giovedì, Settembre 23

M.O., il conflitto si allarga field_506ffb1d3dbe2

0

Airstrikes on Gaza City

Il conflitto israelo-palestinese continua e, mentre la cronaca quotidiana è scandita da un irregolare, ma costante, stillicidio di morti, questa stessa indica che la portata geopolitica della vicenda si estende progressivamente. Partendo dagli eventi all’origine dei recenti sviluppi, va innanzitutto riportata la notizia dell’arresto di 5 palestinesi sospettati dell’omicidio dei tre studenti israeliani trovati morti il 30 giugno, oltre alla conferma che il successivo omicidio di un giovane palestinese sarebbe da imputare ai tre ultranazionalisti israeliani in stato di fermo dalla scorsa settimana. Nel primo caso, la cattura giunge in seguito ad un’operazione dell’esercito israeliano in Cisgiordania, che ha colpito 23 persone tra cui, appunto, cinque residenti di Hebron «legati» ad amās ed indagati per il triplice delitto. Nel secondo caso, invece, il ritrovamento del cellulare del giovane Mohammad Abu Khdeir nella casa di uno dei sospettati ha posto il sigillo all’indagine.

Il conflitto, però, può dirsi ormai esteso all’intera regione. Ieri, le Forze armate dell’Egitto hanno intercettato il lancio di due razzi diretti su Israele provenienti dal SinaiLanci simili, però, giungono anche dai confini settentrionali: ne sono un esempio i razzi lanciati oggi dal Libano, che hanno chiaramente causato una risposta da parte dell’artiglieria israeliana. Ciononostante, per fortuna, una portavoce della polizia israeliana ha escluso, almeno in prima battuta, vittime o danneggiamenti. Ancora nessuna rivendicazione per questi attacchi, mentre giunge invece il comunicato da parte delle Brigate ʿIzz al-Dīn al-Qassām (l’ala militare del movimento islamista palestinese) sull’uso di droni per «missioni speciali» sui cieli israeliani: la notizia è stata confermata anche dall’esercito di Gerusalemme, che ne avrebbe abbattuto uno sopra Ashdod. Si muove anche la diplomazia internazionale: in particolare, è di oggi l’esortazione dell’Unione Europea perché entrambe le parti «si trattengano il più possibile per evitare morti e far tornare la calma». Inoltre, riporta la portavoce Maja KocijancicBruxelles sarebbe in contatto «con fazioni regionali perché facciano quanto possibile per raggiungere un cessate il fuoco immediato».

Quello israelo-palestinese, però, non è ovviamente l’unico conflitto in Medio Oriente. In Siria, infatti, lo Stato Islamico starebbe agendo per eliminare possibili concorrenti tra i movimenti islamisti radicali: a confermarlo, l’uccisione di un leader locale del Fronte al-Nusra presso la città di Deir el-Zor, al confine con l’Iraq e capoluogo di un’importante regione petrolifera. Si combatte anche al confine col Libano, dove sono sette i miliziani di izb Allāh uccisi negli scontri con ribelli sunniti, i quali avrebbero avuto a loro volta almeno 16 perdite. Sono invece sciite le tribù in conflitto col Governo dello Yemen, le quali hanno tuttavia dato segno di voler cercare una distensione dopo la presa di Omran, città a 50 chilometri a nord della capitale San’a’. È invece di cinque morti e nove feriti il bilancio dei combattimenti avvenuti ieri a BengasiLibia, tra Forze di sicurezza e miliziani islamisti. Gli scontri sono avvenuti in seguito all’attacco perpetrato dalle forze anti islamiste dell’ex Generale Khalifa Haftar.

Rimane complessa anche la situazione in Ucraina: oltre al proseguimento del conflitto, le dichiarazioni odierne provenienti da Kiev e da Mosca non lasciano presagire alcun miglioramento. Dalla Russia, il quotidiano ‘Kommersant’ riporta l’intenzione del Cremlino di valutare il possibile «lancio di una rappresaglia mirata» sul Paese vicino dopo che colpi provenienti dal confine hanno ucciso una persona e ferito gravemente altre due nella oblast’ russa di Rostov. In un certo senso, a rispondere è il Presidente ucraino Petro Porošenko, che denuncia la presenza di personale militare russo a fianco dei separatisti, supportati da Mosca anche attraverso la disponibilità di un nuovo sistema missilistico. Sul campo, comunque, continua l’avanzata dell’esercito regolare con la riconquista dell’aeroporto di Luhans’k e nuove perdite tra le file dei ribelli. Le scarse probabilità di giungere ad un effettivo cessate il fuoco hanno così spinto il Cremlino ad invitare fin da subito osservatori Osce nei checkpoint di confine di Donetsk Gukovo.

