mercoledì, Ottobre 27

Luoghi poco comuni, da 'pensare' in grande 40

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Sembra che Ostia antica, perla poco valorizzata dell’immenso patrimonio archeologico italiano, fosse molto più grande di quanto si sia ritenuto finora. Uno studio realizzato dalla Sovrintendenza di Roma, coadiuvata e corroborata da studiosi stranieri, per la precisione inglesi della University of Southampton-British school at Rome e della University of Cambridge, dimostra che il fiume Tevere non era il limite nord della città ma la attraversava tagliandola in due.

Dunque, una vera città, con magazzini, torri, mura e quanto caratterizza un insediamento di notevoli dimensioni.

Una bella notizia per la Storia e l’Archeologia, certo. Un problema in più per le esigue risorse del Comune di Roma, che vede aumentare ancora il capitolo delle ricchezze inestimabili da gestire e, in questo caso, anche da riportare alla luce con lavori sicuramente molto dispendiosi.

Facciamo, però, finta, per una volta, di non essere in Italia, topos unico al mondo, facciamo anche finta che sia vero il luogo comune da tutti conosciuto che da noi si potrebbe campare, e bene, di solo turismo, sfruttando clima, Storia e Geografia impareggiabili. Sarà un luogo comune, ma certamente che il nostro patrimonio sia sfruttato in percentuale vergognosamente minima  è una realtà sotto gli occhi di tutti, senza bisogno di ricordare il caso Pompei per carità di patria, tanto per dire.

Un’altra notizia apparsa sui giornali ci dice che ben difficilmente la famigerata Costa Concordia sarà demolita nel porto di Civitavecchia, che ha avanzato alla Costa Crociere una richiesta di 200 milioni di dollari contro gli 80 di Genova e Piombino, ma soprattutto contro i 40 milioni offerti da un porto sito in Turchia.
E in Turchia, a quanto pare, da 25 anni a questa parte si effettuano gli smantellamenti delle nostre navi militari, proprio per la favorevole combinazione tra distanze da coprire e costi di gestione offerti.

Qual è il nesso tra queste due notizie?

Torniamo sul litorale romano, e analizziamo più da vicino l’attuale realtà di Ostia. A una ventina di chilometri da Roma, collegata da ben tre strade di grande scorrimento come l’autostrada per Fiumicino, la via Cristoforo Colombo e la vecchia via del Mare, servita da una delle poche metropolitane progettate e realizzate con una certa tempestività negli anni cinquanta, Ostia vanta un mare più che accettabilmente pulito grazie all’uso di ottimi depuratori e una spiaggia ampia come poche in Italia.
Conta su stabilimenti balneari storici e di nuova costruzione di ottimo livello, dotati quasi tutti di ristorante e piscina, che coprono la richiesta di tutte le fasce di reddito.

Di Ostia antica a due passi abbiamo già parlato, la cittadina è gradevole, con esempi di architettura liberty, palazzine e villini, degni di nota, la bellissima pineta di Castelfusano, parzialmente riserva del Presidente della Repubblica, alle spalle.

Eppure Ostia rimane, nell’immaginario collettivo e in parte nella realtà, quella dei film di Pier PaoloPasolini e dei fratelli Citti, un luogo tutt’altro che chic, classificata come da evitare dai romani eleganti e non considerata dai turisti stranieri. Perché?

Perché il lungomare di Ostia sembra un autostrada, che ispira terrore alla sola idea di attraversarla a piedi, cosa peraltro evidentemente necessaria per raggiungere le spiagge.

Perché gli stabilimenti non hanno minimamente recepito la lezione degli imprenditori romagnoli e marchigiani, che offrono ogni anno a centinaia di migliaia di tedeschi, svedesi, danesi eccetera eccetera delle vacanze super attrezzate e, soprattutto, a ottimi prezzi.

Il sogno della Croisette di Cannes,  della Promenade des Anglais di Nizza o anche della meravigliosa passeggiata di Spalato e di quasi tutte le stazioni balneari della Liguria o del Veneto, si infrange sulla brulla striscia d’asfalto tormentata dal sole del lungomare intitolato, chissà perché, allo studioso quattrocentesco fiorentino Paolo Del Pozzo Toscanelli.

Mi risulta poi che il nuovo porto turistico di Roma, sito appunto tra Ostia e Fiumicino, sia bello e moderno, ma carissimo. Dunque, è evidente che si persista, da parte delle ottuse autorità locali e nazionali, nell’atteggiamento miope e meschino che blocca l’avvio di una politica di sinergie controllate, l’unica che potrebbe fare del litorale romano e di tutto il centro-sud italiano la risorsa numero uno per il Paese.

E’ l’uovo di Colombo, direte voi. Già, proprio così. Basta pensare un po’ in grande, una volta tanto.         

 

 

 

 

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