venerdì, Ottobre 22

Luoghi e non-luoghi del teatro Excursus nello ‘spazio teatrale’: i luoghi del teatro nel '900

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Come abbiamo avuto modo di vedere, l’attività teatrale dopo circa un millennio, di peripezie, crolli di Imperi, incomprensioni con l’autorità Ecclesiastica, guerre, carestie ed epidemie ‘mette su casa’. Casa che trova in Italia, nei così detti ‘Teatri all’Italiana’ per l’appunto. Nel resto del Vecchio Continente, spazi chiusi, costruiti in muratura, destinati specificatamente all’esercizio dell’attività teatrale, ancora non si erano affermati. Per dirla in breve, volendone tratteggiare gli aspetti salienti, i ‘Teatri all’Italiana’, sono quelli caratterizzati da una pianta di platea a forma di ellisse con lo sviluppo sulle pareti di svariati ordini di palchi. Forma di costruzione che ben presto vedrà il suo affermarsi per il resto d’Europa. Vedi i Teatri edificati in tal guisa in Francia e Austria ad esempio.

Da tenere presente anche, che dal ‘600 in poi, con l’affermarsi delmelodramma’, genere assolutamente innovativo e tutto italiano, il successo di questi, anche sotto un profilo economico, fu di grande stimolo e impulso per l’edificazione di nuovi Teatri. Nella costruzione dei quali, dovettero essere tenuti ben presenti, non solo gli aspetti delle problematiche ‘visive’ connesse alla Prosa, ma anche una particolare cura inerente all’acustica per il melodramma.

L’attività teatrale, per come si era data assetto nel suo svolgersi, con platea, differenti ordini di palchi, che all’epoca potevano anche essere acquistati dai privati, con l’andare del tempo finì nell’occhio della polemica sociologica e politica. Ciò venne a determinarsi in maniera sempre più graffiante dall’inizio del xx° secolo con la nascita delle Avanguadie Artistiche in generale, e teatrali in particolare.

Questi Teatri, è bene ricordarlo almeno da noi, fecero in più occasioni da vera e propria cassa di risonanza di manifestazioni di propaganda, favorevoli alle istanze Risorgimentali. A sostegno delle quali, si schierò più di un componente della comunità teatrale dell’epoca. Un nome per tutti, l’attrice Adelaide Ristori. Questo però non li esonerò dalle critiche.

La messa in discussione delTeatro dalle poltrone di velluto rosso’, sarà oggetto di contestazione che prenderà le mosse da quanto si ritiene sotteso alla sua stessa concezione. Gli ordinamenti economici, sociali e istituzionali, erano in estremo sommovimento, e i Teatri rimanevano divisi in palchi e platee.

La critica di matrice politica e quella di una delle nascenti discipline del xx° secolo, la Sociologia, leggevano, nella divisioni di spazi nei Teatri, così concepiti, una delle plastiche affermazioni delle differenze delle classi sociali. Differenze giocate tutte a favore della classe emergente dell’epoca, la borghesia.

Per l’ironia che i fatti della Storia portano con se, nelle sale di Teatro avvennero dei veri e propri ‘ribaltoni’. La platea, destinata alle classi popolari, divenne gradualmente luogo di incontro, per scambi di relazioni, e affermazione del proprio prestigio, della classe borghese. Gli ordini di palchi desinati agli studenti, ai meno abbienti, e a qualche rappresentante di famiglie blasonate.
Si riproduceva, quello che ad esempio era urbanisticamente diffuso, Palazzi Nobiliari accanto a bottegucce e case del ‘popolino’.
La classe emergente anche in questo modo coronava il bisogno di visibilità.
Quanto detto, per tenere presente l’utilizzo di certe chiavi di lettura per alcuni aspetti dei fenomeni. Prendendo il punto di vista, strettamente teatrale, quello dei registi impegnati, interpreti particolarmente consapevoli, gruppi e compagnie, le cose andavano ad assumere ulteriori contorni.

Gradualmente si cominciò ad affermare più che il concetto la sensibilità artistica secondo la quale per fare del Teatro, bisognava negarlo e uscire da esso. Il luogo teatrale, che era stato scelto per l’evento, diventava in questa visione elemento costitutivo, essenziale, e caratterizzante di quella che un tempo veniva definitascrittura scenica’.

Il Teatro aveva bisogno di queste scosse. Senza di esse, senza almeno una parte dei teatranti, quella più consapevole, la scena italiana sarebbe rimasta, con i fondali dipinti, e una recitazione da ‘tromboni’ ottocenteschi.

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