martedì, Maggio 18

Luoghi segreti di Roma field_506ffb1d3dbe2

0

Luoghi segreti di Roma

Costantino D’Orazio, nato a Roma nel 1974, è storico critico d’arte e da oltre quindici anni organizza aperture straordinarie di luoghi d’arte esclusivi, oltre a mostre d’arte contemporanea in siti di valore storico in Italia e all’estero. Egli ha collaborato con vari quotidiani, con Radio 3 e Geo e Geo su Rai 3. Ha anche un sito internet www.c-d-o.it.

Nel suo libro ‘Le chiavi per aprire 99 luoghi segreti di Roma’ Costantino D’Orazio racconta quei luoghi della città di solito non aperti al pubblico, offrendo ai lettori le cosiddette ‘chiavi’, cioè contatti telefonici e mail, per aprirli e vederli direttamente. Il volume non è una classica guida di Roma, ma ci descrive una selezione di palazzi, siti archeologici monumenti antichi dimenticati e mitizzati a causa della loro inaccessibilità. Grazie ad esso anche i tesori più segreti potranno essere svelati. Il libro associa le informazioni storico-artistiche, che vengono presentate in una forma accattivante per il lettore, con suggerimenti dati dall’autore in base alla sua esperienza per la sua attività sulla scena romana. E’ dunque adatto a chi vuole visitare, o semplicemente documentarsi su, i luoghi più famosi, ma anche quelli più intimi privati, ma per questo non meno importanti. Esperienze che sembrerebbero per pochi privilegiati, grazie a questo libro, unico nel suo genere, diventano alla portata di tutti.

Nell’ebook ‘La Roma segreta del film La Grande Bellezza’ sono protagoniste le scenografie interne e esterne che riguardano la Città Eterna nell’opera di Sorrentino. Il regista ci ha presentato i monumenti di questa metropoli nelle loro caratteristiche più nascoste e D’Orazio ricostruisce anche gli spazi ‘impossibili’ ricreati nel film, nel quale spesso vari palazzi, molto distanti fra loro, vengono fusi nella stessa inquadratura creando un fittizio collegamento che non sussiste nella realtà. Costantino D’Orazio ce li descrive indicando la scena del film dal quale sono tratti, non dimenticando di fornirci le notizie storiche e artistiche relative, in una sorta di viaggio alla scoperta dei luoghi presentati nella pellicola facendo diventare la città protagonista di primo piano rispetto ai personaggi del film. Un libro ricco di curiosità, che ci fa vedere Roma con occhi diversi, adatto anche a chi vuole rivivere gli spazi del celebre film, facendoci assaporare la Grande Bellezza della città in contrasto con la brutalità e la volgarità della gente che viene descritta da Sorrentino. Come ne ‘La Grande Bellezza’ Stefano è l’accompagnatore dell’esplorazione notturna del protagonista Jep Gambardella e di Ramona nelle dimore della Capitale, essendo il detentore delle chiavi dei più bei palazzi di Roma perché amico delle principesse che ancora li abitano, qui è l’autore a condurci negli stessi luoghi della città, protagonisti del giro dei due amanti. È anche una guida sentimentale della città, protagonista assoluta attraverso le immagini del film. Una città dove la bellezza è in ogni angolo e anche dove meno ce l’aspettiamo. Questa è l’intervista all’autore.

 

Cosa l’ha spinta a scrivere il libro ‘Le chiavi per aprire 99 luoghi segreti di Roma’?

In realtà per me è stato come chiudere un cerchio e aprirne un altro, sostanzialmente perché io, subito dopo la laurea in storia dell’arte, ho deciso di non fare attività accademica, quindi di non occuparmi di ricerca all’interno dell’università e come molti miei colleghi ho cominciato a fare visite guidate a Roma, essendo uno storico dell’arte di Roma. Mi sono accorto però che nella città il mercato era abbastanza saturo e allora, per distinguermi e per cercare anche di entrare nell’interesse degli appassionati, mi sono specializzato fin da subito nell’apertura di luoghi chiusi: palazzi privati, sotterranei e tutta una serie di luoghi che si potevano visitare soltanto con il permesso che le persone non sapevano come ottenere. Io sono andato a parlare, ho bussato alle porte, ho corteggiato le varie principesse così da riuscire ad ottenere questi accessi. Dopo quindici anni di questa attività che ora ho deciso di rallentare, ho messo a disposizione tutta una serie di informazioni, o almeno gran parte di queste informazioni, al pubblico degli appassionati facendo in modo che potessero entrare in questi luoghi senza la necessità di venire con me, ma anche da soli. È nata così questa idea di scrivere questo libro che poi, devo dire la verità, è stato abbastanza veloce perché lo proposi all’editore Palombi nel settembre 2010 e a dicembre era già in libreria. Per me è stato come chiudere una fase della mia vita, nella quale mi sono dedicato fisicamente ad aprire questi luoghi, e cominciare una fase nella quale li apro virtualmente attraverso le pagine del libro.

