sabato, Ottobre 16

Macedonia, crisi politica senza fine Il Paese è in pieno stallo politico dalle politiche del 2014. Sullo sfondo, la questione energetica

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Nelle ultime settimane l’attenzione della stampa internazionale si è concentrata sulla Macedonia (Fyrom) a causa dell’emergenza immigrazione. La ‘rotta balcanica’, attraverso la quale nel 2015 almeno 200mila persone hanno tentato di raggiungere l’Unione Europea, sta esplodendo, e ora tutti si ricordano di Skopje.

Il clamore per quello che sta accadendo ai confini dell’ex repubblica jugoslava stride però col silenzio (‘assordante’, come si usa dire in questi casi) che ha accompagnato i fatti avvenuti al suo interno, che a partire dallo scorso febbraio hanno portato la Macedonia vicino al collasso politico e istituzionale.

Alla radice del problema: le elezioni del 2014

Dalle contestate elezioni del 27 aprile dello scorso anno, il quadro politico è spaccato da una profonda crisi che vede contrapposti l’attuale premier Nikola Gruevski (Organizzazione Rivoluzionaria Interna Macedone, Vmro-Dpmne), e il leader dell’opposizione Zoran Zaev (Unione socialdemocratica di Macedonia, Sdsm). All’indomani del voto che ha confermato il Vmro-Dpmne (di centrodestra) come primo partito, i socialdemocratici di Zaev hanno accusato il governo di frodi elettorali, rifiutandosi di occupare i seggi vinti in parlamento e invocando a gran voce il pronto ritorno alle urne. Peraltro,  l’esistenza di presunte irregolarità nelle operazioni trovava conferma in un comunicato redatto dagli osservatori dell’Osce. Tuttavia, Grueski, al potere dal 2006, ha escluso fin da subito la possibilità di una nuova consultazione.

Il tira e molla tra maggioranza è opposizione è proseguito fino allo scorso febbraio, quando, in conseguenza dello scandalo intercettazioni (che vedremo) il premier Nikola Gruevski si è visto costretto a sedersi intorno ad un tavolo con l’opposizione. Dopo diversi tentativi andati a vuoto, i negoziati condotti con la mediazione dei rappresentanti diplomatici di Stati Uniti e Unione Europea, hanno prodotto un compromesso che prevede la formazione di un governo di transizione che guiderà il Paese fino alle elezioni anticipate, da tenersi il prossimo 24 aprile.

Gruevski si è impegnato a rassegnare le proprie dimissioni almeno cento giorni prima di quella data, dando così il tempo al governo ad interim di insediarsi entro il 15 gennaio e traghettare il Paese verso il voto. L’opposizione, dal canto suo, ha accettato di porre fine all’ostruzionismo ad oltranza riprendendo le attività parlamentari martedì primo settembre. Entro il giorno 15, le forze firmatarie dell’accordo dovranno trovare un’intesa sulla nomina di un pubblico ministero ad hoc, incaricato di avviare un’indagine sullo scandalo intercettazioni.

La pietra dello scandalo

È iniziato tutto lo scorso dicembre, quando l’opposizione ha dichiarato di possedere una ‘bomba politica’ in grado di scuotere il governo fin nelle fondamenta. Due mesi dopo, il partito di Zaev ha dato inizio alla pubblicazione settimanale di intercettazioni telefoniche che provano il coinvolgimento dell’esecutivo di Gruevski in brogli elettorali, interferenze nella magistratura e nei media, gare d’appalto truccate, incriminazione di avversari politici e sorveglianza illegale di oltre 20 mila persone tra cui membri del proprio governo, giornalisti, magistrati, sindaci e membri di organizzazioni non governative. L’attività di spionaggio sarebbe avvenuta per il tramite di Saso Mijalkov, capo dei servizi di sicurezza ed intelligence nonché fedelissimo del premier.

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