mercoledì, Ottobre 27

L'uomo, la bestia e la virtù 40

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cane

 

In questi giorni di folle campagna elettorale, dove la forza della ragione appare sempre più vacillare sotto i colpi di una violenza verbale inaudita, una violenza che sembra a influenzare in qualche modo anche la stabilità dell’equilibrio individuale degli italiani, a giudicare dal moltiplicarsi di stragi ed omicidi orrendi, per lo più senza motivazioni apparentemente coerenti anche in una logica strettamente criminale, un solo filo appare indistruttibile.

E’ l’attaccamento morboso di tutti noi ai nostri animali domestici, percepiti sempre di più come i veri depositari di valori che fanno acqua da tutte le parti.

L’amore per il cane e il gatto di casa, membro ormai a pieno titolo di nuclei familiari per lo più disastrati e divisi tra infedeltà e rancori, è il simbolo primario di quanto resta di un’arte, da sempre difficile e impegnativa, quella di stare insieme.

Un tempo il nome più diffuso, assegnato da padri e nonni, al cagnolino domestico era Fido. Oggi questo ingenuo appellativo è totalmente scomparso, superato da vezzeggiativi stucchevoli, come quello degli animali adottati da furbi politici che hanno subito annusato l’aria che tira, o da nomi che normalmente contraddistinguono gli esseri umani, a dimostrazione chiara del salto di qualità compiuto dagli animali.

Paradossalmente, Fido era invece proprio la qualifica ideale per identificare, nel nostro tempo disperato, l’amico che non tradisce, il compagno muto e fedele fino al sacrificio che ha sostituito nella percezione della stragrande maggioranza perfino moglie, genitori e fratelli.

L’amore, e il dolore che trasuda dai social network nel momento in cui termina l’esistenza di uno di questi amici pelosi è di tangibilità evidente nella sua sincerità, ed è difficile nonché ingiusto criticarlo.

Più sconcertanti sono invece altre manifestazioni, come l’affermazione, espressa senza la benchè minima incertezza della maggior parte della gente, riguardo alla superiore importanza di un cane o di un gatto rispetto alla cancellazione della vita umana, anelata e richiesta a gran voce, col sangue agli occhi, per i maltrattatori delle bestie in generale e degli animali domestici in particolare.

Ovviamente quelli dei persecutori di animali sono comportamenti esecrabili, rappresentativi di una sensibilità sempre meno diffusa, una cartina di tornasole difficilmente fallace per individuare il malessere che attraversa la società degli uomini.

Ma è davvero sorprendente che tra tutti gli insulti vergognosi lanciati contro le istituzioni democratiche e i loro rappresentanti da uno dei più violenti contestatori del cosiddetto establishment, quello che ha colpito di più l’opinione pubblica sia stato l’attacco, con tanto di pena di morte espressa come promessa elettorale da mantenere al primo posto tra le vendette politiche, per il cagnetto furbescamente gettato in prima linea da un altro presunto leader popolare.

La minaccia di una nuova piazzale Loreto si esprime oggi per interposta bestiola, non potendo per motivi puramente giudiziari evocare con concreta serietà la ghigliottina per gli avversari politici.

La vivisezione, strumento sicuramente discutibile ma altrettanto sicuramente importante, forse essenziale per ricerche che potrebbero abbreviare i tempi di scoperte essenziali per la medicina, è vista come la più abominevole delle pratiche, superando torture, genocidi e massacri all’ordine del giorno anche nelle terre e nei mari a noi vicinissimi.

Non credo che una madre, o un padre, davanti alla speranza di guarigione da una malattia mortale possa avere dubbi tra il sacrificio di un animale e quello del proprio figlio. Eppure, oggi come oggi, si ha la netta sensazione che questa pratica sia percepita dalle masse né più e né meno alla stregua della pena di morte per i nostri simili.                     

Anzi, a essere sinceri, sono pronto a scommettere che un referendum abrogativo che riguardi la vivisezione raccoglierebbe  più consensi rispetto alla barbarie dell’omicidio legalizzato ancora oggi in vigore in Nazioni che fanno di libertà e democrazia una bandiera da esportare nel mondo, a colpi di cannone.

I mostri generati dal sonno della ragione sono sempre fra noi, e si ingigantiscono sempre di più, purtroppo.

  

 

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