Come ha scelto questi 99 luoghi normalmente non accessibili al pubblico di Roma?

Prima di tutto sono i luoghi più interessanti e più belli che ci sono a Roma. Ho fatto comunque una selezione, basandomi sul fatto che chi entra in questi posti rimane stupito dalla bellezza, dal fascino, dalle immagini che vede. Ho evitato luoghi che magari sono interessanti soprattutto per gli esperti come gli archeologi, dove c’è poco da vedere, e quindi sono luoghi che piacciono anche ai semplici appassionati e non agli esperti. Dall’altra parte ho anche preso in considerazione luoghi che sono organizzati per accogliere visitatori che non sono necessariamente amici perché, per esempio, nei palazzi privati si può entrare solo se si è amici dei proprietari. Ci sono, invece, dei palazzi organizzati con una segreteria o hanno del personale addetto ad accogliere e rispondere al telefono, anche per persone che non si conoscono, e ammetterli alla visita dei saloni affrescati.

Perché proprio 99 luoghi e non 100?

Quando ho pensato questo libro ho dovuto confessare che era assolutamente impossibile raccogliere tutti i luoghi segreti di Roma perché sono molti di più, perché nemmeno 1999 sarebbe stato un numero sufficiente. Allora ho deciso di mettere un numero indefinito, non è un numero tondo, non è neanche un numero chiuso, prevede il centesimo, che comprende tutti quegli altri che non ho potuto inserire, ma che ci sono.

Qual è il luogo fra questi da lei prediletto?

Ce ne è uno che è stato il mio cavallo di battaglia, che mi piace molto e che tutt’ora è un luogo interessante: la Meridiana di Augusto. È il mio preferito perché è l’unico posto di Roma ancora presente nel luogo in cui fu realizzato non soltanto del marmo del I secolo, ma soprattutto del bronzo. La Meridiana di Augusto è collocata ad 8 metri di profondità sotto un palazzo in Via di Campo Marzio n. 48 ed è un frammento del grande orologio solare che Augusto aveva costruito nel Campo Marzio, nella quale tutti i meridiani, simboli zodiacali e le scritte relative ai fenomeni atmosferici erano realizzate in bronzo. Sappiamo benissimo che il bronzo antico è scomparso perché a partire dal Rinascimento venne fuso dai papi per costruire cannoni, o altre attrezzature, invece qui lo abbiamo e non soltanto è quello originale, ma è anche proprio nel luogo dove fu collocato. È per questo molto affascinante.

Ce ne è uno che ha procurato particolare difficoltà nella descrizione del libro e quello per il quale è stato più difficile ottenere l’apertura al pubblico?

Devo dire la verità: per quanto riguarda la descrizione grandi difficoltà non ci sono state. Quello che ho fatto è scrivere schede che non sono semplici descrizioni, ma strutturate in modo da allargare l’orizzonte affrontando degli argomenti di storia dell’arte più ampi. Per esempio quando mi sono trovato a raccontare alcune volte di Roma, da quella della Galleria di Palazzo Farnese affrescata dai Carracci, o la volta di Pietro da Cortona all’interno di Palazzo Pamphilj, o quella di Michelangelo nella Cappella Sistina, che ho spiegato che si può visitare privatamente, cercavo di costruire uno spazio per ricostruire la storia della pittura tra Rinascimento e Barocco perché confrontando queste tre volte si può leggere come si è evoluta la pittura dal Manierismo fino al Barocco. Sono descrizioni ampie, in cui mi diverto anche ad offrire delle chiavi di lettura storico-artistiche ulteriori rispetto al singolo luogo o la singola immagine. Per quanto riguarda le aperture tutte quelle che sono indicate lì sono possibili, autorizzate e non c’è particolare difficoltà. Un luogo forse più degli altri ambito e più difficile da vedere oggi è la Villa Albani perché si può telefonare, ci si mette in una lista e la visita si può fare soltanto quando il proprietario, principe Torlonia, ha deciso di aprire e allora si viene richiamati per andare lì il giorno successivo. È quindi un po’ imprevedibile questa visita e possibile a chi ha una agenda personale e quotidiana abbastanza flessibile.

La famosa ‘serratura’ a Piazza S. Maria del Priorato è un punto di osservazione per i turisti che lei mette in relazione con la piazza piranesiana e con un rito romano (quello dell’armilustrium) che vi si svolgeva. C’è un capovolgimento di prospettiva, ce ne parla meglio?

