mercoledì, Dicembre 1

Macao, manifestanti chiedono più democrazia Migliaia di cittadini dell'ex colonia portoghese scendono in strada per protestare contro il governo

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Il 29 maggio Fernando Cui, il Capo esecutivo della Regione amministrativa speciale di Macao, ha annunciato la propria decisione di ritirare un controverso disegno di legge che aveva suscitato le ire della popolazione. Se la legge fosse stata approvata il Capo esecutivo avrebbe goduto dell’immunità dalle azioni giudiziarie fino alla fine del suo incarico e avrebbe percepito il 70% del proprio stipendio fino a che non avesse trovato un nuovo impiego. Anche alti funzionari di governo avrebbero ricevuto il 70% dei loro stipendi nell’anno successivo alla fine del loro mandato, durante il quale per legge non gli è permesso di lavorare nel settore privato. Inoltre, dopo il pensionamento i funzionari pubblici avrebbero percepito una cifra pari al 14% dello stipendio mensile per ogni mese di servizio, mentre per i funzionari provienienti dal privato il bonus sarebbe stato pari al 30% dello stipendio mensile.

A differenza di Hong Kong, dove il ritorno alla Cina nel 1997 ha portato a conflitti e proteste, Macao è stata relativamente tranquilla dopo la fine del dominio portoghese. Ma il disegno di legge ha, per la prima volta dal 1999, scatenato un movimento popolare di massa. I cittadini di Macao hanno accusato il Capo esecutivo di volersi arricchire alle loro spalle, e gruppi di attivisti hanno organizzato una marcia di protesta il 25 maggio, alla quale hanno partecipato circa 20,000 persone. I manifestanti hanno richiesto il ritiro del disegno di legge da parte di Fernando Cui, e hanno dichiarato che, se non lo avesse fatto, si sarebbero radunati di fronte all’Assemblea legislativa, il parlamento di Macao.

José Pereira Coutinho, un membro dell’Assemblea legislativa per il partito Nuova Speranza, di orientamento filo-democratico, si è rivolto ai manifestanti dicendo che, nonostante Fernando Cui avesse il sostegno dei 400 membri del Collegio elettorale, egli non avrebbe goduto del rispetto della popolazione se avesse mandato avanti il disegno di legge. «Puoi ignorare la gente e fare affidamento solo su quelle 400 persone che governano Macao. Ma nessuno ti rispetterà. Se il Capo esecutivo vuole che la gente si fidi di lui, spero che ritirerà il disegno di legge», ha dichiarato.

Su Jiahao, uno dei leader di Coscienza di Macao, un’organizzazione non governativa, ha assunto toni ancora più duri. «Noi speriamo che i cittadini di Macao circonderanno l’Assemblea legislativa e diranno ai deputati che essi non rappresentano i cittadini. L’Assemblea ha perso la sua funzione di supervisione. Ciò vuol dire che in futuro ci saranno più azioni dirette da parte della popolazione».

In effetti, il 26 maggio un’altra marcia di protesta è stata organizzata di fronte all’Assemblea legislativa, a cui hanno partecipato circa 7,000 persone. I manifestanti hanno richiesto le dimissioni di Fernando Cui se questi si fosse rifiutato di ritirare il disegno di legge. Ma la partecipazione popolare di migliaia di persone in una regione che ha solo circa 600,000 abitanti ha convinto il Capo esecutivo che continuare con le proprie politiche avrebbe causato una crisi di legittimità del governo. Cedendo alla pressione popolare, il 29 maggio egli ha tenuto una conferenza stampa, annunciando che il disegno di legge non sarebbe stato messo ai voti.

Durante la conferenza stampa, Fernando Cui ha dichiarato che le manifestazioni si erano svolte in maniera «legale e razionale» e che il governo deve «dare ascolto alle opinioni dei cittadini per ottenere un consenso e ridurre le differenze» fra il punto di vista del governo e quello della popolazione. Ha assicurato che una nuova versione del disegno di legge verrà proposta solo dopo ampie consultazioni, senza però specificare come e quando tali consultazioni avranno luogo. Rispondendo a chi sosteneva che egli avesse proposto la legge sulle pensioni d’oro per il proprio vantaggio personale, Fernando Cui ha risposto che, in quanto Capo esecutivo, egli aveva dovere di partecipare alla legislazione riguardante le indennità dei funzionari pubblici. «Devolverò tutti i guadagni risultanti dalle future leggi ad associazioni benefiche», ha aggiunto.

