lunedì, Settembre 20

L’università perfetta, tra burrasche web e nuovi guru La crisi della formazione tradizionale: costi bassi, non professori ma imprenditori e nuovi guru in cattedra

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«Questo è il momento della verità: è qui che si distinguono gli uomini dai buffoni» disse George Clooney nei panni di Billy Tyne, capitano del peschereccio nel film ‘La tempesta perfetta‘, prima di decidere con il suo equipaggio se affrontare l’uragano, salvando il pescato o scappare per salvarsi la vita.
Un dilemma che sembra dover affrontare anche il prestigioso sistema universitario americano: adeguarsi all’innovazione o restare fermi al palo del circuito tradizionale?

Una delle facce della rivoluzione del sistema educativo internazionale si chiama Minerva e vive a San Francisco.
I migliori college e università degli Stati Uniti arrancano di fronte alla nuova e competitiva ‘Dea della Saggezza’, che Ben Nelson, imprenditore poco più che quarantenne, ha creato come start up nel 2012.
Uno dei tanti esempi di rivoluzione in ambito educativo.

La crisi della formazione tradizionale parte da questo modello: una formazione di alto livello, ma a metà prezzo rispetto agli istituti di buonissima reputazione e di fama internazionale presenti negli Stati Uniti.

Mentre Harvard, una delle università più selettive, rivela uno dei tassi di ammissione più bassi del secolo, con il 5,2 per cento e 39mila iscrizioni per la classe 2020, Yale si attesta al 6,3 per cento e Stanford, al di fuori del circuito della Ivy League, accetta solo il 4,7 per cento delle domande.
Tutta la Ivy League (le migliori università Usa) educativa è in corto circuito. È l’inizio della fine dei campioni formativi tradizionali?
Secondo noi è giunto il momento. La minaccia di corsi professionali e online, che vengono direttamente elargiti dalle grandi imprese tecnologiche, principalmente quelle di Silicon Valley, spaventa i dinosauri universitari.

Harvard e Stanford sono ad oggi, le uniche che ancora offrono MBA (Master in Business Administration) della durata di due anni. Tutte le altre università del mondo propongono MBA di un anno, con grande risparmio di soldi e di tempo.
Modelli considerati ormai obsoleti vengono messi in discussione, partendo direttamente dall’esperienza di campo di quegli imprenditori, che sono in prima linea nei vari settori legati alla tecnologia.
I grandi guru di questo secolo non sono più i professori alla Peter Drucker!
Punti di riferimento importantissimi diventano grandi imprenditori come Elon Musk, Mark Andersen, che hanno 15 milioni di follower, Mark Zuckerberg o George Breen.
Grandi innovatori, che hanno creato business di successo e che disintermediando attraverso Twitter riescono a dispensare conoscenza ed esperienza che i professori non sono più in grado di elargire, perché sono più distanti dalla linea del fuoco.

Il business si sviluppa in trincea, nelle start up ed è molto technology intensive, è molto real timecon i social media che danno la possibilità di diffondere questa conoscenza in modo immediato.
I professori non conoscono lo sviluppo delle forze distruttive del business tradizionale, che si chiamano artificial intelligence, machine learning, sharing economy, fintech, biotech, treaty printing e dunque internet of things, e non riescono a stare al passo.

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