontrarono con il veto della Grecia che, ancora una volta, pose come condizione per l’ingresso di Skopje la modifica del nome.

L’accordo dello scorso 12 giugno tra i due Primi Ministri, Zoran Zaev per Skopje ed Alexis Tsipras per Atene, dovrebbe liberare la strada da ogni impedimento e la Repubblica della Macedonia del Nord dovrebbe entrare a far parte sia della UE che della NATO.

L’importanza strategica di Skopje per UE e NATO potrebbe risultare piuttosto oscura; cosa verrebbe a cambiare, dunque, nel momento in cui la Macedonia del Nord dovesse entrare nelle due organizzazioni?

Per quanto riguarda la UE, la questione principale è l’allargamento all’area balcanica. Dopo che, nel 2004, i primi Paesi dell’ormai caduto blocco sovietico entrarono a far parte dell’Unione, sembrò ragionevole ipotizzare l’apertura anche ai Paesi della ex-Jugoslavia. Nel 2004, infatti era già entrata la Slovenia e, nel 2013, fu la vota della Croazia. L’allargamento all’area balcanica, dunque, è da tempo un naturale obiettivo delle Autorità UE (trattative di avvicinamento sono in corso anche con la Serbia e l’Albania). Era dunque normale che anche la Macedonia fosse soggetta all’interesse da parte della UE.

La strada per l’integrazione, però, rimane tutt’altro che semplice. Oltre al diverbio con la Grecia, infatti, in passato ci furono momenti di tensione diplomatica anche tra tra la Macedonia ed un altro Stato UE, la Bulgaria, a causa della gestione della forte minoranza macedone nel distretto bulgaro di Blageovgrad (chiamato anche Macedonia Pirin).

A parte i contrasti tra Skopje a i Paesi UE confinanti, però, ci sono altre questioni che restano aperte. In primo luogo dal punto di vista dei controlli sui processi economici e sulle politiche ambientali: in questi due campi, le politiche macedoni risultano, attualmente, del tutto insoddisfacenti rispetto ai canoni europei. Inoltre, da quando la crisi economica del 2008 ha colpito la UE, portando alla luce la debolezza finanziaria di alcuni Paesi, primo tra tutti la Grecia, i processi di adesione di altri Stati si sono piuttosto arenati.

In ogni caso, una delle regioni che portarono alla nascita del progetto dell’Unione Europea è stata la creazione di legami tra i vecchi Stati nazionali che rendessero controproducenti nuove guerre e, considerando che le ultime guerre combattute sul continente europeo sono state combattute proprio tra Paesi dell’area balcanica e che una guerra ai propri confini è tutt’altro che auspicabile da parte della UE, è evidente che le Autorità di Bruxelles non possano che vedere di buon occhio il superamento dello stallo diplomatico tra Grecia e Macedonia.

Per quanto riguarda la NATO, invece, la situazione è un po’ più complessa. Negli ultimi anni, con il ritorno della Russia ad un ruolo di primo piano nella politica internazionale, le attività della NATO in Europa orientale sono cresciute e molti Paesi che avevano fatto parte del blocco sovietico sono entrati a far parte dell’organizzazione a guida statunitense. L’ingresso di Skopje rappresenterebbe dunque un maggiore controllo in un’area sensibile. La Macedonia, infatti, confina con la Serbia che, tra tutti gli Stati della ex-Jugoslavia, è quello che ha mantenuto i legami più forti con Mosca: dal punto di vista della NATO, la Serbia rappresenta una sorta di testa di ponte dei russi in territorio europeo.

Inoltre, la stessa Macedonia ha sempre mantenuto rapporti piuttosto cordiali con la Federazione Russa. Non è un caso, infatti, che l’avvicinamento di Skopje alla NATO non sia visto di buon occhio al Cremlino: lo scorso marzo, in reazione alle dichiarazioni del Primo Ministro macedone Zaev in favore di UE e NATO, l’Ambasciatore russo in Macedonia, Oleg Šerbak, ha dichiarato che la NATO è un’organizzazione dal carattere aggressivo e che l’eventualità di un conflitto tra i Paesi NATO e Mosca non si può ragionevolmente escludere del tutto; di conseguenza, nel caso la Macedonia dovesse entrare a far parte della NATO, Skopje diventerebbe un obiettivo legittimo. Le parole dell’Ambasciatore russo, che sfiorano la minaccia, chiariscono bene quale sia il peso strategico di questo piccolo Paese balcanico e il perché dell’interesse NATO.

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