Per quanto riguarda la questione dell’indennità, egli ha confermato la propria convinzione che essa sia una necessità. «Il Capo esecutivo è la persona responsabile della Regione amministrativa speciale. Dovrebbe esserci un sistema che gli garantisca di compiere il proprio lavoro durante il suo incarico o no? Questa è una domanda che merita la nostra considerazione». Dei 26 minuti della conferenza stampa, 22 sono stati utilizzati per rispondere a domande che aveva ‘ricevuto di recente’, e solo 4 per rispondere alle domande dei giornalisti presenti.

Nel 1999, dopo quasi cinquecento anni di dominazione portoghese, Macao è entrata a far parte della Repubblica popolare cinese come Regione amministrativa speciale. Come Hong Kong, anche Macao ha un sistema di governo solo parzialmente democratico, il quale consente al governo centrale di Pechino, notoriamente conservatore per quanto riguarda l’apertura politica, di garantire alle ex colonie europee ampia autonomia ma di non mettere in discussione il primato del Partito comunista. Il Capo esecutivo di Macao, che secondo la Legge fondamentale, una sorta di costituzione della Regione, ha dei poteri molto ampi, viene eletto da un Collegio elettorale di 400 membri, a loro volta eletti da rappresentanti di vari settori sociali. Questo ha come risultato un governo oligarchico, dominato da alcune potenti famiglie e da lobby economiche. Dal 1999 ad oggi, solo la prima elezione del Capo esecutivo ha visto una vera competizione. Nelle tre elezioni successive, inclusa quella vinta da Fernando Cui, si è presentato un solo candidato.

Le tensioni fra Pechino e le due Regioni amministrative speciali sono cresciute negli ultimi anni a causa della mancanza di legittimità democratica. Movimenti come l’Occupy Central di Hong Kong sono la dimostrazione che una grande parte della popolazione vorrebbe partecipare di più alla vita politica ed eleggere direttamente i propri rappresentanti.

Inoltre, vi è lo spinoso problema di Taiwan, che Pechino vorrebbe incorporare nella Repubblica popolare come Regione amministrativa speciale. Quando, nel 1982, il regime comunista promulgò una nuova costituzione che prevedeva, all’articolo 31, la creazione di regioni amministrative speciali,  lo scopo era proprio quello di riunificare Taiwan e la Cina. Poi, questo modello fu applicato a Hong Kong e Macao, nella speranza che, vedendone i benefici, anche Taiwan vi avrebbe aderito. Questo piano, però, si è ritorto contro Pechino. L’insoddisfazione e le proteste degli abitanti di Hong Kong e, adesso, di Macao, hanno convinto sempre di più i taiwanesi che non può esserci vera democrazia all’interno dello stato comunista, anche solo come Regione amministrativa speciale. Il Movimento dei girasoli di Taiwan può essere visto come un’espressione di questa ostilità verso il regime di Pechino e le sue mire sull’isola. Anche i manifestanti di Macao si sono ispirati al movimento taiwanese.

Di conseguenza, un crescente senso di solidarietà si è sviluppato fra Taiwan, Hong Kong e Macao. Su Jiahao, ad esempio, ha studiato scienze politiche all’Università Nazionale di Taiwan, ed è stato studente di Wang Dan, il leggendario leader del movimento studentesco di Tiananmen del 1989. Su Jiahao ha portato con se a Macao le lezioni di attivismo politico e democrazia imparate a Taiwan. Sulla sua pagina Facebook, Wang Dan ha addirittura incoraggiato Taiwan, Hong Kong e Macao ad unire le forze contro il loro nemico comune: il Partito comunista cinese.

Le proteste di Macao possono dunque essere viste come un’ulteriore spinta delle regioni del mondo cinese politicamente non dominate dal Partito comunista verso una democratizzazione ed una maggiore apertura del sistema. Un’apertura che, però, fino ad oggi il governo di Xi Jinping sembra assolutamente determinato ad evitare.

 

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