sabato, Settembre 18

Macao e la crisi del gioco d'azzardo 40

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Nel mese di ottobre il settore del gioco d’azzardo di Macao ha registrato un crollo del 23,2% rispetto allo stesso mese del 2013, il calo maggiore delle entrate dei casinò dell’ex colonia portoghese dal 2005, anno in cui il Governo ha iniziato a pubblicarne il fatturato mensile. Si tratta di un nuovo record negativo che sorpassa di gran lunga quello del gennaio del 2009 quando, a seguito della crisi finanziaria internazionale, il gioco d’azzardo di Macao registrò una contrazione del 17,1%.

Dopo la diffusione dei dati l’indice Hang Seng di Hong Kong ha perso lo 0,3% e le azioni dei casinò della Regione Amministrativa Speciale di Macao hanno subito cali considerevoli. Sands China Ltd. ha perso il 3,3%,  Wynn Macau Ltd. e Melco Crown Entertainment hanno entrambe perso il 3,4%, le azioni di Galaxy Entertainment Group Ltd. e SJM Holdings Ltd. sono scese rispettivamente del 2,8% e del 2,3%, mentre le perdite di MGM sono state più contenute, attestandosi sullo 0,6%.

La contrazione del giro d’affari dei casinò non era affatto inaspettata. Il fatturato del gioco d’azzardo era, infatti, diminuito per cinque mesi consecutivi. A luglio era sceso del 3,6%,  ad agosto del 6,1%, e a settembre vi era stato un crollo ulteriore dell’11,7%. Il 13 ottobre, all’apertura della 19° Fiera del Commercio e degli Investimenti di Macao, Francis Tam Pak Yuen, il Segretario dell’Economia e della  Finanza della Regione Amministrativa Speciale, aveva già avvertito l’opinione pubblica che il declino del settore del gioco d’azzardo sarebbe continuato. «C’è stato un calo del fatturato del gioco d’azzardo di quasi il 12% a settembre e ci aspettiamo un calo ulteriore a ottobre», aveva detto.

Il dato di ottobre è stato però peggiore delle attese, con un fatturato di 28,025 miliardi di patacas decisamente inferiore rispetto ai 36,477 miliardi dell’ottobre del 2013. La fine della corsa al ribasso dei casinò non sembra vicina, e gli analisti prevedono che la crisi del settore continuerà fino alla metà del 2015.

Il calo del fatturato dei casinò ha delle profonde conseguenze per l’ex colonia portoghese, in quanto l’intera economia della Regione Amministrativa Speciale è dipendente dal gioco d’azzardo. L’85% del PIL di Macao viene generato nei suoi casinò, e il prodotto lordo del gioco d’azzardo rappresenta il 75% delle entrate dello Stato. La diminuzione del volume d’affari dei casinò ha perciò portato ad un minore gettito fiscale. Si calcola che l’erario di Macao abbia perso 5,6 miliardi di patacas fra giugno e ottobre di quest’anno rispetto al 2013. Per il momento, il Governo può stare tranquillo. Dall’inizio del 2014 a ottobre, esso ha già messo da parte più del 94% delle entrate previste per l’anno corrente, grazie soprattutto alla robusta crescita nella prima metà del 2014: +7% a gennaio, +40,3% a febbraio, +13,1% a marzo, +10,6% ad aprile, e +9,3% a maggio, prima che il fatturato del gioco d’azzardo iniziasse a declinare a giugno.

Il Governo di Macao ha un disperato bisogno dei casinò e del denaro che essi generano, non solo per mantenere le infrastrutture della città e per i posti di lavoro che vengono creati, ma anche per consolidare il regime politico istituito dopo il ritorno alla Cina nel 1999. Fernando Chui, l’attuale Capo dell’Esecutivo, è stato rieletto nell’agosto di quest’anno da un comitato elettorale di 400 persone considerate vicine a Pechino. Ma si fa fatica a parlare di una vera e propria elezione, visto che egli era l’unico candidato.

La sua amministrazione viene vista come un Governo ombra del PCC (Partito Comunista Cinese). Al fine di mantenere la stabilità sociale e una misura di supporto popolare, il Governo di Macao utilizza svariati metodi, fra cui i famosi pagamenti in contanti destinati ai cittadini, i fondi dei quali provengono dalle tasse che l’erario riceve dai casinò. Quest’anno, il Governo ha stanziato la somma record di 5,65 miliardi di patacas da distribuire ai 624,000 cittadini di Macao e a varie categorie di residenti, per un totale di circa 650,000 persone, ognuna delle quali ha ricevuto 9,000 patacas.

Sin dall’era coloniale Macao è stato uno dei maggiori centri del gioco d’azzardo nell’Asia orientale. Il Governo portoghese legalizzò il gioco d’azzardo nel 1847. La mancanza di altre fonti di introito fece di questo settore l’asso portante della struttura economica della colonia. Dopo il ritorno alla Cina nel 1999, la strategia iniziata dai portoghesi è stata non solo mantenuta, ma ampliata in maniera mai vista prima. Macao è l’unica zona della Cina dove il gioco d’azzardo è legale. Questo monopolio ha fatto sì che Macao abbia approfittato della crescita straordinaria dell’economia cinese e abbia vissuto un proprio boom economico,  grazie ai milioni di turisti che ogni anno si riversano nella Regione Amministrativa Speciale per spendere i propri soldi nei casinò. Nel 2013, 29,3 milioni di persone hanno visitato Macao nel 2013, 18,6 milioni dei quali provenivano dalla Cina continentale.

