giovedì, Luglio 29

M5S, Grillo – Conte: il balletto continua, ma si intravede la soluzione Ricompare ora uno spiraglio di sereno nel cielo pentastellato. Sereno troppo rapidamente ricomparso per non far pensare che i tuoni erano finti

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Dopo che sullo sfondo corrusco era salita aria di tempesta e di separazione, ci si accorge che, molto probabilmente, nel duetto Conte – Grillo c’era molta trattativa e poche minacce.

Infatti dopo i tuoni e i lampi dello scorso fine settimana, ricompare ora uno spiraglio di sereno nel cielo pentastellato. Sereno troppo rapidamente ricomparso per non far pensare che i tuoni erano finti. Per carità, tutto può accadere, ma comunque si tratta.

Questa è una epoca strana in cui ci si crogiola nel rovesciamento dei valori e cioè c’è del gusto a chi li rovescia di più, a chi dice la cosa più strana e inusitata, che fa balenare la soluzione pazza, così per il gusto di dirla o, più semplicemente, perché ormai si è detto di tutto e la novità assurge sempre e comunque ad un valore.

È il trionfo della ‘notiziocrazia’ e una notizia colpisce –questo insegna l’ABC del giornalismo- quanto più è strana e inusitata.

Ma torniamo a quanto sta accadendo. Alla fine stava passando l’idea che Grillo non servisse più al Movimento e bastasse Conte o comunque un ‘uomo nuovo’, chiunque esso fosse, pure Topolino, o l’Uomo Ragno, o Asterix. Bastava la novità purché fosse paradossale. Ora, pensare i Cinque Stelle senza Grillo è come pensare la Chiesa cattolica senza Papa, il Portogallo senza Ronaldo, il comunismo senza Marx.

È appunto uno stupidaggine che affascina gli animi lievi e superficiali, che fanno corolla ai nostri tempi, proprio per questo malsano senso del paradosso.

Senza Grillo il Movimento, semplicemente, non esisterebbe più e in poco tempo scomparirebbe nel nulla.

Giuseppe Conte è uomo moderato e scaltro, persona intelligente e misurata, si è trovato improvvisamente a gestire un tesoro populista letteralmente dal nulla.

È come se avesse trovato un sacco d’oro davanti l’uscio di casa con dei folletti un poco squinternati -come il suo allievo Alfonso Bonafede– che insistevano per farglielo accettare.

Conte all’inizio ha fatto buon viso a cattivo gioco, si è guardato intorno, ha scrutato i punti cardinali per vedere se era in arrivo qualcuno e poi il sacco d’oro se l’è preso.

Lui cattolico e democristiano ha fatto tesoro (è il caso di dirlo) della parabola evangelica dei talenti e ha fatto fruttare il dono inziale al massimo, facendosi proiettare nei cieli più alti della ‘cratosfera’ e cioè lo spazio del potere, provenendo letteralmente dal nulla, secondo i manuali del movimentismo populista.

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Sull'autore

Giornalista professionista e scrittore. Laureato in Fisica. E’ stato anche deputato della Repubblica.

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