venerdì, dicembre 14

M5S: ‘padre’ sconclusionato, ‘figli’ disorientati Il Movimento, impasto di populismo marcatamente 'psichico', è fatto di adepti e non di attivisti

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Il populismo può assumere molte facce, spesso pericolose, sebbene alcune possano avere qualche fondamento legato ai cambiamenti vertiginosi della società, di fronte ai quali non sempre si è attrezzati. Confesso di considerare quella che si palesa nel M5S la peggiore in assoluto, giacché più di altre possiede qualcosa di marcatamentepsichico‘, che vedo sostanziarsi in una sorta di psicodramma, montato nella testa e nelle emozioni del suo fondatore, libero di agire senza controllo perché il Movimento è fatto di adepti e non di attivisti.

Una differenza non da poco, perché il primo termine non prevede meccanismi di autocorrezione, a cominciare dallo spirito critico, che può prendere i nomi più diversi. In democrazia, ad esempio, si chiama opposizione, ma possono esercitarlo anche esponenti della maggioranza, il che lo rende ancora più credibile, giacché l’autocritica è sovente più sincera della critica. Pare evidente che all’interno del Movimento non siano ammesse né l’una e neppure l’altra, come testimonia il costante spirito epurativo che pervade la vita interna della creatura del ‘duo- consolle’, uno dei quali, come succede nelle dittature sudamericane e asiatiche, si è prolungato nel figlio.

La democrazia si chiama così perché implica vasta partecipazione e possibilità di eccepire, non è il caso del M5S, un incrocio tra Dianetics e i Legionari di Cristo, efficacemente rappresentato dall’Eletto alle primarie dei giorni scorsiLuigi Di Maio-, inamidato nel linguaggio e nell’abbigliamento, come i venditori di polizze vite di una volta.

Il suo curriculum, in una normale azienda, non sfocerebbe in una carica di amministratore delegato. Per la verità neppure quello del candidato, sub judice, in Sicilia, la cui professione fino a poco tempo fa era magazziniere. Niente contro i magazzinieri o i venditori di polizze, ma se si vuole mandare a casa qualcuno che merita pure di andarci, occorre proporre qualcosa di meglio. Non si può cambiare una Cinquecento, nemmeno la più scalcagnata, con un monopattino, neppure se lo vestiamo con un bell’abito carta da zucchero e gli mettiamo la cravatta.

Solo pensare di proporre persone così modeste ci conferma che il M5S parte da un presupposto sbagliato, che finirà per condannarlo all’estinzione, restituendo il Paese all’inquietante compagnia che pensava di mettere all’angolo. Mi riferisco all’idea folle che la presenza di un sistema partitico disastroso autorizzi chiunque a farsi avanti.

Siamo tutti capaci di vedere le falle nel sistema, tutti possiamo toccare con mano quanto la politica sia stata infiltrata da individui inadatti, a cominciare dai leader, nello stesso tempo, però, proprio perché abbiamo chiaro quale può essere la posta in gioco, non possiamo nemmeno prendere in considerazione ulteriori degenerazioni. Un conto è giocare con un municipio, un conto è avere la responsabilità del governo nazionale. Non scherziamo, per favore.

Le primarie dei giorni scorsi sono un campanello d’allarme non solo per il Movimento ma per l’intero Paese. Un candidato praticamente unico, circondato da alcuni sconosciuti, giusto per fare numero, per simulare una competizione inesistente. Questa è la democrazia diretta del M5S, un manipolo di adepti che ratificano decisioni prese da altri. Una commedia, le primarie in questione, dagli echi fantozziani dove è mancato solo un capodanno con l’orchestra del maestro Canello.

Trentuno mila voti. Un esito misero per una concezione della democrazia altrettanto misera, conseguenza di pensieri e azioni strampalati, contraddittori, emotivi, umorali, che determinano continui conflitti all’interno del tessuto umano del Movimento, lacerato da messaggi bipolari e cambiamenti di rotta altrettanto sconclusionati. Un labirinto senza vie d’uscita, perché ciò che è fondato sulla pretesa di un solo uomo sarà travolto dai flutti della sua stessa mente. Quando il ‘padre’, come ama definirsi, si farà in qualche modo da parte (non crediamo spontaneamente), tutto il groviglio di contraddizioni che nel frattempo avrà disseminato, i sentimenti di amore e di odio, fino ad allora tenuti a freno, deflagreranno, mettendo i ‘figli’ gli uni contro gli altri e distruggendo tutto ciò di cui essi si stavano occupando. Lo stesso conflitto Fico-Di Maio, sembra in effetti più freudiano che politico.

Non possiamo pagare in modo così estremo il nostro desiderio di cambiamento, che pure è forte. I partiti tradizionali sono da riformare, ma il terreno su cui si muovono rimane all’interno del recinto democratico. Non c’è nessuna difficoltà a rilevare che gli attori sono penosi, ma il metodo rimane giusto, ed è lo stesso scelto dai padri costituenti, tutelato da norme e figure di garanzia che perlomeno ci fanno dormire la notte. In un sistema democratico come il nostro vi sono regole, applicate magari con la parte sbagliata del corpo e da persone mediocri, ma almeno esistono e sono scritte da qualche parte. Soprattutto sono state elaborate con il concorso di un certo numero di soggetti, diversi dei quali uomini di notevole valore, nulla a che vedere con gli adepti della setta in parola, la cui unica risorsa risiede spesso nella certezza, decisamente psicotica, di avere ragione a prescindere. A somiglianza del ‘padre’.

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