martedì, Settembre 28

Ma Biden lo sa che il mondo non è più bipolare? L'inizio del viaggio in Europa con la 'nuova Carta Atlantica', poi le azioni in Europa a partire dalla Turchia, e oggi l'incontro con Putin. L'impressione è che Biden viva troppo nella logica della vecchia cara guerra fredda

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È bene ricordare un punto che, temo, molti trascurano. Ilviaggio storico‘ (che storico secondo me non è) di Joe Biden in Europa si apre con una cosa strana. La firma, quasi lasciata cadere lì come una cosa folcloristica, di quella che viene definita lanuova Carta Atlanticatra USA e Regno Unito. Conviene leggerla.

Torniamo indietro nella storia. Nel 1941, il 14 Agosto, sulla nave da battaglia (corazzata) Prince of Wales, da poco varata, si incontrarono il Primo Ministro inglese Winston Churchill e il Presidente americano Franklin Delano Roosevelt per definire la linea politica del futuro del mondo post-bellico. Allora gli USA non erano ancora entrati in guerra. Si prevedeva la costituzione di quella che sarà l’ONU, la ricostruzione dei confini europei pre-bellici, utilizzando il riferimento all’autodeterminazione dei popoli. La cosa, e non è un fatto marginale, fu fatta in assenza della Unione Sovietica, che, infatti, successivamente trovò il modo di fare conoscere il proprio pensiero, ricordando in particolare ai due che esisteva il problema delle colonie da risolvere. È, comunque, il documento fondativo di quella alleanza, non solo formalizzata in strutture specifiche, che oggi va sotto il nome generico e generalista dimondo occidentale‘. E’ la ‘Carta Atlantica’. Rileggerla non è male.

Che il primo viaggio all’estero di Biden sia in Europa, come ha sottolineato Mario Draghi, è importante e significativo, iniziarlo con unanuovaCarta atlantica è ancora più significativo. Per due motivi. Il primo -e l’ho fatto notare più volte in precedenti articoli- indica la volontà o l’intenzione di un ritorno a situazioni, convinzioni e atteggiamentisicuri‘, classici, verificati. Non per caso il primo vero atto di Biden è stato la sostanziale riapertura della guerra fredda contro il ‘comodo e rassicurante’ nemico di sempre, la Russia. Solo dopo un po’ Biden ha cominciato a parlare di Cina. Ora Biden è venuto in Europa a dirci di riprendere l’alleanza di sempre, sia pure -tirato alquanto brutalmente per la giacchetta da Draghi (esiste l’Europa!) e da Angela Merkel (il North stream è cosa nostra)-, per dovere, da un lato offrire un (per ora tiepido) aiuto in Libia, e dall’altro per farci anche capire che la sicurezza europea (qualunque cosa significhi, oltre che una sorta di giaculatoria anche un po’ noiosa) non può più dipendere solo dagli USA. Ma anche, secondo motivo, per riaffermare non solo e non tanto la decisa leadership statunitense, ma anche la proprianon sono l’unico a dirlopoca visione del futuro.
Mi spiego meglio.

Biden ha ripreso i rapporti con la Turchia, cosa in sé contraria agli interessi europei, ma lo ha fatto chiedendo (e probabilmente ottenendo) dalla Turchia il ritiro delle truppe dalla Libia. Lamossa non è senza significato: allontana di fatto la Turchia dalla Russia e, però, potrebbe essere la fonte di ulteriore instabilità in Siria. La Russia, che sostiene, e continua a farlo, il governo di Bashar al-Assad, dovrà ora moltiplicare gli sforzi per tenere in mano la situazione, dato che la Turchia, spalleggiata di fatto dagli USA, potrebbe avere maggiore possibilità di espandere la sua presenza in Siria a danno dei poveri curdi. E per di più potrebbe riprendere la sua attenuata ostilità alla Russia. Ciò, però, di cui Biden non credo abbia tenuto in debito conto è che la Russia fornisce il gas alla Turchia. Insomma il ginepraio potrebbe complicarsi.
Da un punto di vista egoisticamente europeo, invece, unritornodella Turchia verso l’Europa non è -detto cinicamente- un male. In Turchia ci sono milioni di rifugiati siriani e non solo, che, basta che Recep Tayyip Erdogan si appisoli un istante, e ce li troviamo tutti in Europa; in quella parte di Europa che, diversamente dall’Italia, i profughi li evita facilmente, utilizzando (in materia di cinismo in politica estera la gara è sempre aperta) i ‘cattivi e brutti’ ungheresi ecc. per fermarli … tanto li fermano gli altri, non i tedeschi. Del resto, mutatis mutandis, se non mandi le navi in mare, la gente affoga e mica è colpa di qualcuno -‘che partono a fare!’, come dicono tanti in Italia e non solo. Insomma, il bizantinismo non è finito, anzi: mi stupisce solo un po’ che, non tanto Biden, quanto Draghi non ne tengono conto. Certo che, assistere senza parlare al crimine internazionale di ricondurre dei fuggitivi dalla Libia in Libia, lascia segni significativi sulla callosità di certe ‘coscienze’, Comunione e Liberazione permettendo.