La ricchezza che i turisti cinesi portano a Macao ha trasformato la piccola penisola delle Cina meridionale in una delle regioni più ricche del mondo. Già nel 2006 Macao ha superato Las Vegas come  maggiore centro del gioco d’azzardo del mondo. Nel 2014 il giro d’affari dei casinò dell’ex colonia era sette volte quello della città statunitense, un tempo considerata la capitale mondiale del gioco d’azzardo. Nel 2013  Macao ha superato la Svizzera diventando il quarto Paese più ricco del mondo dopo il Lussemburgo, la Norvegia e il Qatar. Il PIL pro capite di Macao era pari a 91,376 dollari, mentre quello della Svizzera si era fermato a 80,528 dollari.

La dipendenza di Macao dal gioco d’azzardo ha però degli svantaggi. Da anni, ormai, economisti e politici, e più recentemente anche il Fondo Monetario Internazionale che ha mandato osservatori, cosa che non accadeva dal 1998, sostengono che l’ex colonia portoghese debba diversificare la propria economia. Che l’avvertimento sia giustificato si è visto poprio negli ultimi mesi.

Il motivo principale del calo improvviso delle fortune dei casinò di Macao è da ricercarsi nelle politiche del Governo di Xi Jinping, salito al potere nel 2012. Il leader comunista ha lanciato una campagna anticorruzione senza precedenti. Fino ad oggi ben 182,000 membri del PCC sono stati indagati e 32 di loro sono stati arrestati. Molti di loro ricoprivano incarichi importanti. I casi più noti e più propagandati sono stati quelli di Bo Xilai, ex membro del Politburo, Liu Zhijun, ex ministro delle ferrovie,  e Zhou Yongkang, un tempo uno degli uomini più potenti della Cina. Più recentemente, Xu Caihou, ex vicedirettore della Commissione Centrale Militare, è stato accusato di aver venduto posti nell’esercito.

Il Governo di Pechino non si è fermato qui. Esso ha, infatti, inaugurato una nuova era di austerità con lo scopo di eliminare il malcostume nelle fila del Partito Comunista, e in particolare lo spreco di denaro pubblico. Di conseguenza, settori dell’economia come il mercato degli articoli di lusso e il gioco d’azzardo ne hanno risentito pesantemente. Non è un caso che sia proprio il settore VIP dei casinò ad aver sofferto di più negli ultimi mesi, facendo registrare un calo del 30,8% a ottobre. I clienti VIP sono coloro che hanno grandi disponibilità di denaro e spendono somme elevate , costituendo così la maggiore fonte di entrate dei casinò. Il mercato di massa, che rimane la speranza futura dei casinò, ha avuto un calo dell’8% e non sembra poter risollevare le sorti di Macao nel breve termine.

Vi sono, però, anche altri fattori che spiegano la crisi dell’economia di Macao. Fra di essi, vi sono le restrizioni del circuito UnionPay che viene usato da ricchi cinesi per riciclare denaro sporco o per trasferire all’estero somme di denaro superiori ai 50,000 dollari che i cittadini cinesi possono portare al di fuori del Paese legalmente ogni anno.  La legge antifumo entrata in vigore il 6 ottobre non ha fatto che peggiorare la situazione, possibilmente incoraggiando alcuni giocatori del settore di massa a recarsi nelle sale VIP dove fumare è ancora consentito, ma portando ad un calo del loro fatturato complessivo.

Non è chiaro, invece, se Occupy Central, il movimento democratico di Hong Kong iniziato a fine settembre, abbia causato una diminuzione del numero di turisti cinesi che si sono recati a Macao negli ultimi mesi.  Per evitare che  le proteste si diffondano nel resto della Cina, la leadership di Pechino ha imposto delle restrizioni ai viaggi di turisti cinesi a Hong Kong. Molti turisti che visitano l’ex colonia britannica colgono l’occasione per recarsi a Macao, visto che le due Regioni Amministrative Speciali distano solo 60km l’una dall’altra.

Una cosa, però, è certa. La crisi del gioco d’azzardo rivela ancora una volta la fragilità della  struttura economica di Macao. La sua ricchezza si basa su un monopolio di Stato totalmente legato al volere politico di Pechino e che è comunque messo in pericolo dalla concorrenza di altri Paesi come Singapore o il Vietnam.

Il Presidente della Repubblica Popolare, Xi Jinping, ne è consapevole. Già nel dicembre del 2013 egli aveva avvertito i politici di Macao di impegnarsi per diversificare l’economia ed essere pronti ad affrontare avversità. Quando fu eletto Capo dell’Esecutivo di Macao per la prima volta nel 2009, Fernando Chui aveva promesso di ridurre la dipendenza della Regione Amministrativa Speciale dal gioco d’azzardo nei cinque anni successivi. Ma ben poco è stato fatto, e la vecchia promessa è stata ripetuta dopo le elezioni di quest’anno.

I problemi dell’economia di Macao potrebbero avere degli importanti risvolti politici. Fra maggio e giugno migliaia di abitanti di Macao sono scesi in piazza per chiedere più democrazia. Gli attivisti dell’ex colonia sono stati ispirati dai movimenti democratici di Hong Kong e Taiwan che rappresentano la maggiore sfida alla legittimità del Partito Comunista sin dalle proteste studentesche di Pechino del 1989. Il peggioramento della situazione economica potrebbe portare ad un inasprimento del conflitto fra il Governo e la popolazione,  e alla fine del fragile equilibrio politico raggiunto dopo il 1999.

 

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