sabato, Aprile 17

M5S: a gonfie vele nel pantano

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Inutile fare i furbi, le cose sono e si vedono. Certo, nessuno ci impedisce di auto ingannarci, è consolante e ci aiuta a sopravvivere, come fa Alessandro Di Battista in versione Wanna Marchi o Bruno Vespa (vedi plastico di Cogne), mettendosi davanti, e non dietro, alla lavagna per spiegare che la colpa è del Pd, ma la realtà è sotto gli occhi di tutti. Chiara e netta.
Ora, lasciamo stare il modo in cui si sono comportati alcuni senatori del Pd, anche questo è sotto gli occhi di tutti, rimane il fatto che il M5S si è sottratto al voto sul Canguro per mettere in difficoltà gli avversari politici, sbattendosene dei diritti civili e puntando sulla tattica, sulla guerriglia parlamentare. Basta un input dalla scatola nera e i circuiti vanno nel pallone. Uno scivolone orrendo chenormalizza il Movimento, oramai un partito come gli altri.
La legge la votavano i senatori non il Governo, ogni senatore doveva agire secondo il merito non secondo le manfrine di bottega. I senatori del M5S hanno scelto di non votare. Punto. Il resto fa parte di quelle porcherie cui assistiamo da anni, che da oggi possono contare su nuovi protagonisti, rivoltosi che non riescono a fare la rivoluzione. Film già visti, minestrine scotte.

All’indomani delle politiche del 2013 mi trovavo a Roma per lavoro, il tassista che mi conduceva in albergo si era messo a parlare del grande exploit del Movimento. Ero tra quelli a cui, pure non avendo votato per i 5S, non sarebbe spiaciuto vederli alla prova nel Governo nazionale. Ma i tassisti sono di un’altra categoria, se ci fosse il Nobel per la profezia vincerebbero a mani basse. Mi ero sbilanciato manifestando la speranza che i nuovi arrivati liberarci della marmaglia che popola la politica italiana. Ma, come dicevo, i tassisti conoscono il mondo meglio degli studiosi, solo barbieri e parrucchiere sono al loro pari. Questa è la sintesi delle dissertazioni del conducente: “Roma ti cattura, assorbe tutto. Prima di questi sono arrivati i leghisti, che volevano annientare Roma ladrona, ma la città li ha fatti fessi, e loro sono diventati peggio di quelli di prima. I grillini faranno la stessa fine, è solo questione di tempo”.
Sapevo che aveva ragione. Speravo avesse torto. Ma i tassisti sono infallibili.
Già al tempo avevo scritto alcuni articoli manifestando le mie perplessità per una catena di comando inquietante, incompatibile anche con l’idea più rozza di democrazia. Difficile, direbbe il comico, insegnare il pudore andando a prostitute.

Ora siamo alla resa dei conti, finita la fase promozionale e quella dei gavettoni, resta il rapporto con la realtà, dove mi pare che il Movimento non riesca a mettere piede, basta guardare come sono messe le cose in alcune Amministrazioni locali dove governa. L’impressione è che i figliocci del duo consolle siano dei fenomeni quando c’è da urlare che gli zerbini non sono perfettamente omogenei o che i condomini non rispettano gli orari per la stesura del bucato e per il conferimento dei rifiuti. Poi, però, quando c’è da prendere in mano la situazione si impastano, come il ragazzo del gruppo che seguivo 40 anni fa. Raccontava di essere un grande chitarrista, di avere suonato con questa o con quell’altra band, ma nessuno ricordava di averlo visto suonare, così un paio di adolescenti, per dirimere la questione, si erano presentati con una chitarra, piazzandogliela in mano. Il seguito è scontato. Non sapeva neppure impugnarla.

Il M5S si avvia a diventare un grande rimpianto, anche per individui come il sottoscritto che, pure con mille diffidenze, un poco ci speravano. La politica e la società italiana avevano bisogno di una scossa e, invece, si ritrovano con una batteria scarica. Un dramma civile, considerata l’infima qualità della politica italiana, che da oggi perde un possibile antidoto, perché quando sulle unioni civili ci si comporta in modo così irresponsabile e adolescenziale, ignorando completamente il merito della disputa, giusto per fare un dispetto al nemico, allora è quasi certo che il soggetto politico che aveva fatto sperare anche gli scettici, in realtà è solo una versione 2.0 della palude nella quale sta affondando il Paese.
Oggi dicono di essere pronti a votare articolo per articolo la legge Cirinnà, ma oramai la verginità è persa, e potrebbe pure arrivare una beffa clamorosa, un salatissimo prezzo politico.

Il Movimento è un nucleo magmatico che rifiuta di condensarsi, privandosi di una base solida e coerente su cui appoggiare il proprio comportamento, per questo continua a oscillare in modo imprevedibile con la logica delle emozioni di una sola persona. Le dinamiche interpersonali che si sono create all’interno di questo raggruppamento innescano molteplici interrogativi, e c’è da ritenere che se non si registreranno segnali di normalità a brevissima scadenza, la parabola discendente del Movimento diventerà velocissima.

L’atteggiamento da sindrome bipolare esibito durante il dibattito sulle unioni civili, non lascia spazio a giudizi benevoli e neppure a tentativi di spiegazione che siano in grado di reperire qualche dignitoso elemento a discarico. I cittadini, direi con un certo sgomento, si si sono trovati di fronte un plotone di orfanelli senza capo né coda, in balia degli umori di un vertice che pare in cerca del colpo a effetto, della ripicca da asilo Mariuccia, piuttosto che del ragionamento sulla sostanza delle questioni. Bambini che rilasciano interviste in cui manifestano certezze incrollabili, che dopo mezz’ora abbandonano senza pudore, persino la regina della bancarella del pesce, che sembrava pronta per il remake di Pierino, ora, persa la baldanza e incassata una parodia dal nemico Matteo Renzi, si arrampica sui vetri per dirci che il re non è nudo, ma semplicemente indossa una tutina color pelle.
Tutto a spese delle persone omosessuali che già devono scontare i riflessi di una struttura socio-culturale oscurantista.

Alla prima vera prova di responsabilità, in cui bisognava saltare a piè pari la logica del calcolo di bottega, i senatori del Movimento, che a inizio legislatura avevano promesso di votare tutto ciò che ritenevano giusto, si sono mostrati, al pari del capocomico, più adatti agli scherzetti. Un gruppo senza bussola, con progettualità a scadenza di un quarto d’ora e una mutevolezza di posizioni imbarazzante, recidiva peraltro, basterebbe ricordare come Beppe Grillo, dopo avere attaccato ferocemente Giorgio Napolitano, uscì insieme a due scudieri dal primo colloquio con l’allora Presidente della Repubblica, quasi con parole di ammirazione per il Capo dello Stato. Un ribaltamento di giudizio sconcertante.

In queste condizioni mi pare velleitario pensare di occuparsi del Paese, forse prima ci si dovrebbe mettere d’accordo con se stessi. Non regge più nemmeno l’alibi della classe politica squalificata e impresentabile, che finora aveva consentito ai 5S di sparare su tutto ciò che si muove.
No, abbiamo già dato, grazie. La certezza di avere il cancro non ci autorizza a inocularci volontariamente il virus dell’Aids.

 

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