E di nuovo Draghi ha segnato un punto. Erdogan non lo incontra perché gli ha dato del tiranno e non dell’autocrate come suggeriva il ‘dotto Letta’, e come ho spiegato in un altro articolo, facendogli in realtà quasi un complimento! Però, Erdogan le sue truppe dalla Libia le ritira e a noi conviene eccome. Anche se Emmanuel Macron si è pavoneggiato, invece, ad incontrarlo (e un europeo che si rispetti non dovrebbe incontrare Erdogan nemmeno in sogno), sperando di mettere più piedi ancora in Libia. Vedremo che saprà fare Draghi sul punto, ma certo ormai questo sta diventando un trattato di cinismo comparato, a noi serve come il pane un rapporto, come si diceva in quel film, ‘burro e alici’, con Abdel Fattah al-Sisi, che proprio oggi ci sputa platealmente in faccia. E mi dispiace per il povero Patrick Zaki … salvo a dire che se la si smettesse di parlarne e di manifestare, al Sisi non saprebbe che farsene di Zaki (non sono cinico, sono realista). Lo so, lo so, i principi. Il fatto è che l’efficacia della difesa dei principi, la si verifica alla fine, non durante. Ma tant’è.

E ora Biden è partito, lancia in resta, per incontrare oggi Vladimir Putin, chiudendo così una settimana che più convulsa non si può. E lo fa avendo alle spalle una Europa, almeno sulla carta, compatta -si veda la dichiarazione del vertice USA-UE di ieri-, e, cosa comunicativamente molto importante, con alle spalle una rinnovata Carta Atlantica e una NATO ai suoi piedi, in mano (sembrerebbe) britannica.
Ma cosa può mai ‘dire’ a Putin? Di non insistere sulle pretese sul Dombass, ad esempio. Ma qui si è fatta troppa, troppa strada e Putin non può cedere, sia per non perdere la faccia, sia perché una grande parte dell’Ucraina è fortemente filo-russa. E poi, lui come tutti, sa benissimo che se strilli molto nei documenti ufficiali vuol solo dire che non sai che fare o non puoi fare!
Il punto è che Biden cercherà di fare valere il tema dei diritti dell’uomo e in particolare della democrazia, su cui è certamente più credibile di Trump. Ma prima dovrà riuscire a fare dimenticare al mondo la politica di Benjamin Netanyahu, il bombardamento di Gaza, l’alleanza con Mohammed bin Salman (Abs) l’autocrate, questo sì, dell’Arabia Saudita, che piace tanto solo a Matteo Renzi e a Netanyahu.
Il vero problema oggi di Biden è la Cina, che non fa paura dal punto di vista militare, ma da quello economico fa terrore! E lì il gioco dei diritti dell’uomo non funziona: oggi come oggi i cinesi sono contenti e il tema degli Uiguri e, specialmente, quello del Tibet non colpiscono l’opinione pubblica europea e americana. Per di più rischia anche di fare ‘saltare i nervi’ ai cinesi e, una bomba su Taiwan si fa presto a farla cadere per errore.

La mia impressione è che Biden, in realtà, vive troppo nella logica della vecchia cara guerra fredda.
Come fa a conciliare le interferenze in Russia e in Cina con il curioso punto tre della ‘New Atlantic Charter’ (un documento, diciamolo chiaro, da quattro soldi) che le vieta esplicitamente? vale solo per gli USA? Ma lì il punto davvero importante è il quinto, dove si afferma: «we affirm our shared responsibility for maintaining our collective security and international stability and resilience against the full spectrum of modern threats, including cyber threats. We have declared our nuclear deterrents to the defence of NATO and as long as there are nuclear weapons, NATO will remain a nuclear alliance», che al di là dei toni da guerra fredda, dice chiaramente all’Europa di darsi da fare. Già, darsi da fare, ma al seguito di Biden? Draghi, per quel poco che capisco, pensa di no, ma Biden fino a che punto accetterà?
La mia impressione, e se è fondata è un bel problema, è che Biden non abbia minimamente introitatola realtà del fatto che oggi il mondo non è più bipolare, e nemmeno tripolare. E in un mondo del genere, controllare tutto è una illusione, nemmeno una pia illusione.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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