Da un certo punto di vista ho voluto descrivere quel luogo, mettendolo in copertina nel libro, perché è l’emblema del portone e tutti i turisti romani vanno a vedere, che effettivamente nasconde una magia. Nessuno però sa che si può effettivamente svelare perché dentro quel portone si può entrare. Lì mi sono messo a raccontare non soltanto, ovviamente, di quel portone, ma anche di come è nata quell’unica opera che Piranesi abbia mai potuto realizzare in quanto architetto. Lì si è creato questo strano corto circuito perché in epoca romana il luogo è sempre stato devoto all’arte della guerra, ma soprattutto al rito dell’armilustrium, durante il quale l’esercito romano lavava le armi dal sangue dei nemici prima di prepararsi al periodo invernale, quando le guerre si fermavano e si preparavano le successive allenandosi. Le armi sono state per diversi secoli anche gli strumenti di lavoro dei Cavalieri di Malta, che nascono come ordine ospedaliero, ma poi diventano difensori della religione cristiana nel Mediterraneo nei confronti della minaccia turca e musulmana. Per questo Piranesi ha esaltato il tema delle armi: da una parte ricordando quelle antiche dei Romani e dall’altra quelle dei Cavalieri di Malta.

Lei organizza periodicamente alcune visite ai 99 luoghi segreti contenuti nel libro. Qual è la partecipazione dei romani e dei turisti italiani e stranieri a questi eventi?

Per quanto riguarda le mie visite sono soltanto in italiano, quindi ci sono fondamentalmente soltanto italiani. Esse sono a titolo gratuito una volta al mese, pur non riuscendo a farle tutti i mesi; per coloro che hanno comprato il libro che si possono iscrivere sul sito www.99luoghisegreti.it e io lì li informo dei vari appuntamenti che organizzo quando riesco. La partecipazione è sempre alta perché gli italiani sono i primi a desiderare di conoscere il proprio Paese in profondità. Sarebbe anche questo un mercato che potrebbe essere molto più valorizzato.

I proventi della vendita del libro sono tali da coprire anche le spese delle visite o è un modo promozionale?

No, è soltanto un modo promozionale. Non ci sono grandi proventi dalla vendita del libro.

La Roma di D’Orazio è una Roma intima, riservata, infine inaccessibile?

No, inaccessibile no, semmai sarà il contrario. A me piace proprio il fatto di essere colui che rende accessibile qualsiasi luogo perché in realtà non esiste luogo che non lo sia. Come fu per me all’inizio, vent’anni fa, quando iniziai e non mi conosceva nessuno, fu necessario coltivare delle amicizie per poi poter accedere a questi luoghi, ma non esiste luogo che non sia accessibile.

L’idea è quella di far scoprire una Roma intima, un livello ulteriore che di solito non si scorge al di sotto della superficie ‘evidente’ allo stereotipo turistico e culturale?

Certo, assolutamente sì. È quello che Roma dovrebbe fare, non soltanto attraverso i miei libri, ma in modo sistematico perché solo in questo modo si favorisce il ritorno dei turisti nella città, che ora arrivano solo due giorni e poi se ne vanno.

Nel libro ‘La Roma segreta del film La Grande Bellezza’ lei riporta i luoghi dove è stato girato il film di Sorrentino. Pensa che Roma possa guadagnare maggiore prestigio internazionale ed essere ancora più visitata dai turisti dopo l’Oscar dato al film?

Non penso che si tratti di una questione di prestigio perché Roma questo ce l’ha da secoli. Sicuramente si tratta della possibilità che la città torni ad essere un nuovo oggetto del desiderio da parte di turisti, anche dopo che si è venuti una prima volta, e si è visto il Colosseo, il Vaticano e poi si torna via, mentre grazie al film si capisce che ci sono molti più luoghi affascinanti e meravigliosi che vale la pena visitare tornando a Roma.

Qual è la scena del film di Sorrentino che ama di più?

È una sequenza, ossia una scena unica ma divisa in tanti set, che è sicuramente la passeggiata notturna che Jep Gambardella e Ramona fanno utilizzando le chiavi che Stefano tiene nella sua borsa, quelle che aprono i palazzi delle principesse. È la scena in cui Roma viene esaltata di più nella sua bellezza nascosta.

Nel libro ‘La Roma segreta del film La Grande Bellezza’ lei afferma che spesso Sorrentino non si sofferma sui monumenti più famosi di Roma, ma ne dà un’altra interpretazione scenografica per descrivere la scena. Ci può spiegare meglio questa sua affermazione facendo riferimento al film.

Secondo me Paolo Sorrentino non ha voluto cadere nel clichè della Roma da cartolina, come era stato, purtroppo, per Woody Allen. Sorrentino cerca di guardare Roma dal ‘buco della serratura’, e non soltanto quello dei Cavalieri di Malta, che pure è presente nel film, perché è una Città Eterna in cui i monumenti importanti sono solo sfiorati. Ci servono a fare contesto, ma poi si entra dentro una dimensione che è sconosciuta alla maggior parte delle persone e lì Roma acquista il suo fascino, la sua vera bellezza.

Quale ambientazione del film riguardante Roma ritiene che dia un’immagine della città più verosimile?

È strano parlare di verosimile per un film come ‘La Grande Bellezza’, ma forse la passeggiata lungo i muraglioni del Tevere.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->