Proprio la Russia potrebbe determinare l’esito della candidatura della Ministra degli Esteri Federica Mogherini a nuovo Alto Rappresentante degli Affari Esteri dell’Unione Europea. Un gruppo di Paesi dell’Europa centro-orientale (Polonia e Paesi Baltici) accusa infatti la Farnesina di non essere abbastanza ferma nei rapporti col Cremlino. Secondo quanto riportato dal ‘Financial Times’, gli interessi delle aziende italiane in Russia impedirebbero all’Italia di sostenere una linea intransigente. Un apprezzamento all’operato italiano in Europa giunge invece da Parigi: è il Presidente François Hollande ad esprimerlo, riportando come «con il Premier italiano Matteo Renzi [abbia] convinto molti colleghi che bisognava dare priorità alla crescita». Crescita che, sempre per Hollande, in Francia sarebbe tornata, ma in maniera «troppo fragile, troppo esitante»: è quanto affermato nella classica intervista del 14 luglio, in cui ha anche asserito che in questi due anni ha cercato di «porre le basi del risanamento».

Risanamento che, come si sa, è costato ad Hollande un forte calo dei consensi nel corso del tempo. Un problema che non sembra invece toccare la Cancelliera tedesca Angela Merkelche starebbe anzi pensando di lasciare l’incarico nel corso dell’attuale legislatura per evitare possibili sconfitte elettorali dirimenti per il suo futuro politico. La notizia, riportata dal settimanale ‘Der Spiegel’, è stata comunque smentita dall’entourage della Kanzlerin, la quale – a parte i festeggiamenti per la vittoria della nazionale di calcio tedesca ai Mondiali brasiliani – sta ancora attendendo che l’Ambasciata statunitense di Berlino comunichi al suo Governo la partenza del capo locale dei servizi di Washington. Come si ricorderà, si tratta di una misura richiesta dalle autorità tedesche dopo i recenti scandali di spionaggio.

Problemi di consenso anche per il Primo Ministro in pectore della SloveniaMiro Cerar. Problemi che non riguardano tanto l’elettorato, dal momento che il voto di ieri ha assegnato al suo partito il 34,61% delle preferenze. Al contrario, a preannunciare il mancato riconoscimento del futuro Esecutivo è il principale sconfitto, il Partito Democratico Sloveno (SDS, centrodestra), il cui leader Janez Janša è stato arrestato nel giugno 2013 per corruzione: una condanna che il partito definisce politica e che avrebbe condizionato fortemente le elezioni, ritenute perciò illegittime.

Si annuncia invece ‘storico’ il voto che si terrà oggi a York presso il Sinodo generale della Chiesa anglicana: si decide infatti della riforma che darà la possibilità alle donne di accedere alle cariche vescovili. Il voto positivo sembra possibile, al punto che persino l’Arcivescovo di CanterburyJustin Welby, si è dichiarato fiducioso di poter ordinare la prima ‘Vescova’ già entro la fine del prossimo anno.

Potrebbe essere rilevante, qualora fosse concordato, anche il vertice richiesto dal Primo Ministro del Giappone Shinzō Abe ai vertici della Cina. L’incontro potrebbe aver luogo durante la riunione dei leader della Cooperazione Economica Asia-Pacifico (APEC), che si terrà a novembre a Pechino. Nel caso, potrebbe essere un’occasione importante per allentare la tensione creatasi con le recenti diatribe relative al controllo delle isole nel Mar Cinese Orientale. Peraltro, mentre la coalizione di Governo ha perso le elezioni della Prefettura di Shiga apparentemente per la decisione di Abe di porre termine alle restrizioni all’invio dell’esercito all’estero vigenti dal 1945, la Cina si prepara  ad accogliere la sede della Banca per lo Sviluppo dei BRICS nella città di Shanghai. La decisione sarebbe stata confermata dal Consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov nonostante i dubbi degli altri membri in merito ai possibili intrecci fra le attività dell’istituto e gli interessi di Pechino.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->